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09 gennaio 2014

Fischnaller, che grinta: "Un bronzo a Sochi? Non firmerei"

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Dominik Fischnaller compirà 21 anni il prossimo 20 febbraio (Foto Getty)

L'INTERVISTA ESCLUSIVA. La promessa italiana dello slittino Dominik Fischnaller, alla vigilia delle sue prime Olimpiadi, punta in alto: "Loch è fortissimo, per la medaglia d'oro è dura. Ma io non mi accontento. E posso arrivare davanti a Zöggeler "

di Francesco Giambertone

Le ambizioni non gli mancano. Il fegato nemmeno. Dominik Fischnaller è un ragazzo di vent’anni che va a più di 140 all’ora su uno slittino lungo metà di lui. Sochi sarà la sua prima Olimpiade, a pochi giorni dal ventunesimo compleanno. A quell’età Zöggeler vinse il suo primo bronzo olimpico: Lillehammer 1994. A detta di tutti il giovane Dominik, figlio di una famiglia di slittinisti altoatesini, è il suo diretto successore. Un’eredità di un certo peso, visto che il portabandiera Zöggeler è l’atleta italiano più vincente di sempre alle Olimpiadi invernali. Ma per Dominik, in realtà, è soprattutto un avversario da battere. Non sarà facile superare il maestro, l’uomo da cinque medaglie in altrettante edizioni dei Giochi, e andare subito sul podio. Fischnaller però è convinto di poterci riuscire, e sul tipo di metallo da mettere al collo in Russia non si pone limiti.

Ormai manca meno di un mese. Pensi molto alle Olimpiadi?
“A dire il vero no... Ad inizio stagione il mio primo obiettivo era qualificarmi per i Giochi. Ma mi sono bastate le prime due gare, dopo ho potuto concentrarmi sul resto della Coppa del Mondo. Ci sono ancora gare importanti a cui pensare prima di Sochi”.

Dopo un nono e un settimo posto nelle prime due partecipazioni, in Coppa del Mondo stai andando alla grande. Come giudichi il tuo 2013?
“Sono molto contento e spero di chiuderlo al meglio. In classifica generale sono vicinissimo a Zöggeler e penso di poter arrivare secondo, non credo al primo posto. Ma l’obiettivo principale è rimanere nei primi tre”.

Quindi a Sochi ti accontenteresti di una medaglia?
“Una volta lì rischierò tutto. Ovvio, l’unica cosa che conta quando sei alle Olimpiadi è vincere qualcosa. Ma se devo essere sincero, ora come ora non firmerei per il bronzo”.

Quest’anno gli sei stato davanti in due occasioni, ma in questo momento Felix Loch sembra quasi imbattibile…
“Se Loch fa quattro run normali, nelle sue capacità, vincerà l’oro senza problemi. L’unica è sperare in un suo errore, e io dovrò essere perfetto. Certo sarà dura: lui è fortissimo, pesa quasi cento chili e a Königssee è stato più veloce di tutti di quasi un secondo”.

Sarà difficile anche per Zöggeler. Si dice spesso che sei il suo erede: il paragone ti dà fastidio o ti lusinga?
“Nessuna delle due in particolare, per me è uguale, che lo si dica o meno a me non cambia molto. Ovviamente lui ha ottenuto grandissimi successi, che spero di raggiungere anch’io. Ma non sento nessuna pressione, sono molto tranquillo”.

Zöggeler non è più un ragazzino, ha compiuto 40 anni, il doppio dei tuoi: come lo vedi a Sochi?
“E’ ancora fortissimo, ha un ottimo slittino, guida bene e l’esperienza gioca a suo favore. So che vuole andare a tutti i costi in zona medaglie, come le altre cinque volte, e per questo non penso che perderà troppo tempo nel darmi consigli…”.

Sei già stato a Sochi, per l’ultima gara della scorsa Coppa del Mondo, ma non era andata benissimo: solo un 15° posto. Che impressione hai avuto della pista?
“Il risultato di febbraio è stato deludente, ma poi ci sono tornato a novembre scorso ad allenarmi ed ero molto più veloce. In realtà la pista mi piace: è abbastanza semplice da portare a termine, ma ci sono molti punti dove si rischia di perdere velocità”.

Seguirai una preparazione speciale per le Olimpiadi?

“Non ce ne sarà il tempo: dopo il 27 gennaio, a Coppa del Mondo conclusa, tornerò qualche giorno a casa dove mi allenerò sotto il profilo atletico e sulla forza. A Sochi poi avremo sei manche di training. Nel complesso non è molto”.

Chi ti accompagnerà in Russia ai tuoi primi Giochi?
“Purtroppo nessuno della mia famiglia, perché né mio fratello Hans Peter né mio cugino Kevin – anche loro ottimi slittinisti, ndr – si sono qualificati per le Olimpiadi. Mi avrebbe fatto piacere averli vicino. Faranno il tifo per me dalla televisione”.

Ma non è stato grazie alla tv che tu hai iniziato a sostenere qualcuno, o meglio qualcosa: ,a tua squadra del cuore, il Bayern Monaco.
“Quando ero piccolo i miei mi portarono una volta al vecchio Olympiastadion a vedere il Bayern. Mi innamorai subito del modo in cui giocava quella squadra: il mio idolo era Oliver Kahn. Adesso invece adoro Ribery”. Meglio un francese di un tedesco, almeno fino a Sochi.

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