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16 febbraio 2014

Miller, un bronzo con lacrime e dedica: "Mi manchi fratello"

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Bode Miller ha dedicato la medaglia a Chelone, il fratello scomparso (Getty)

Il 36enne americano, terzo in SuperG, si è commosso sul podio di Sochi: "Sono stati due anni pesanti, la morte di mio fratello, gli infortuni. Dopo tutto quello che mi è capitato serviva un po' di fortuna e una pausa dalle sventure. Emozioni pazzesche"

A 36 anni è ancora lì, lì nel mezzo, fin che ce n'è. E da dare Bode Miller ne ha sempre tanto, per copertine di giornali e per la neve che lo accompagna da una vita: ancora sul podio, anche a Sochi, perché dopo le delusioni nella libera e in supercombinata l'americano vince il bronzo in SuperG, la sua sesta medaglia olimpica. E 'Crazy' Bode diventa così il più 'vecchio' medagliato dello sci alpino: finora sul gradino più alto del podio degli anziani stazionava il norvegese Kjetil Andre Aamodt, che vinse a Torino nel 2006 la sua ottava medaglia a 34 anni.

Per il vecchio Bode, una vita sempre sotto i riflettori tra amori discussi, figli da riconoscere, mogli e dolori, e lo sci sempre a ripagarlo con medaglie e titoli, questo è un podio liberatorio: perché l'anno passato è uno di quelli che segnano la vita per sempre. Ai Giochi qui in Russia lo statunitense è arrivato con il dolore per la morte choc del fratello Chelone, 29enne snowboarder con il sogno di poter fare parte della squadra olimpica a stelle e strisce, trovato morto lo scorso aprile per un probabile attacco epilettico. Ed è a Chilly, come lo chiamavano tutti, che Miller rivolge il suo pensiero dopo la medaglia in SuperG. "Mi manchi" le parole twittate dall'americano, che già aveva mostrato le lacrime per il bronzo conquistato.



"E' uno dei giorni più emozionanti della mia vita - dice Miller arrivato a Sochi in compagnia della moglie Morgan Beck, ex pallavolista, baciata teneramente sotto i flash dei fotografi nella gara d'esordio sulle piste russe - Sono stati due anni pesanti, la morte di mio fratello, gli infortuni. Dopo tutto quello che mi è capitato serviva un po' di fortuna e una pausa dalle sventure. Un anno pazzesco. Per me lo sci non sono le emozioni, è tutto il resto". Con la bandiera americana sulle spalle, lui che aveva criticato prima di venire ai Giochi la politica russa in materia di diritti civili, il bello e dannato dello sci si lascia andare: lacrime di gioia, perché dopo tanti anni stare sempre su è roba per pochi.

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