10 febbraio 2010

Il Gallo canterà all'All Star Game? "Voglio vincere tutto"

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Danilo Gallinari in azione al Madison con la maglia dei Knicks, da due anni la sua squadra

ESCLUSIVA. Incontro al Madison Square Garden di New York con Danilo Gallinari: "Non mi aspettavo proprio di essere convocato, che gioia. Qua sto bene, e a Dallas vorrei tanto divertirmi". Ecco il racconto in presa diretta della "sua" New York. IL VIDEO

di PAOLO PAGANI
da New York

“Adesso non mi fa più impressione il Madison. Ma no, macché, dai… Mi sono abituato”. Danilo Gallinari da S.Angelo Lodigiano, due metri e zero otto di giovanotto classe ’88, ala numero 8 di New York, in Nba da due stagioni, felpa dei Knicks addosso, chiacchiera sereno a bordo parquet. Qua, in questo Tempio Assoluto dello sport, ormai è di casa. Si stava allenando prima del match, si ferma una mezzoretta a parlare prima di riattaccare con gli insegnamenti di coach D’Antoni, ciuffo brizzolato come i baffi curati, maniche di camicia e cravatta rossa.

Domenica 14 febbraio c’è l’All Star Game di Dallas, Texas. E il Gallo, The Rooster, canta due volte. Gioca (sempre che l'infortunio alla mano non procuri brutte sorprese) due partite: il Three-Point-Shootout Contest, la gara dei tiri da tre (lui è un cecchino pressoché infallibile dalla distanza), e il match tra i “veterani” alla seconda stagione, i Sophomore, e i Rookies, le matricole (“Bisogna dare una bella lezione a quei pivelli, certo. Io in realtà punto a vincere tutt’e due le gare… Ma soprattutto, bullismi e scherzi a parte, voglio divertirmi a Dallas” soffia leggero il Gallo). La chiacchierata parte da qua, l’All Star Game. Frasi brevi, risposte secche, massima disponibilità. Danilo è un ragazzo, anzi: un campione, perbenissimo, gentile e più maturo dei suoi 21 anni.

Ti aspettavi la chiamata?
“No, non me l’aspettavo proprio, giuro. Mi fa un immenso piacere. Venivo da un’estate difficilissima, dopo l’operazione alla schiena del 7 aprile dell’anno scorso. Sono molto, molto contento”.

Ma come stai fisicamente? Ti presenti in forma in Texas?
“Sto bene, grazie al Cielo. Tieni presente che per me questa è la prima stagione vera. Ora gioco sempre… Mica come un anno fa”.

Pardòn: come si diventa una star Nba convocata all’All Star Game a 21 anni?
“Mi sono allenato tanto, ma proprio tanto. La mia carriera è fatta di lavoro, di tanto lavoro. Perché non è affatto vero che basta il talento”.

In vista dell’All Star Game, dammi i cinque nomi degli assi più grandi in Nba, quelli che temi
“Ti rispondo in un secondo: Kobe Bryant, LeBron James, Dwyane Wade, Carmelo Anthony, Dwight Howard. Sono i miei modelli”.

La difficoltà più grande che hai incontrato quest’anno?

“Qua, e lo sto appunto sperimentando a tempo pieno quest’anno, giochi ogni giorno. Viaggi su e giù per l’America. E’ difficile fisicamente e mentalmente. Poi ci fai l’abitudine, ma è dura. Fino al mese di aprile non si respira”.

In cosa senti di dovere ancora migliorare?
“Fisicamente? Beh, nell’elasticità, nella velocità, nell’esplosività. Ma durante la stagione è impossibile migliorare. Faccio lavori di routine, di mantenimento, di cura per la mia schiena. Si sgobba da matti d’estate: è lì che si costruisce l’anno successivo. Questi lavorano da bestia…”.

Hai una spalla sulla quale piangere in squadra? Insomma: un amico vero?

“Darko Milicic, serbo di Novi Sad, il numero 31. Vado d’accordo con tutti. KryptoNate Robinson? Mi fa sempre morire dal ridere, è un ragazzo spassosissimo. Ha appena superato un brutto momento, non giocava. Non siamo amici per la pelle, ma andiamo d’accordo, ci rispettiamo”.

Altri “sostegni” in America? Fai cose, vedi gente?

“I miei compagni nei Knicks hanno mogli e figli, hanno la famiglia. Io esco con gli amici, quando mi resta del tempo libero. Poco. Americani ma anche italiani. Io abito a White Plains, a nord di New York. Vicino all’aeroporto di Westchester, dove noi Knicks teniamo il jet privato: si gioca praticamente sempre qua in Nba, siamo sempre pronti a partire. Per questo a Manhattan ci vado pochino…” .

Anche se sei un single d’oro: il Post ti ha messo al 12° posto tra gli scapoli più ambìti dalle pupe newyorkesi

“Calma: non sono 12° … Sono uno dei 12 nomi elencati dal giornale. Fossi stato il 12° mi arrabbiavo. Scherzo, naturale: il gossip non mi interessa. Sono giochini, e io sto al gioco”.

Cucini? Seduci le ragazze ai fornelli da buon Italian Boy?
“No, cucino giusto gli spaghetti, la carne. Non vado quasi mai nemmeno a fare la spesa. Ti dico: è appena tornata in Italia mia madre, la regina dei gnocchetti sardi al gorgonzola che io adoro, e mi ha lasciato in casa scorte alimentari per tre mesi… Funziona così: ogni tre mesi, quando viene a trovarmi, rabbocco alle provviste in frigo. Vado al ristorante: sanno tutti che il posto dove trovarmi  è il Via della Pace (48 East 7th Street and 2nd Avenue), il mio ristorante italiano di riferimento, giù nel Lower East Side. Vita notturna? Mah, se capita al SL Lounge (409 West 14th Street, tra 9th Avenue e Washington Street), in una zona divertente, animatissima della città. Ma di solito sto a casa, parlo con gli amici italiani usando SKype, guardo un buon film, leggo un libro. Roba semplice, per un tipo semplice come me, Al limite mi diverto giocando qualche volta con gli amici nei playground di New York, me ne piace uno tra 18th Street e 2nd Avenue. Se mi fanno il mazzo i ragazzini? Ma stai scherzando vero?”.

E quando esci per strada ti fermano per gli autografi?
“Sì, mi fermano. Soprattutto gli americani. A noi italiani interessa il calcio”.

Già, il Milan: sei un tifoso rossonero duro e puro, no? Un parere su Leonardo, visto da 4000 miglia di distanza?
“Premesso che cerco di vedere sempre tutte le partite del Milan, ovunque io sia, sui siti di streaming o su Fox News, do un giudizio assolutamente positivo su Leonardo”.

Scusa, ma i tuoi compagni  commentano il tuo tifo milanista?
“Loro? Ma va, loro non sanno neanche cos’è il Milan… Dicevo di Leonardo: è rispettato da tutti, in squadra e in Società. Per lui è uno stimolo pazzesco quella panchina: il Milan è il Milan, è dura stare seduti lì… Amici? Paolo Maldini e Billy Costacurta, miei personalissimi miti rossoneri”.

Come lo vedi il campionato?

“Caspita, l’Inter è forte. Il derby per me è stato uno choc. Ma noi non molliamo. Mai”.

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