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11 agosto 2012

Tatanka, la maledizione dell'oro: "Lo vincerò a Rio"

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Come a Pechino, Clemente Russo si ferma all'argento: "Volevo vincere, ma mi sentivo addosso la 'mosceria': il mio corpo non ce la faceva. Ho 30 anni, ci riprovo". La dedica alla figlia: "Non la vedo da un mese, le avevo promesso la medaglia più bella"

L'incontro. E' ancora argento, come a Pechino. A Clemente Russo non riesce l'impresa di trasformare la sua medaglia in quella del metallo più nobile. Sul suo volto durante la cerimonia della premiazione non c'è certo quel sorriso che ne ha fatto un personaggio da copertina. La delusione è evidente, e il campione di Marcianise, che forse si è sentito l'oro in tasca prima del tempo, non fa nulla per nasconderlo. A tradirlo è stata una condizione fisica non delle migliori, frutto della stanchezza che dopo una buona prima ripresa, chiusa in vantaggio (3-1) dopo aver cominciato con la guardia alta per non rischiare niente, ha bloccato le iniziative dell'azzurro.

A complicare la vita di Russo è in particolare la seconda ripresa, cominciata con uno scivolone non preso in considerazione dall'arbitro. Ma Usyk si fa più deciso, l'incontro diventa una sfida a viso aperto ma Russo piazza solo un paio di bei ganci destri. L'ucraino lavora invece molto con il sinistro e mette dentro ben sette colpi. Così il 'tempo' finisce 7-5 e all'inizio degli ultimi tre minuti la parità è assoluta. Nella terza il Toro di Marcianise si butta di nuovo all'attacco ma continua a non doppiare i colpi e a rimanere fermo sulle gambe, così Usyk si chiude, lo aspetta e mette ancora dentro più colpi del campano. Demolisce il sogno di Tatanka, forse all'ultima Olimpiade ma presto pronto per battaglie più immediate. Forse, come dice il ct Damiani, "bisogna solo rimodularlo". In ogni caso i 'corvacci' Clemente li ha battuti anche questa volta, è di nuovo secondo in un'Olimpiade e continua la sua sfida.

Clemente: "Mi sentivo moscio". "La mia testa voleva a tutti i costi l'oro, il corpo non ce la faceva". Clemente Russo ammette con onestà che contro il campione del mondo, e adesso anche olimpico, Oleksandr Usyk è stata la stanchezza a tradirlo."Non portavo i colpi con incisività - dice con la medaglia d'argento di Londra 2012 al collo -: mi sentivo addosso proprio la 'mosceria'. Piu' di così non ne avevo, il fisico non mi rispondeva piu"'.

'Tatanka' vuole comunque mettere in chiaro che continua: "ho 30 anni - dice - ma dopo due argenti ci vuole un oro, quindi punto a Rio. Ce la faccio, vado lì e vinco". A chi dedica questa medaglia? "A mia figlia Rosi che non vedo da un mese e mi manca moltissimo - risponde -. Le avevo promesso l'oro ma dovrà accontentarsi dell'argento. Ma soprattutto la dedico a me stesso: la gente pensa che io mi diverta, invece solo Damiani ed io sappiamo quanto mi faccio il 'mazzo'. Il mio avversario sono quattro anni che si prepara a questa Olimpiade, io tra World Series e altro ho lavorato moltissimo, ma lì il ritmo è diverso, tutto è piu' lento, è un altro tipo di pugilato e poi è difficile riabituarsi. Tutto sommato, sono contento e vedrete che vi stupirò ancora".

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