29 settembre 2011

Diario di un pomeriggio con Bryant: "Che bello essere qui"

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Il "Black Mamba" a Milano. Centinaia di fan lo seguono dal Nike Stadium al playground di parco Sempione, dove Kobe sgancia la "bomba": "Vi amo, magari giocherò qui, non so". Ovunque vada sarà un successo per il basket. GUARDA LE FOTO E I VIDEO

E Bologna continua a sognare Kobe in squadra

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di Matteo Veronese

"MVP! MVP! MVP!". Basterebbe questo per descrivere mister "Black Mamba" Kobe Bryant . E' il primo coro scandito da qualche centinaio di tifosi assiepati già dalle 14 fuori dal Nike Stadium. Due ore dopo, puntualissimo, ecco comparire il "Most Valuable Player". Il migliore, insomma. Il numero 24 dei Los Angeles Lakers scende dal pullmino e manda in tilt ragazzi e ragazze arrampicati anche sugli alberi pur di vederlo, signori in giacca e cravatta appena usciti dall'ufficio e il traffico del centro di Milano.

Kobe fa tappa in Italia dopo essere stato in Grecia e Turchia e prima di ripartire alla volta di Roma per un tour promozionale e, forse, per farsi un'idea di quello che lo aspetterebbe qualora scegliesse di giocare nel nostro campionato durante il lockout americano: la risposta di Milano, che sogna di vederlo vestire la maglia dell'Olimpia in coppia con l'altro Nba Danilo Gallinari, è un'ondata di entusiasmo che accompagna ogni passo del Black Mamba fino all'apoteosi del playground di Parco Sempione.

Nel suo italiano perfetto (dai 6 ai 13 anni ha vissuto in Italia a seguito del padre cestista) Kobe ci mette una manciata di secondi a conquistarsi il pubblico, raccontando le origini del soprannome ("è per il mio stile di gioco: letale") e della scelta del numero ("24 perché in una giornata ci sono solo 24 ore e io voglio viverle tutte"). Bryant non tira a canestro come ci si aspetterebbe ma si diverte a palleggiare dimostrando non solo il suo amore per il calcio e il Milan ma anche buona tecnica. Poi, poco prima di salutare, ecco la bomba: "Non so cosa succederà nelle prossime due o tre settimane... magari giocherò qui, non so... Vi voglio dire che amo tutti, grazie moltissimo, l'Italia sarà sempre nel mio cuore, grazie".

Il "qui" forse ingannerà i tifosi biancorossi. Dovesse concretizzarsi l'interesse, Bryant giocherà "qui in Italia" e finirà per portare il suo talento, quello vero, quello che gli ha fatto conquistare 5 anelli e innumerevoli altri record, a Bologna alla corte di Sabatini. Poco dovrebbe importare ai tifosi, agli amanti del movimento e dello spettacolo: giochi dove giochi, purché entri nei palazzetti del campionato di Serie A. Come una stella del cinema, forse anche di più, Kobe muove le masse, anche di euro, come solo tale M.J. ha fatto prima in questo sport. A Milano quasi tutti indossavano la sua maglietta gialloviola dei Lakers o quella del suo sponsor, la radiografia della mano del paziente #24 con un anello per dito. Chi riusciva a farsi dare un "high five", un "cinque", chiamava gli amici a casa per fare invidia. Cose mai viste da queste parti. Dire che riempirebbe i palazzetti sarebbe scontato, azzardare un ritorno economico superiore all'investimento fatto per averlo non sembra impossibile, quando schieri in campo e in giro per la città semplicemente "il migliore".


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