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04 agosto 2012

Bolt, che paradosso: più veloce di Carl Lewis, ma lo insegue

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Usain Bolt insegue il secondo oro olimpico nei 100m: impresa riuscita finora solo a Carl Lewis

Il cronometro dice che è l'uomo più veloce del mondo. Eppure, finché non bisserà l'oro olimpico di Pechino, non sarà ritenuto all'altezza dell'americano, capace di vincere i 100m per due Olimpiadi di fila. Nonostante Bolt l'abbia staccato di oltre 2 metri

di Vanni Spinella

“Se riunite cento persone e domandate loro chi è il miglior cestista del mondo, il miglior calciatore o il miglior giocatore di cricket, è improbabile che rispondano nello stesso modo. Ma chiedete a uno qualunque: Chi è il miglior sprinter del mondo? La risposta sarà una sola: Usain Bolt. Perché? Perché è quello che dice il cronometro. Non ci possono essere discussioni. Nel libro dei record sta scritto che sui 100 metri piani, l’autentica unità di misura della velocità umana, io sono l’individuo più rapido che sia mai esistito” (da "Questo sono io" di Usain Bolt, ed. Baldini&Castoldi).

Inizia così, con una dimostrazione “scientifica” della propria superiorità, l’autobiografia di quello che si candida ad essere il più grande velocista della storia.
Ma se per computer e cronometri lui è già il numero uno, per diventare leggenda anche agli occhi del popolo – che ragiona più con il cuore che con la testa – gli manca solo una medaglia d’oro a Londra.
Allora sì, che anche per la gente potrebbe salire sul podio dei miti accanto all’irraggiungibile Carl Lewis (due ori olimpici consecutivi nei 100, a Los Angeles 1984 e a Seoul 1988), nonostante in pista gli abbia già dato 2,32 metri di distacco. Tale è infatti la distanza che separerebbe i due campioni se potessimo affiancarli in corsia, Lewis con il suo 9’’92 ottenuto a Seoul e Bolt con il suo strabiliante 9’’69 di Pechino, tra l’altro migliorato un anno dopo ai mondiali di Berlino.

Così, come a Leo Messi serve un titolo Mondiale con la casacca argentina per poter essere anche solo accostato al Diego (nonostante, numeri alla mano, i suoi record li abbia già stracciati tutti ad appena 25 anni), al povero Bolt non basta l’etichetta di “uomo più veloce mai venuto al mondo”: la gente vuole il bis, sul tartan di Londra, e solo allora gli concederà l’immortalità sportiva che il vecchio Carl si è già conquistato, pur non essendo il più veloce di sempre.
Da quel tempone di Seoul, che valse a Carl Lewis il secondo oro olimpico consecutivo dopo quello di Los Angeles ’84 (con cronometro fermato su 9’’99), il record dell’americano è stato battuto quattro volte ai Giochi: dal canadese Donovan Bailey (9’’84) vincitore ad Atlanta, da Maurice Greene (9’’87) a Sydney, da Justin Gatlin (9’’85) ad Atene, fino all’exploit di Bolt. Tutti fenomeni ai quali il giamaicano avrebbe dato oltre un metro e mezzo di distacco all’arrivo, immaginandoli sempre tutti in pista insieme. Eppure, si diceva, nell’immaginario collettivo è rimasto Carl Lewis.

Forse anche per il fatto di aver definitivamente consacrato la velocità come affare per sprinter di colore: l’ultimo bianco a trionfare alle Olimpiadi fu l’inglese Allan Wells, con 10’’25. Era il 1980: Bolt, avesse potuto corrergli accanto, l’avrebbe staccato di 5,46 metri. Prima di lui, il sovietico Borzov (10’’14 a Monaco 1972) e, andando ancora più indietro con la memoria, erano bianchi anche il tedesco Armin Hary (10’’32 a Roma 1960) e gli americani Bobby Joe Morrow (10’’62 nel 1956) e Lindy Remigino (10’’79 nel 1952: Bolt gli avrebbe dato 10 metri), per non stare a scomodare i vincitori delle prime 8 edizioni, quasi un’altra era.

Curioso constatare anche come, nella storia olimpica dei 100 metri, ci siano diversi tempi ricorrenti: il 10’’80 è stato registrato da ben 4 vincitori (Reggie Walker, Ralph Craig e Charles Paddok nelle tre edizioni a cavallo tra 1908 e 1920, e poi da Percy Williams nel 1928), ma quelli erano anni in cui il cronometro era manuale, mentre fermarono il tempo sul 10’’38 sia Eddie Tolan (Los Angeles 1932) che Jessie Owens, quattro anni dopo a Berlino.
E nonostante i progressi della velocità umana non si facciano imprigionare in una semplice funzione lineare (in alcune edizioni sono stati registrati tempi superiori a quelli dei Giochi precedenti), Bolt crede fermamente nella proporzionalità diretta tra la sua maturità e i suoi record: “i 9’’40 sono nelle mie corde – annuncia nel suo libro – Non si può essere certi del quando e del dove, ma è nelle competizioni più importanti che prendo la faccenda sul serio, perciò le Olimpiadi di Londra sono l’occasione in cui probabilmente accadrà”.
Affiancato Lewis, di cui è già più veloce, non gli resterà che vincere anche a Rio 2016, per superare sia Carl che il paradosso in cui si trova impelagato: non essere il migliore nonostante sia il migliore. Ma forse stiamo correndo troppo, con la fantasia.

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