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03 gennaio 2014

Freestyle, la rivoluzione di Sochi: ecco la "new school"

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A Sochi arriva l'halfpipe: il "mezzo tubo" sugli sci diventa disciplina olimpica (Foto Getty)

Non più solo salti, gobbe e ski-cross, ma due nuove competizioni: alle Olimpiadi invernali in Russia fanno il loro debutto l'halfpipe e lo slopestyle sugli sci. Tra old e new school , una guida per godersi lo spettacolo

di Francesco Giambertone

In principio furono le gobbe. E' il nome semplice e non troppo accattivante della disciplina che aprì la strada delle Olimpiadi invernali al freestyle. Era il 1992: ad Albertville, in Francia, per la prima volta si assegnava una medaglia nello "stile libero" dello sci, che si allontanava dal mondo degli sport estremi e un po' selvaggi per ottenere la consacrazione olimpica. Negli anni le specialità del freestyle alle Olimpiadi sono cresciute: nel 1994 fu il turno dei salti e a Vancouver 2010 arrivò lo ski-cross. Adesso, a Sochi, una doppia novità porterà il freestyle ad assegnare 10 medaglie tra uomini e donne, come lo sci alpino: da quest'anno l'halfpipe e lo slopestyle vanno ad aggiungersi alle tre discipline storiche del freestyle. Una categoria ampia e variegata, con enormi differenze e due punti in comune: lo spettacolo e l'adrenalina.

La old school - Il freestyle classico, visto fino alle scorse Olimpiadi, è suddiviso in tre categorie: gobbe, salti e ski-cross. E' la cosiddetta vecchia scuola, nata ufficialmente negli Usa tra gli anni Sessanta e Settanta. Per gli atleti che la praticano vincere i Giochi olimpici è la massima aspirazione. Nella più antica delle discipline - tutte cunette e due salti mortali - l'ultimo a riuscirci tra gli uomini è stato il canadese Alexandre Bilodeau, che a Vancouver ha trionfato in casa.




Negli "Aerials", entrati a far parte delle Olimpiadi di Lillehammer nel '94, gli atleti vengono valutati su due salti. Il punteggio della giuria dipende dall'esecuzione delle figure in volo, come nei tuffi. Il migliore agli ultimi giochi è risultato il bielorusso Grishin.



Lo ski-cross è l'ultimo arrivato della old-school alle Olimpiadi. Il percorso di salti, dossi e curve paraboliche è affrontato dagli sciatori prima singolarmente, per stabilire il tempo delle qualificazioni, e poi insieme da quattro atleti, nelle fasi finali. Il campione di Vancouver è svizzero e si chiama Michael Schmid.



Da quando la Federazione Internazionale Sci le ha stabilite, le regole per partecipare a  tutte e tre le discipline del freestyle classico si sono col tempo irrigidite, anche per ridurne i pericoli. Questo ha causato l'allontanamento di una parte dei freeskiers che hanno dato vita ad una nuova scuola di pensiero dello sci. Quella che oggi, a Sochi, fa il suo esordio alle Olimpiadi.

La new school - E' quella dello slopestyle e dell'halfpipe, nati con lo snowboard e abbracciati con il tempo anche dagli sci a doppie punte, utili per scivolare sia in avanti che indietro. Sono discipline più libere e meno competitive, che hanno (e forse continueranno ad avere) negli X-Games il loro punto di massima espressione. La Fis, però, li ha voluti alle Olimpiadi, dividendo i newschoolers in due fazioni: gli ottimisti, che vedono un beneficio nell'apertura del freestyle alla "massa", e i pessimisti, che temono un ritorno a regole strette e a un livello di competizione esagerato. Ma per tutelare il proprio sport la AFP (Association of Freeskiing Professionals) ha ottenuto di poter gestire la formazione dei giudici di Sochi. Sul "mezzo tubo", il migliore del mondo al momento è l'americano David Wise, che nella finale degli scorsi X-Games si è esibito in due run quasi perfetti per tecnica e stile.



Lo slopestyle invece è la specialità con salti, ringhiere e tricks che si pratica negli snowpark di tutto il mondo, anche italiani. L'azzurro più famoso in questo pianeta è Markus Eder, classe '90, originario di Brunico. Ma il migliore del mondo per il momento è il suo coetaneo Nick Goepper, americano vincitore degli ultimi X-Games.


Alle Olimpiadi si qualificheranno i migliori 30 delle classifiche che verranno definite a gennaio. Il Comitato Olimpico ha imposto che ogni nazione possa portare al massimo quattro atleti: si aprirà così la porta di Sochi a freeskiers di molti più paesi, però molti - in particolare americani - rimarranno a casa nonostante una classifica migliore. Ma per la prima volta il freestyle quasi al completo parteciperà alle Olimpiadi. E lo spettacolo, che preferiate la vecchia o la nuova scuola, è garantito.

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