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12 agosto 2012

Carlo ha preso a calci il mondo: "Ho battuto i giganti"

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Molfetta è aumentato di peso per evitare lo scontro con Sarmiento e ha battuto avversari di 20 kg più grossi. La vittoria della volontà: "Nella mia Mesagne il taekwondo è lo sport nazionale. Stavo per perdere, poi si è accesa la lampadina"

L'impresa. Una vera impresa, di quelle olimpiche, appunto, come la calma mantenuta nel momento dello svantaggio quando Carlo Molfetta era sotto 4-0 e poi 9-3. Nessun segno di cedimento con un unico pensiero: arrivare alla medaglia più prestigiosa, la prima d'oro nel Taekwondo per l'Italia. Così è stato quando ha prima accorciato il divario nel punteggio e poi scagliato il colpo del 9-9. Nel round supplementare l'italiano ha tentato di portare a casa una vittoria netta e il rappresentante del Gabon Obame si è mostrato avversario duro. E per i giudici Molfetta è stato migliore "superiore" secondo l'esito dei cartellini. La soddisfazione di fine gara è tangibile in un Molfetta ancora lucido nonostante la gioia della vittoria: "E' stata una giornata in cui tutto è andato per il verso giusto - ha spiegato il 28enne di Mesagne - Il nostro movimento? E' in crescita ma possiamo fare ancora meglio".

Il Lupo. Da piccolo lo chiamavano "Lupo", "tecnica e testa", questo dicono del suo modo di combattere i tecnici azzurri. E con quelle due armi si è preso una rivincita di Atene 2004 (ko contestato al primo match con un iraniano) e di Pechino 2008 (quattro operazioni al ginocchio e addio Giochi). Qui a Londra ha cominciato con un tagico, Alishev Gulov (solo 6 centimetri in più) e lo ha regolato con 5 punti nell'ultimo round fino al 7-3 finale; ha proseguito con il gigante cinese Liu Xiabao (quasi 20 cm in più) annullando il vantaggio delle gambe lunghe solo al 'golden point' del supplementare. Poi il maliano Modibo Keita, ancora più grosso e altro (2.03), difendendo nell'ultimo round il vantaggio dei primi due fino al punto finale contestato a cui ha fatto seguito l'esultanza alla Bolt. Poi l'epilogo thrilling, nella notte, e un'oro di calci che portano in volo.

"La giornata giusta". "Gigante dopo gigante ce l'ho fatta e ho vinto il mio oro. È la voglia di vincere che mi porto addosso - ha spiegato l'azzurro del taekwondo - Mesagne è la mia città, questa disciplina lì è lo sport nazionale. È un paese del sud tranquillo e che mi dà forza". L'azzurro confessa che non aveva mai vinto prima per verdetto del'arbitro e racconta il match. "Sono andato sul 6-1 e non so perché, il suo primo calcio non c'era, poi però mi ha dato una tranvata. Poi piano piano sono risalito e sul 9-6 mi si è accesa una lampadina. Anche a calcio gioco da punta, sono uno di sfondamento". Racconta di come è cresciuto di peso da 78 a 87 chili ("con il dietologo e l'aiuto dello psicologo mangio 5 volte al giorno ma il giorno della gara non mi va giù nulla") e poi parla della sua passione per i libri fantasy e di magia. Non solo Harry Potter e ricorda di quando commosso tornò dalla Corea per andare a depositare i fiori dove morì Melissa.

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