Caricamento in corso...
06 agosto 2012

Olimpiadi maledette: storie di medaglie sfumate per un pelo

print-icon
gai

Barcellona 1992: nella finale dei 100m ostacoli la favorita Gail Devers inciampa a pochi passi dal traguardo. Era in testa, finirà quinta

Non c'è solo Tania Cagnotto a piangere per un podio svanito all'ultimo momento. Questione di centesimi e centimetri, giudici e destino: che, quando si mette di mezzo, può essere davvero crudele

di Vanni Spinella

L’altra faccia della medaglia ha il sorriso di Laura Sanchez Soto. Se da noi si piange per il quarto posto di Tania Cagnotto, in Messico è l’ora della fiesta. Nello sport funziona così: per un atleta che perde per 20 centesimi ce n’è sempre un altro che vince per 20 centesimi.
Possiamo quasi sentire la tempesta di domande dei cronisti messicani che avrà travolto l’incolpevole Laura – Vincere per 20 centesimi! Te l’aspettavi? Cosa si prova? – e le risposte imbarazzate che avrà dovuto fornire: Ho dato il massimo, ci speravo, sono felice. Benedetta Olimpiade.
Si consoli, per quanto possibile, la nostra Tania. Di medaglie sfumate per un centesimo, per un punto, per un centimetro – insomma, per un pelo – è piena la storia delle Olimpiadi.

Maledetti giudici – Il ricordo, ancora fresco da sembrare ieri, corre immediatamente a Pechino 2008, dove una banda di giudici a volto scoperto rapinò le Farfalle azzurre della ginnastica ritmica, spezzando loro le ali e il sogno di una medaglia più che meritata, praticamente certa. Il bottino non lo sapremo mai: oro, argento o bronzo, di sicuro una medaglia preziosa ci toccava.
Il primo esercizio delle ragazze italiane è bello da commuovere. Eppure, quando si alzano le “palette”, non ci si può che indignare. Qualcuno ha voluto premiare la Russia (poi oro) e la Cina (argento), si dice. Emanuela Maccarani, l’allenatrice, protesta, i giudici confermano il verdetto tra gli applausi del pubblico. Le ragazze si demoralizzano, e dopo il secondo esercizio l’Italia è fuori dal podio, con la sorprendente Bielorussia terza.
Ma la vicenda più clamorosa resta quella del pugile Roy Jones, a Seoul ’88. In finale, contro il sudcoreano Park Si Hun, apparentemente non c’è storia: il numero di colpi andati a segno, in qualsiasi altro angolo del mondo, premierebbe l’americano. E invece l’arbitro alza il braccio di Si-Hun e Jones non può far altro che scoppiare in lacrime.

Maledette cadute – Un passo falso, invece, ha trasformato in incubo le Olimpiadi di Mary Decker, Gail Devers e Hicham El Guerrouj.
Il 10 agosto 1984, a Los Angeles, la Decker si presenta ai nastri di partenza della finale dei 3000m come la favorita per l’oro olimpico: ha vinto 1500m e 3000m ai Mondiali di Helsinki, non ha praticamente rivali. Non ha fatto i conti con l’inglese Zola Budd, che la tallona pericolosamente e le si mette tra i piedi – non solo metaforicamente – facendola inciampare quando manca un giro. La Decker, in lacrime, non si rialza più; la Budd paga lo scontro e finisce in fondo al gruppo; a sorpresa vince la rumena Puica, rimasta in disparte mentre le due in testa facevano scintille.
Peggio ancora andò a Gail Devers, a Barcellona ’92. Grande favorita dei 100m ostacoli, domina la finale fino a pochi metri dall’arrivo. In prossimità dell’ultimo ostacolo, vedendo già il traguardo e pregustandosi l’oro, perde la concentrazione per un istante, e inciampa. Tanto basta a farla arrivare soltanto quinta, a 11 centesimi dalla greca Patoulidou, oro, e a 5 dal bronzo.
Per non dire del marocchino El Guerrouj, medaglia d’oro annunciata nei 1500m di Atlanta e ancora oggi detentore del record sulla distanza: è secondo, e sta controllando la gara per piazzare l’allungo decisivo, quando inciampa e cade a un giro dal termine. Quando si rialza, la testa del gruppo se n’è già andata, portandosi via la sua medaglia. Se la riprenderà a Sydney (argento), migliorandosi poi ad Atene (oro).

Maledetti infortuni – Quando non ci si mettono giudici e fato, è l’infortunio il peggior nemico di ogni atleta. Per informazioni rivolgersi a Mike Powell, che nel 1996 non potè replicare all’ 8.50 nel salto in lungo di Carl Lewis, avversario di un’intera carriera, a causa di uno stiramento all’inguine. Chiuse al quinto posto, dopo essere stato anche in testa alla gara.
Quattro anni prima era stato il grande favorito Derek Redmond a strappare applausi e standing ovation al pubblico, pretendendo di finire la semifinale dei 400m saltellando su un piede solo e singhiozzando per il dolore, a causa di un infortunio alla coscia occorsogli a 250m dal traguardo.
Più di recente, a Pechino 2008, salta il tendine d’Achille al piè veloce Liu Xiang, prima della gara più attesa dal pubblico di casa: quella dei 110 ostacoli, specialità in cui il cinese domina, essendo il campione olimpico in carica. Presentatosi ai blocchi di partenza, è costretto a dare forfait per il dolore.
Niente medaglia, ma sul tabellone luminoso dello stadio compare una scritta: “Per noi resti il numero uno”. Si può entrare nella leggenda anche così.

Tutti i siti Sky