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17 febbraio 2014

Le due facce delle medaglie: è meglio il bronzo dell’argento

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Il podio dello short track (1500m) conferma la teoria degli psicologi della Cornell University: oro a Zhou Yang (felice), argento a Shim Suk-Hee (triste), bronzo ad Arianna Fontana (felicissima)

Una ricerca psicologica assicura che chi arriva terzo è più felice di chi si piazza secondo, con il rimpianto di non aver ottenuto l'oro. A giudicare dalle espressioni degli atleti quando salgono sul podio, si direbbe che è proprio così

di Vanni Spinella

Sembra paradossale, ma è così: chi vince una medaglia di bronzo è più felice di chi porta a casa un argento. L’avevano dimostrato anni fa, con uno studio diventato celebre, Victoria Medvec, Scott Madey e Thomas Gilovich, tre psicologi della Cornell University; lo confermano oggi, "sul campo", gli atleti di Sochi con le loro reazioni a caldo sul podio.

D’altra parte, i tre ricercatori avevano tratto le loro conclusioni analizzando proprio il modo in cui diversi medagliati olimpici avevano accolto il verdetto e curiosamente l’argento non si era rivelato il metallo più ambito dopo l’oro, come sembrerebbe normale pensare. Fa parte della natura umana, e gli psicologi lo chiamano “pensiero controfattuale”: la capacità di immaginare “quel che sarebbe stato se” e di valutare le conseguenze dell’ipotesi alternativa.
In sintesi: chi vince l’argento pensa principalmente alla sfortuna di non essere riuscito a raggiungere l’oro, mentre l’atleta con il bronzo al collo si concentra sulla fortuna di essere riuscito a portare a casa una medaglia e sul fatto che sarebbe potuto rimanere a bocca asciutta.

Caso emblematico sono le due facce di Arianna Fontana, la campionessa italiana di short track che finora si è aggiudicata un argento (nei 500m) e un bronzo (nei 1500m). Il primo accolto con una punta di amarezza e un sorriso stiracchiato sul podio, il secondo festeggiato con una diversa luce negli occhi. Ancora più significative le sue dichiarazioni al termine delle due gare. “Appena entrata in pista ero convinta di portare a casa l’oro. Vedere la cinese lì davanti a me un po’ rode”, dopo l’argento. “Ancora non ci credo, sono davvero contenta. Portare a casa un bronzo nei 1500m è una cosa incredibile, ero già soddisfatta di essere arrivata in finale”, dopo il terzo posto.

La soddisfazione per il bronzo la accomuna a Innerhofer (capriola sul podio) e a Zoeggeler, giunto a Sochi con la missione di raggiungere il record di 6 medaglie olimpiche consecutive: obiettivo raggiunto con il terzo posto, l’ultimo disponibile per realizzare il sogno, e dunque mente focalizzata sul “poteva andarmi peggio”.

Ci sono poi le storie tristi di chi il podio non l’ha raggiunto per pochi centesimi: Alessandro Pittin nella combinata nordica è giunto per appena 1 secondo e 20 centesimi alle spalle del norvegese Krog, di cui possiamo immaginare tutta la gioia: di fronte a un bronzo vinto per un pelo il pensiero dell’argento sfumato non passa neanche per l’anticamera del cervello.
Anche Daniela Merighetti è stata beffata dai centesimi, 17 per la precisione, nella discesa libera, rimanendo ai piedi del podio. Bronzo alla Gut che però, anziché guardare in basso, ha alzato la testa. A 10 centesimi da lei ha visto brillare l’oro della Maze (a pari con la Gisin) ed è scoppiata a piangere per la delusione, reazione per cui si è dovuta scusare pubblicamente su Facebook. In tanti, per quel bronzo, avrebbero pianto di gioia. Ma si sa: ogni teoria, così come ogni regola, ha la sua eccezione che la conferma.

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