05 ottobre 2011

Nba, ancora fumata nera: campionato a rischio

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Kobe Bryant va a canestro. Presto farà lo stesso con la maglia della Virtus?

Nella notte nuova serrata durante la trattativa tra proprietari dei club e l'associazione dei giocatori. Lo scoglio da superare è di natura economica. Lo stop è una buona notizia per la Virtus, che spera ancora di portare a Bologna Kobe Bryant

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Nuova fumata nera. Il lockout  Nba prosegue, la preseason evapora. L'atteso meeting tra i proprietari e l'associazione dei giocatori (NBPA) non ha prodotto significativi passi avanti verso l'intesa sul rinnovo del contratto collettivo. L'annullamento di partite della regular season, che dovrebbe  cominciare il 1° novembre, è sempre più vicino: non sono stati fissati nuovi incontri tra le parti e nei prossimi giorni potrebbero arrivare comunicazioni relative alla cancellazione di partite “vere”.  "Entro lunedì, non avremo altra scelta: dovremo cancellare le prime due settimane della stagione regolare", ha detto il commissioner  David Stern, che ha provato a mediare proponendo una soluzione salomonica per la divisione degli introiti: 50% ai proprietari, 50%  ai giocatori.
La risposta del sindacato è stata negativa: "Hanno detto 'Non  possiamo farlo"', ha spiegato Stern. "Non siamo riusciti a fare i passi avanti che auspicavamo e non siamo in grado di proseguire con i negoziati", ha aggiunto dopo il confronto durato circa 4 ore. La  quadratura del cerchio sembra lontanissima e crescono le possibilità  di una diaspora delle star Nba: aumentano in particolare le  possibilità di vedere Kobe Bryant in Italia con la maglia della  Virtus Bologna. Il fuoriclasse dei Los Angeles Lakers, con altri  giocatori, ha partecipato agli incontri delle ultime 24 ore nella  Grande Mela. "Va in Italia? Gli auguriamo buona fortuna", ha detto  Stern, evidenziando che l'effetto del trasferimento eccellente sulle  trattative sarebbe "nullo".

Il contratto scaduto il 30 giugno assegnava ai giocatori in 57% della torta complessiva prodotta dalla Nba. Gli  atleti sarebbero disposti a far scendere la quota al 53%, una  soluzione lontana dal 47% che sarebbe stato proposto dai proprietari.  Il gap è ampio. Stern ha provato a trovare la soluzione al rebus.  Senza riuscirci. "Il danno sarà enorme", ha detto il  vicecommissioner, Adam Silver, pensando allo scenario che si va  delineando: campionato paralizzato, arene vuote, valanghe di dollari  in fumo. Solo l'annullamento della preseason dovrebbe costare 200  milioni. "Oggi per noi non era la giornata adatta per fare qualcosa.  Non siamo in grado di fare passi avanti per colmare la distanza", ha  detto il presidente della NBPA, Derek Fisher.

Secondo il network Espn, ai giocatori non sarebbe stato proposto il 50% degli introiti. Alla NBPA sarebbe stato offerto il 49%, con la  possibilità di arrivare fino al 51% con una serie di bonus. Gli  atleti avrebbero replicato chiedendo il 51% con l'opzione di salire fino al 53%: a questo punto sarebbe arrivato il semaforo rosso degli  “owners”. La distribuzione delle risorse è lo scoglio principale  nella trattativa. Come ha detto il commissioner, i proprietari delle  franchigie hanno ammorbidito la propria posizione in relazione al  salary cap, che non cambierebbe in maniera radicale rispetto alla situazione attuale, e sarebbero pronti a siglare un contratto collettivo decennale, come gradito dai giocatori. La NBPA, inoltre, avrebbe la possibilità di interrompere l'intesa dopo 7 anni.

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