11 ottobre 2011

La Nba non parte. E i giocatori si sfogano su Twitter

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Continua il lockout, non si trova l'accordo e vengono annullate le prime due settimane della stagione. La decisione è stata annunciata dopo una riunione di sette ore. Le star 'gridano' sul social network: "Lasciateci giocare". IL VIDEO

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La lega nordamericana di basket NBA ha annullato le prime due settimane della stagione 2011-2012, che avrebbe dovuto iniziare a inizio novembre, a causa di una vertenza aperta tra i proprietari delle 30 squadre di Nba e i giocatori, in atto dal luglio scorso.

Oltre sette ore di faccia a faccia tra i proprietari dei club Nba ed i giocatori non sono bastate per superare le divergenze e sbloccare l'inizio del campionato nordamericano di basket. "Un abisso ci separa" ha commentato il commissioner dell'Nba, David Stern, aggiungendo che il disaccordo resta "praticamente su tutti i punti" della vertenza. I più spinosi riguardano la divisione degli introiti ed il salary cap. Già nel 1998-1999 alcune partite erano state annullate per un contenzioso sindacale.

La reazione dei giocatori su Twitter - "Lasciateci giocare". Le star non cedono nel braccio di ferro e usano Twitter per comunicare con i fans delusi. "Lasciateci giocare", 'urla' Derek Fisher, veterano dei Los Angeles Lakers e presidente del sindacato (Nbpa). "Voglio chiedere sinceramente scusa ai tifosi. E' un giorno triste per tutti noi e specialmente per voi. Non esiste 'noi' senza 'voi"', scrive invece LeBron James, pilastro dei Miami Heat. Dwyane  Wade, suo compagno di squadra, prende di mira il commissioner David Stern, che dopo gli infruttuosi colloqui di ieri ha ufficializzato la cancellazione dei primi 15 giorni di stagione regolare. "Le parole di Stern fanno male alle persone che lavorano nelle arene, al business locale e ai nostri tifosi. Questa è una serrata, non uno sciopero", dice Wade, che durante uno dei meeting ha alzato la voce contro il commissioner. Steve Nash, storico play dei Phoenix  Suns, ringrazia gli appassionati per "lo straordinario sostegno" e prende una posizione chiara: "Sapete che vogliamo giocare, capite che i proprietari fanno propaganda e disinformazione. Più sintetico il post di Stephen Curry: "Tutto questo fa schifo". Andrew Bogut, centro australiano dei Milwaukee Bucks, si rassegna: "Penso che resterò in Australia ancora un  po'...". Difficile, ma non è una sorpresa, decifrare le parole di Ron Artest. L'ala dei Los Angeles Lakers, che ha appena cambiato il proprio nome in Metta World Peace, rischia di esagerare con l'ironia: si complimenta con Nba e la Nbpa per "i progressi" e esulta: "Due settimane, niente male! Un notizione! Presto altri passi avanti".

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