11 settembre 2010

Atleti e scioperi, gli Stati Uniti tremano più dell'Italia

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La prossima stagione scadono i contratti collettivi dei giocatori di football NFL e di basket Nba, i due sport più importanti degli States. All'orizzonte, possibili stop: le distanze tra giocatori e leghe sono enormi. Nel 2004 l'NHL si fermò per un anno

Tutti gli scioperi dichiarati (e sospesi) del campionato

di Luca Bordoni

Qualcuno fu costretto ad accorciare la stagione. Altri la stagione non la giocarono nemmeno. Altri ancora puntarono sui crumiri, giocatori svincolati richiamati in fretta e buttati in campo per coprire un buco più economico che d'onore. Non si parla del 25 e del 26 settembre, ma in America il rischio c'è. Non singolo, doppio: perché a scadere sono i contratti collettivi dei giocatori di football NFL e basket NBA, e soprattutto perché i professionisti americani, quando decidono di scioperare, lo fanno senza compromessi, tanto che i due giorni di stop promessi dai calciatori di Serie A sbiadiscono. Alla fine della prossima stagione scadranno i contratti collettivi di NFL e NBA, i due sport più importanti degli Stati Uniti.

Al momento, le distanze tra giocatori e leghe sono così ampie che il rischio di uno stop c'è, e a qualcuno è venuto già un brivido ripensando a un passato fatto di compattezza granitica e ovvi danni economici, calcolati in 6-8 milioni di dollari per ogni partita di NFL. Proprio il football fu il primo a fermarsi. Nel 1982 per 57 giorni, nell'87 solo per una settimana... Non perché poi si trovò un compromesso, ma perché i presidenti puntarono su giocatori "crumiri", in campo fino alla firma dell'accordo.

L'NBA non è stata da meno: 1998, primo anno del post Jordan, e primo anno con la stagione accorciata a 50 partite, un po' come se la Serie A diventasse di 22 giornate. Scioperi che scompaiono di fronte a quello storico dell'NHL del 2004. 310 giorni di stop, e senza nemmeno giocatori crumiri sul ghiaccio, un fatto che portò all'annullamento dell'intera stagione 2004-2005. Tra meno di un anno, per football e basket si rischia un nuovo sciopero, un nuovo lockout. Al confronto, la minaccia dei calciatori italiani fa molta meno paura.

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