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07 agosto 2012

"Epo da solo": ecco cosa non convince nella versione di Alex

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Di Nino, il tecnico della Russia del nuoto, su Schwazer: "Sì, possibile che abbia fatto tutto da solo. Ma come può sapere come si assume l'Epo e come si programmano gli allenamenti per massimizzare gli effetti del doping?"

di Luigi Vaccariello

Il mondo dello sport italiano è sconvolto dal caso Schwazer. La positività del marciatore azzurro e le sue conseguenti giustificazioni, soprattutto su reperimento e somministrazione dell’Epo, hanno lasciato spazio a numerosi dubbi e quesiti. Possibile che un atleta di quel calibro faccia tutto da solo? Basta una pillola? Andrea Di Nino, head coach dell’Adn Swim Project, appena rientrato da Londra dove ha seguito, come tecnico della Russia, le Olimpiadi del nuoto è da sempre uno dei più grandi fautori della lotta al doping. Abbiamo chiesto a lui, che da Londra è stato l’unico italiano a tornare con medaglie, due (Korotyshkin nei 100 farfalla e Fesikov nella 4x100 stile), dall’Aquatics Centre, di provare a dissipare questi dubbi.

Che idea si è fatto della questione Schwazer?
“Questa di Schwazer resterà una brutta macchia. Non ci dimentichiamo che lui era considerato uno degli atleti modello anche dal punto di vista della lotta al doping”

Possibile che abbia fatto tutto da solo?
“Che lui abbia potuto fare tutto da solo sì. Su internet si trova di tutto. Mi lascia perplesso più il fatto che l’abbia potuto fare senza un supporto tecnico-medico. E’ un atleta e non un tecnico, un preparatore o un medico. Quindi il mio dubbio è: come può avere coordinato al meglio l'assunzione dell’Epo e la programmazione degli allenamenti per massimizzare gli effetti del doping?”.

Quindi non esiste la pillola magica del giorno prima?
“Dalla mia esperienza di tecnico e non di medico no. Soprattutto quando si parla di doping cosiddetti pesanti come Epo, Gh e sostanze simili. Tradotto: per ottimizzare l’effetto del doping bisogna coordinare al massimo il lavoro del medico con quello dell’allenatore. Non esiste la pillola magica che ti consente di andare forte. Ci si dopa per andare più forte in allenamento e di conseguenza più forte in gara. Si lavora per accorciare i tempi di recupero tra le varie sedute di allenamento. In sostanza, per rendere al massimo l’effetto “positivo” del doping occorre tempo, non un giorno”.

Da tecnico cosa farebbe se fosse al posto di Didoni?

“Esattamente quello che ha dichiarato lui: smetterei di allenare. Didoni, in questa triste storia, è l’altra faccia della medaglia: quella pulita”.

Come funziona per i controlli?

“Posso parlare per il mio sport, e cioè per il nuoto. I primi atleti al mondo hanno l’obbligo d’informare gli organi preposti di ogni loro spostamento per collegiali, gare e quant’altro. Inoltre deve essere data una reperibilità giornaliera di un’ora indicando il luogo dove si possa essere rintracciati per l’eventuale controllo a sorpresa”.

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