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06 agosto 2012

Kazakistan, popolo di sollevatori che gonfia il medagliere

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Categoria 94 kg, ecco Ilya Ilyin, uno dei 4 ori nel sollevamento pesi conquistati dal Kazakistan

Sei medaglie, ma tutte d'oro: è la "favola" del Kazakistan, che nel medagliere olimpico tallona l'Italia. Grande 9 volte il nostro Paese ha 16 milioni di abitanti (contro 60): vuol dire un campione olimpico ogni 2,6 milioni...

di Vanni Spinella

Tallonati dal Kazakistan, chi l’avrebbe mai detto. Nel medagliere olimpico, punto di riferimento per chi compila classifiche e statistiche, se volgiamo lo sguardo in alto vediamo nazioni irraggiungibili come Stati Uniti, Cina e Gran Bretagna, ma è alle spalle che dobbiamo iniziare a guardarci.
Non si può neanche dire che stia arrivando a fari spenti, il Kazakistan, dato che la sua bacheca riluccica d’oro: 6 medaglie, e tutte del metallo più prezioso. Sei ori come l’Italia, che al momento resta un gradino più in alto in virtù dei suoi argenti e bronzi.

Oro più denso - Vedendola da un altro punto di vista, il principio del medagliere può sembrare ingiusto. Le nostre 14 medaglie dovrebbero essere sufficienti a scavare un abisso tra noi e i kazaki, e invece loro ci stanno con il fiato sul collo, dal momento che il numero degli ori è la prima voce che si consulta per stilare la classifica. Facciamocene una ragione.
Anche perché i kazaki hanno dalla loro il rapporto abitanti/medaglie. Vivono in un Paese che ha una superficie di 2.724.900 kmq (praticamente 9 volte l’Italia) ma sono appena in 16.600.000, contro i nostri 60 milioni di abitanti.
Tradotto in termini di densità, significa che riescono a tirare fuori un campione olimpico ogni 2 milioni e mezzo di abitanti circa, mentre da noi c’è una medaglia d’oro ogni 10 milioni di italiani. Chi è che merita di stare davanti, adesso?

Vincere, non partecipare - Sei medaglie sei, e tutte d’oro: il Kazakistan non si limita a partecipare, ma vince. Alla faccia di De Coubertin. O l’eccellenza o nulla, il loro motto. Al contrario, noi italiani riusciamo ad assaporare anche la gioia di salire sui gradini più bassi del podio. Nel fioretto femminile individuale l’abbiamo addirittura occupato per intero: non è mica colpa nostra se non possono vincere in tre!

Popolo di sollevatori - Ci siamo riscoperti popolo di santi, poeti, navigatori (grazie a Molmenti e al duo Sartori-Battisti), ma soprattutto schermidori. Delle nostre 14 medaglie, ben 7 vengono dalla scherma e 3 sono d’oro (sulle 6 totali).
Potremmo conquistare il mondo, fioretto in mano. Magari lasciando stare il Kazakistan: loro, su 6 ori, ne contano addirittura 4 nel sollevamento pesi. Un popolo di sollevatori, insomma, con Ilya Ilyin in testa (categoria 94 chili: meglio non disturbarlo) e tre donne a dominare le loro categorie.
Come disse una volta un famoso italiano: “Datemi un punto d’appoggio e un kazako, e vi solleverò il mondo”.

C'è chi attacca e chi scappa - Fioretti, spade e sciabole, si diceva. Ma ce la caviamo anche con arco e frecce, carabina e pistola. Sembreremmo un popolo nato per attaccare, a dispetto di tutti quei luoghi comuni sulla nostra filosofia calcistica.
L’esatto contrario del Kazakistan: loro, oltre a sollevare, sono abilissimi nel darsela a gambe. Come ha fatto la dolcissima Olga Rypakova, un angelo di 62 kg (alta 1.83, quindi magrissima) che in tre balzi ha dimostrato di non avere rivali nel salto triplo.
O come il celebre Vinokourov, il ciclista che dopo le peripezie in maglia Astana (squalifica per doping al Tour 2007) è tornato a vincere, anche alle Olimpiadi. Alla sua maniera: prendendo il largo da tutti gli altri. O scappando, se preferite.

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