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11 gennaio 2014

Dodici anni dopo l'oro, che fine ha fatto Steven Bradbury

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L'incredibile vittoria di Steven Bradbury alle Olimpiadi di Salt Lake City 2002 (Foto Getty)

Davanti caddero tutti e lui vinse la medaglia: l'australiano che diventò una celebrità trionfando nello short track, tre Olimpiadi invernali dopo, ha cambiato vita. Automobilismo, televisione e public speaking : ora fa il motivatore (alle feste aziendali)

di Francesco Giambertone

Uno scandalo. O forse una favola. La più grande ingiustizia della storia delle Olimpiadi invernali. O solo un colpo di fortuna e nemmeno così immeritato. Fu dipinto in vari modi Steven Bradbury, l’underdog più famoso di sempre: ai Giochi del 2002 vinse la medaglia d’oro nella finale di short track perché tutti i suoi avversari, che lo precedevano di parecchio, caddero in gruppo all’ultima curva, regalando al pattinatore più lento un sogno e una vita nuova.



L’emblema del fattore C, dodici anni dopo, campa ancora della fortuna che prima lo portò in finale, grazie a squalifiche e cadute dei concorrenti ai quarti e in semifinale, e che poi gli diede la più incredibile delle vittorie. Ora Bradbury va in giro per il mondo a raccontarla, con i capelli ingellati a punta e il sorriso da venditore, su palcoscenici di ogni tipo: davanti ad atleti in cerca di ispirazione, ma anche alle feste aziendali e ai Christmas Party australiani, dove vende il suo libro (“Last Man Standing”, l’ultimo uomo in piedi) a 45 dollari, e i cappellini col suo nome per poco meno.

Tre Olimpiadi dopo Salt Lake City, Steven Bradbury, 41 anni, oggi è un personaggio eclettico. Un maestro di cerimonie, un motivatore e un “oratore del dopo cena”, un po’ attore e un po’ comico: si definisce così sul suo sito, dove riporta con cura tutti i clienti (anche prestigiosi) che si sono avvalsi della sua consulenza in questi anni. Ma quella di declamatore pubblico è solo l’ultima delle vite di Bradbury. Decise di ritirarsi appena vinse l’oro– e quando gli ricapitava? –, ed essendo il primo nella storia ad aver portato all’Australia una medaglia dai Giochi invernali si guadagnò quella dell’Ordine del suo Paese, prima di trasformarsi in tante altre cose: pilota automobilistico (due podi in Formula Vee), commentatore tv delle Olimpiadi, concorrente dell’edizione australiana di “Ballando con le stelle” e ora venditore di sogni.

La vita di Bradbury, vecchia e nuova, dipende tutta da quel 16 febbraio di dodici anni fa, quando a pochi metri dal traguardo dei 1000 vide il pattinatore coreano Ahn Hyun-Soo innescare un domino di cadute, e superando i tre avversari sdraiati a terra con aria incredula alzò le braccia per quell’oro assurdo e insperato. "Non ero certamente il più veloce – disse – ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L'ho vinta dopo un decennio di calvario".

Parlava già bene Steven, deriso da molti per una medaglia improbabile, ma che infondo ripagava quel che un destino iellato gli aveva tolto: nel 1994, in gara, la lama del pattino dell’italiano Vuillermin gli aveva reciso l’arteria femorale, rischiando di ammazzarlo. Steven perse 4 litri di sangue, se la cavò con 111 punti di sutura e un anno e mezzo di riabilitazione. Ricominciò a pattinare, fallì a Nagano nel ’98, e due anni dopo, ancora sull’ovale di ghiaccio, cadde rompendosi due vertebre del collo. Sembrava la fine della sua carriera. In realtà, era solo l’inizio.

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