18 febbraio 2011

All Star Beli: "Le mie priorità sono i playoff e l'anello"

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Marco Belinelli va a canestro contro i Lakers

L'INTERVISTA. Marco Belinelli, guardia dei New Orleans Hornets, ci racconta il clima che si respira in America a poche ore dal via all'All Star Game, ci svela i suoi obiettivi e come si tiene in contatto con i fan dall'Italia. LA FOTOGALLERY

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di Matteo Veronese

In Nba è tempo di tirare le prime somme. Con la chiusura del draft, i trasferimenti del basket americano, e l'All Star Game alle porte, quale occasione migliore per fare un punto della situazione di metà stagione? Marco Belinelli, alfiere azzurro in forza ai New Orleans Hornets, torna a parlare con Sky.it della sua esperienza in Louisiana, dell'obiettivo (minimo) dei playoff, dell'All Star Weekend che è pronto a far impazzire i tifosi americani e di tanto altro.

Innanzi tutto cosa significherebbe per te giocare un giorno l'All Star Game?
Sarebbe una bella soddisfazione, anche se ora non è la mia priorità. Penso ai playoff e...all'anello. Questo è il mio vero obiettivo.

Quali sarebbero stati i tuoi quintetti ideali?
Chris Paul, Kobe Bryant, Carmelo Anthony, Tim Duncan e Pau Gasol da una parte, Rajon Rondo, Dwayne Wade, LeBron James, Amar'e Stoudemire e Dwight Howard dall'altra.

Cosa significa l'All star weekend in America a livello di attenzione mediatica, attesa del pubblico, per voi giocatori?
E' un momento di festa, di spettacolo, di divertimento... un momento per staccare la spina prima di tornare a pensare ai propri obiettivi.

Parliamo della stagione: ti aspettavi una partenza così lanciata della squadra?
Sapevo di essere arrivato in una squadra dalle grandi potenzialità: staff nuovo, nuovi elementi in squadra, grandi campioni come Chris Paul e David West. Ho sentito subito che avremmo potuto fare bene, qui c'è la mentalità giusta.

A inizio stagione l'obiettivo personale era quello di giocare in una squadra che avesse bisogno di te e e ti permettesse di mettere in mostra il talento, a livello di team era quello di far sentire orgogliosi i propri tifosi. Entrambi raggiunti già oggi: quali sono allora i "nuovi" obiettivi per la seconda parte della stagione?
Continuare a giocare bene, a segnare, ad essere importante per la mia squadra, a lavorare sulla continuità ed arrivare a i playoff, che ancora mi mancano.

Il pubblico di New Orleans è stato spesso accusato di essere "freddo" verso il basket, anche per le vicende legate ai vari spostamenti della sede della squadra. Siete riusciti a far riavvicinare la gente all'Alveare, con i vostri risultati? Come si vive in città?
La città è splendida, la gente fantastica, mi sto trovando davvero bene. Anche il pubblico sta aumentando, si sta riavvicinando al basket (il 5 febbraio 2011, per la gara contro i Los Angeles Lakers, la New Orleans Arena ha fatto registrare il record di presenze post Katrina, oltre 18.400 spettatori, ndr). Con le vittorie e il gioco che esprimiamo stiamo riuscendo a far appassionare la gente.

Utilizzi i social network e il tuo sito personale per tenerti in contatto con i tuoi fan? Quanto è importante il contatto con loro dall'Italia?
Utilizzo Twitter e Facebook per tenere un contatto diretto con tutte le persone che mi seguono. Mi piace rendere partecipi i tifosi di quello che faccio e soprattutto condividere con loro le mie playlist preferite.

Segui il campionato italiano? Sarà ancora una lotta tra Siena e Milano? Siena ha perso per un mese e mezzo Bo McCalebb -nato proprio a New Orleans- e acquistato Marko Jaric. Milano ha risposto con Greer ed Eze, ma la "bomba" è stato il ritorno in panchina di "The Coach" Dan Peterson.
Lo seguo, certamente, e sento spesso il mio amico Mancinelli. L'arrivo di coach Peterson ha portato tanto interesse attorno a Milano e ha fatto bene al basket in generale.

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