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06 agosto 2012

Baldini-Cassarà, amici-nemici riuniti dalla corsa all'oro

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Quattro anni (da Pechino 2008) per scacciare i fantasmi. Ritrovato in nome di un obiettivo comune e ambizioso il feeling di squadra dopo i veleni tra i due Andrea del fioretto azzurro maschile. "Tra di noi siamo amici non solo compagni"

Quattro anni per scacciare i fantasmi, le polemiche e ritrovare un amico e soprattutto una medaglia d'oro. Andrea Baldini, vincitore della medaglia olimpica nel fioretto a squadre, guarda la parte più luccicante della medaglia. Le zone d'ombra fanno parte del passato e sono morte e sepolte: "Questo successo mi ripaga di tutto. E' stata una bellissima vittoria e non penso più a Pechino. Sono venuto qui per cercare di godermi questa emozione olimpica, senza stare a pensare al passato, a fantasmi e rancori. Volevo inseguire un sogno con quella leggerezza che avevo da bambino e oggi sono felice".

"Quest'oro - aggiunge - farà parte della mia vita ma sono contento anche della mia vita a prescindere dell'oro". A cominciare dal ritrovato feeling di squadra dopo i veleni di quattro anni fa con Andrea Cassarà: "Per mandare il cuore oltre l'ostacolo occorreva essere squadra, altrimenti non saremmo arrivati all'oro. Ma da vera squadra non abbiamo mai perso la testa. Tutti insieme. Tra di noi siamo amici non solo compagni", e sue parole che mettono la parola fine alla querelle di Pechino 2008.

Infine ecco anche Giorgio Avola, numero tre al mondo ma escluso dalla gara individuale. C'è una piccola polemica subito scacciata dal luccichio dell'oro: "Solo l'Italia può permettersi - dice - di tenere i numero tre del mondo in panchina. Comunque quest'oro mi ripaga di quella delusione. Ovvio che ci sono rimasto male a stare fuori perché pensavo di essermi meritato il posto. Comunque il ct Cerioni mi ha spiegato, non lo biasimo. Se sono qui lo devo a lui".

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