29 agosto 2012

Emozioni, storie, campioni: al via le Paralimpiadi

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Le Paralimpiadi saranno trasmesse su Sky con 5 canali dedicati

Dopo l'esperienza di Vancouver 2010 continua, da Londra, il viaggio dei Giochi Paralimpici su Sky: cinque canali e il mosaico interattivo come guida. E ancora: immagini in Alta Definizione, commentatori d'eccezione. Stasera la cerimonia d'inaugurazione

di Giovanni Bruno

Quando impari a conoscere un atleta paralimpico capisci immediatamente quanto è importante parlare schietto, semplice…“normale”. Per te può essere difficile, difficilissimo non cadere in frasi retoriche o persino banali come anche evitare di guardare la sua “disabilità” fissando lo sguardo su punti generici del non visto. Per lui, atleta, sarebbe un ulteriore danno dalla vita. Questo preambolo è per cercare di spiegare come si può raccontare una Paralimpiade. Semplice, come una Olimpiade. Londra e Londra, olimpici e paralimpici…stessa città, stesso set, stesso villaggio, stesse gare, stesso agonismo, stesse emozioni, delusioni e gioie. Ora questo racconto, per quanto ci riguarda compreso i Giochi Paralimpici, è cominciato con Vancouver nel 2010, ed è stato qualcosa di bellissimo. E' inutile negarlo. Cinque canali e tante ore di diretta che hanno regalato e ci hanno regalato momenti esaltanti sia di cronaca che dal punto di vista umano. Dalla vittoria (ultimo giorno) di Francesca Porcellato alla cerimonia inaugurale (magnifica) con i genitori di Terry Fox (simbolo canadese della solidarietà legata allo sport) a portare la fiaccola come emblema di crescita e rinascita.

Questo racconto ora non si interrompe, anzi, prosegue con forza e per Londra 2012 ci saranno i cinque canali completi di mosaico. Mosaico, una magica parola che ci serve come guida, necessaria per vedere la contemporaneità degli sport, una specie di ipnosi sportiva legata alla bellezze delle immagini HD. Un dipingere chiazze colorate di tante discipline, poter vedere un insieme che poi diventa uno specifico. Quello che si è assaporato a Londra per i Giochi Olimpici avrà quel segno distintivo anche per i Giochi Paralimpici. Oltre 500 ore di programmazione entreranno nelle case Sky, nei bar, negli hotel, sui tablet, insomma su tutto ciò dove è possibile veder le imprese dei grandi atleti. Cinque canali per raccontare le loro fatiche, i loro sacrifici e a narrarle ci saranno atleti particolari come Francesca Porcellato, che rinuncia ai Giochi estivi (1988 la sua prima Paralimpiade) per preparare Sochi 2014 ed essere dietro un microfono in studio per agevolare i nostro telecronisti dell’atletica. Con lei Andrea Giannini, uno dei primi allenatori di quel fenomeno chiamato Oscar Pistorius, ma anche Giusy Versace protagonista della stagione veloce sui 100 e 200. Ci accompagneranno per 11 giorni di gara e con loro altri grandi campioni come Pino Maddaloni (judo), Gianluca Rinaldini e Laura Garrone (tennis), Franco Bertoli (volley), Marco Velo(ciclismo), Cristina Chiuso (nuoto), Andrea Meneghin (basket) e tanti altri esperti. Tutto questo serve per allargare il nostro orizzonte verso discipline che non sono facile da spiegare, come neppure è facile sviluppare il movimento paralimpico. Ecco allora che possiamo annoverare tra coloro che potranno aiutarci in questo complicato viaggio un ottimo e affascinante “raccontatore”, Andrea Zorzi  che con il suo Touch Screen ci porterà sempre più vicino ad un mondo che abbiamno sempre reputato distante, perchè non coinvolti.

Ora lo sport ci deve coinvolgere perché la televisione ci coinvolge. E aggiungo che è un bene farsi coinvolgere. Allora ben venga Zorzi e il suo difficile compito. L’ultimo capitolo è per Beatrice (Bebe) Vio. Bebe, non gareggia, anche se fortissima nel fioretto, perché troppo giovane (15 anni). Per noi gareggerà o almeno è presente a Londra per raccontarci il suo viaggio quotidiano alle Paralimpiadi. La vita di Londra, le gare, il contatto con grandi campioni, insomma tutto quello che può essere vissuto da una ragazzina di 15 anni. Lei che si è vista togliere da tre anni le mani ed i piedi è il magnifico esempio di vita e di sport. Ora tira di scherma, cammina e corre con le protesi ma forse, ed è quello che di sicuro ci farà appassionare, ci farà partecipare con la sua infantile spontaneità all’effetto emotivo e gioioso dello sport visto dal vero. Grazie Bebe di giocare con noi e la nostra squadra, un’altra lezione di sport da vivere insieme.

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