03 febbraio 2010

Gli Stati Uniti si fermano: è Super Bowl

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I favoritissimi Colts di Indianapolis contro i Saints della New Orleans del dopo Katrina. Un evento da più di 90 milioni di telespettatori. Nell'intervallo il concerto degli Who

di MARCELLO BARISIONE

In America è l'evento sportivo per eccellenza. Una partita unica per assegnare il titolo più ambito, il Vince Lombardi Trophy che incorona campioni del mondo e della Nation Football League. La partita delle partite, soprannominata anche "il grande ballo" si disputerà a Miami nella notte (ora italiana) tra domenica e lunedì del 7 febbraio a Miami (diretta ESPN ore 00.30 canale SKY 214). Se New Orleans andrà a caccia del primo, storico trionfo, Indianapolis cercherà di concedere il bis dopo il successo ottenuto sempre a Miami, contro i Chicago Bears grazie a Peyton Manning, il leggendario quarterback che ha appena vinto il titolo di miglior giocatore della lega. La squadra dei Colts, che prima del 1984 aveva sede a Baltimora, vanta due partecipazioni al Superbowl: il 12 gennaio 1969 perse contro i New York Jets, il 17 gennaio 1971 ebbe la meglio sui Dallas Cowboys (16-13).

Qui New Orleans
Nessuno ci credeva veramente. Nessuno nel 1967 anno della fondazione. Nessuno durante gli anni '80 e '90 quando giocare a New Orleans significava migliorare la propria statistica. Nessuno ci ha creduto dopo il 2005 quando i miglior Saints della storia arrivano quasi ad abbandonare la città dopo Katrina. New Orleans ama il football però, e allora è proprio il disastro che rinasce la determinazione di ricostruire il Superdome a tempo di record e di provare finalmente a vincere. Sean Payton in panchina, Drew Brees in regia ed il gioco è fatto, specialmente se il dodicesimo uomo in campo è il pubblico più caldo di tutta la NFL. Il Football targato New Orleans si è imposto quest’anno come uno dei migliori della lega con un record di tutto rispetto (13 vinte  - 3 perse, il migliore nella storia della franchigia) e numeri da favola. Il quarteback Brees conferma tutto il suo valore con l’aiuto di Coloston e Henderson in ricezione i firma un capolavoro dopo l’altro ma anche le corse vanno alla grande con Thomas, Bell e addirittura Reggie Bush. L’attacco vende i biglietti ma è la difesa che vince le partite e così il punto debole dei Saints perdenti diventa il fattore vincente della stagione. Non primi come yards, non infallibili ma costanti ed efficaci nel recupero dei palloni i Saints sfiorano la Perfect Season  ma un paio di passaggi a vuoto e il riposo forzato di molti titolari costano 3 sconfitte e un po’ di problemini nel playoff. Bella la gara contro i Cardinals, da infarto la vittoria in overtime contro i Vikings di Favre. Proprio Favre ha un brutto ricordo della difesa di Saints che per tutto la gara lo ha bersagliato di colpi fino ad indebolirlo. Manning è avvisato, questa volta i Saints non sono venuti al grande ballo per fare le comparse.

Qui Indianapolis
Fortissimi. Praticamente perfetti. Eppure cosi vulnerabili. La storia del Colts degli ultimi anni è un susseguirsi di record, di premi e di situazioni imprevedibili votate alla sconfitta. Sempre primi sulla carta, quasi sempre primi al termine della regular Season, quasi sempre perdenti nel playoffs. Quale è il vero volto dei Colts? Peyton Manning ha già avuto la sua vendetta, proprio a Miami nel 2007 quando colse la sua prima vittoria al grande ballo e quando grazie a coach Tony Dungee si scrollò di dosso il titolo di eterna statistica. Anche se il miglior giocatore della Lega fa ha sconfitto i suoi fantasmi la squadra però è ancora alle prese con una crisi di risultati importanti non unica nel suo genere nel suo genere negli sport Pro targati USA. I Colts hanno dominato infatti anche le ultime due stagioni regolari ma appena il gioco si è fatto duro duro le pistole si sono inceppate per due anni di seguito anche senza i rivali storici di New England tra le scatole. Una vittoria significherebbe diventare la squadra del decennio (in comproprietà con i Patriots) ma la squadra ha ancora tutto da perdere dal Super Bowl XLIV.
Obbligati a vincere è vero, ma c'è da dire che modo in cui a giocato nei Play Offs rende finalmente onore a Manning e compagni che hanno giocato da grande squadra e saputo affrontare difficoltà dentro e fuori dal campo. Una stagione dominata è vero, ma non più con schemi perfetti e fragili ma anche e soprattutto con la grinta e con il cuore, proprio come ha dimostrato la finale di AFC contro i Jets. Manning è la punta di un meccanismo umano oliato e finalmente pronto anche ad improvvisare. Parlando di nomi oltre al QB più famoso della famiglia Manning il nuovo ricevitore principe della squadra di Indianapolis è Pierre Garcon che assieme a Collie ha fatto dimenticare Harrison e il povero Gonzalez. Se vanno bene i lanci anche le corse non sono da meno con Dallas Clark che per la prima volta in carriera ha superato le 1000 yards e Addai che anche se meno performante del solito ha chiuso gran parte delle cavalcate di Manning.

Half time show
Continua l'omaggio del Super Bowl ai giganti del rock'n'roll. Nell'intervallo di metà partita gli Who si esibiranno offrendo al pubblico planetario della finalissima un quarto d'ora di rock d'autore. Dopo  Springsteen, i Rolling Stones, Prince e Tom Petty è la volta del gruppo britannico guidato da Pete Townshend e Roger Daltrey.

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