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07 agosto 2012

Oggi la verità di Schwazer. C'entra il dottor Ferrari?

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Alle 12 la conferenza stampa del marciatore, che confessa alla Gazzetta dello Sport : "Volevo essere più forte". Il padre Josef non si dà pace: "L'ho lasciato solo". E spunta la possibile frequentazione del medico bandito dal Coni

"Alex domani parlerà con la stampa". Lo ha annunciato la sua manager Giulia Mancini. La conferenza stampa si svolgerà a Bolzano, oggi alle 12. Nel frattempo è iniziata la "caccia" al marciatore, con i suoi parenti e collaboratori che depistano i cronisti. In un primo momento è stato detto che Alex si trovava a casa a Calice, poi che era ancora in Germania, per essere infine avvistato in autostrada nei pressi di Vipiteno.

Il via al procedimento del Coni -  La Procura antidoping del Coni, sulla base della comunicazione inviata dal Cio ieri, "ha provveduto ad iscrivere un procedimento disciplinare a carico dell'atleta Alex Schwazer, tesserato Fidal, risultato positivo per eritropietina ricombinante a seguito di controllo antidoping effettuato in data 30 luglio dalla Wada". Lo rende noto la Procura, che aggiunge di "aver contestualmente richiesto al Tribunale nazionale antidoping del Coni la sospensione immediata dell'atleta da ogni attività agonistica.

L'intervista-confessione di Alex - La positività di Alex Schwazer è stata un fulmine a ciel sereno. Il campione olimpico non si difende, non cerca alibi: ammette tutto in un'intervista telefonica alla Gazzetta dello Sport. "Avevo davanti la 20 e 50 chilometri olimpiche, volevo essere più forte, andare più veloce". "Vengo da due stagioni difficili, vedevo davanti la grande occasione… Mi sentivo pronto per vincere, ma cercavo qualcosa di più".

Schwazer ammette di aver assunto l'Epo a metà luglio, mentre si allenava insieme alla fidanzata Karolina Kostner a Oberstdorf, e di aver fatto tutto da solo.  "L'ho trovata su internet, dove era spiegato anche il modo per iniettarla. Sono arrivati il 30 Luglio e mi hanno chiesto un campione di urina. Da quel momento ho smesso di dormire, mi è crollato il mondo addosso. Non voglio andare in prigione".

I valori con cui un atleta cresce e che Schwazer per primo promuoveva si sgretolano. Alex si è preso gioco di tutte le persone che l'hanno accompagnato in questi anni, a cominciare dal suo allenatore Didoni, avvisato soltanto quando ormai la notizia iniziava a diffondersi. "Gliel'ho detto io al telefono. E' sconvolto, non mi crede più". Prova a difendere il suo passato, Schwazer. Prima del gesto più folle della sua vita era pulito, pulito, giura, l'oro conquistato a Pechino. Il tarlo ha iniziato a rodere lo scorso anno ai mondiali di Daegu. "I russi mi hanno detto in faccia che usavano delle cose. Questo pensiero mi girava per la testa. Ho rovinato tutto, sono un cretino. Ho vergogna a tornare a casa dai miei genitori. Non tornerò mai più a marciare". Oggi gli basterebbe solo tornare a camminare a testa alta. Ma anche quello, sarà un percorso durissimo.

C'entra Ferrari? -
Intanto - come a smentire la versione del marciatore - il nome di Schwazer compare nelle carte di uno dei filoni dell'inchiesta che da anni la procura di Padova sta conducendo sul doping nello sport. L'azzurro, che non risulta indagato, avrebbe avuto frequentazioni con il medico Michele Ferrari, indagato per violazione della legge sul doping.

Ferrari, considerato una sorta di "guru" della performance sportiva al limite, è entrato da tempo nel registro delle persone sottoposte a indagine per frode sportiva. E' lui il medico bandito dal Coni a causa del quale è stato squalificato Filippo Pozzato e per il quale Lance Armstrong rischia di perdere i 7 Tour de France.

La circostanza della positività di Schwazer potrebbe portare, in linea di ipotesi, la magistratura di Padova ad aprire un filone di accertamenti specifici sull'atleta con la conseguente iscrizione, come atto dovuto, nel registro degli indagati.

Ma altre due procure potrebbero occuparsi della vicenda. Di Schwazer, residente a Vipiteno, si occuperà anche la procura di Bolzano, che potrebbe essere territorialmente competente se il marciatore avesse commesso il reato all'estero, per esempio in Germania, dove Schwazer si stava allenando in vista delle Olimpiadi e dove è avvenuto il test risultato positivo all'Epo. Il procuratore di Bolzano Guido Rispoli ha detto che il suo ufficio intende valutare la posizione dell'atleta, aggiungendo di non aver ancora preso contatto con i magistrati di Padova che indagano su Ferrari.

Infine c'è la procura militare. Anche i magistrati con le stellette (e in particolare il procuratore di Roma Marco De Paolis, che sarebbe competente in caso di reato commesso all'estero) hanno aperto un "fascicolo conoscitivo" sul caso Schwazer, che è un carabiniere del gruppo sportivo dell'Arma.

Le parole disperate del papà Josef - "Le responsabilità sono mie, perché se si vede un figlio, che durante tutto l'anno è stato male, si deve capire e si deve cercare di parlargli" ha detto Josef Schwazer, il padre del marciatore. "L'ultima volta che è partito da qui -racconta davanti alla casa di famiglia con una voce rotta dal pianto - era distrutto. Forse l'ha fatto per non deludere gli altri. E' stata al 100% la prima volta che ha fatto uso di queste sostanze".  Josef Schwazer parla ai cronisti, mentre suo figlio sta per il momento ancora chiuso in casa a Calice, una piccola frazione di Racines. Alex sarebbe però intenzionato a tenere oggi una conferenza stampa a Bolzano.

"La colpa è solo mia..." - "Per fortuna - dice suo padre - ha fatto solo questo. Si è liberato. Così non poteva andare avanti. Spero che adesso possa condurre una vita normale". Secondo Josef Schwazer, suo figlio "psicologicamente non reggeva più. Si era chiuso in se stesso. Si allenava da solo. Spero di poter rimediare agli errori che ho fatto con lui". "Per Alex - ha aggiunto - oggi non è il giorno più brutto, il peggiore è quello che verrà. Ripeto, la colpa è mia. Nei momenti difficili serve un padre che riesca a stare vicino ad un figlio. Per questo chiedo perdono ad Alex. Tireremo avanti". Papà Schwazer pera che Alex ora si goda la vita. "Era schiacciato da un peso che non riusciva più a sopportare. Ma ha una fidanzata speciale che gli sta accanto. Grazie a Carolina (la pattinatrice Kostner, ndr) e grazie a Michele (Didoni, il suo allenatore, ndr.)".

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