14 febbraio 2012

Dal divano del fratello alla Nba: quella favola di Linsanity

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Jeremy Lin, nuovo fenomeno dei Knicks, fino a pochi giorni fa dormiva in casa del fratello studente. Il play di origine taiwanese, già adottato dal Madison Square Garden, ha scatenato un delirio mediatico senza precedenti. I VIDEO

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di Claudio Barbieri

Per sei settimane Jeremy Lin ha dormito sul divano del fratello Josh, studente di odontoiatria alla New York University, in un modesto appartamento nel Lower Upper Side. Al playmaker di origine taiwanese, uno dei mille tappabuchi della Nba, non sarebbe convenuto spendere soldi per un albergo nella Grande Mela. Nel suo futuro infatti vi sarebbe stata una breve comparsata in maglia Knicks, poi forse la discesa nelle leghe minori, magari il ritorno in Asia.
E invece al Madison Square Garden è nata improvvisamente la Linsanity, il nuovo movimento che, a detta del ‘New York Times’, sta muovendo le masse forse più dei Tea Party repubblicani.

Il web impazzito - Circa 400mila fans sulla pagina ufficiale di Facebook, oltre 800mila visitatori sul blog, più di 200mila followers su Twitter: numeri in costante e paurosa ascesa quotidiana, per un fenomeno mediatico senza precedenti.
Per avere la proporzione dell’attenzione che si è concentrata sul playmaker dei Knicks basta digitare l’hashtag #linsanity e osservare quante persone nel mondo, ogni minuto, commentano le azioni di quello che fino a due settimane fa era un perfetto sconosciuto.
Cifre ‘drogate’ dalla sterminata popolazione asiatica, che dopo il ritiro di Yao Ming ha trovato il suo nuovo, indiscusso, idolo, tanto da dedicargli un cartone animato…



Fenomeno di marketing - I Knicks, naturalmente, gongolano e hanno offerto a Lin un contratto garantito da 800mila dollari per una stagione. D’altra parte, oltre a produrre cifre di tutto rispetto e ad essere diventato il primo giocatore a segnare 89 punti nelle prime tre apparizioni in quintetto (meglio di Jordan, Bryant e compagnia bella, ndr), il playmaker di Palo Alto ma di genitori taiwanesi, è la cosiddetta gallina dalle uova d’oro. Si dice che nell’ultima settimana la presenza di asiatici-americani al Garden sia cresciuta circa del 4%. La Nba ha venduto ancor prima di stamparle, 30mila canotte marchiate Lin. Cifre esorbitanti, paragonabili solo al primo rientro di Micheal Jordan nel 1995.
La franchigia della Grande Mela, forte di un brand globale, punta al mercato orientale, il più remunerativo in questo periodo di crisi.

Il rap taiwanese - New York ha ufficialmente adottato Lin: il Madison gli ha già intonato il coro ‘MVP’, Spike Lee su Twitter non parla d’altro, il rapper Jin gli ha dedicato una canzone (video a fondo pagina). Linsanity è ormai un intercalare quotidiano tra la Fifth Avenue e Brooklyn e l’attenzione generata dal nuovo fenomeno della Nba è tale per cui il quotidiano australiano Ibtimes ha pubblicato la lista dei cinque appartamenti tra cui il play dei Knicks sceglierà la sua prima casa newyorkese. Condizioni: una sola camera da letto e affitto non superiore ai 6mila dollari al mese. D’altra parte il 23enne è laureato col massimo dei voti in Economia ad Harvard. Mica bruscolini…



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