25 febbraio 2012

All Star Weekend, è Irving la prima stella. Lin non brilla

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Kyrie Irving "Most Valuable Player" della sfida mista tra rookie e sophomore, le matricole e i giocatori al secondo anno

A Orlando il "Team Chuck" assemblato da Charles Barkley batte 146-133 il "Team Shaq" agli ordini di Shaquille O'Neal. Irving, prima scelta assoluta del draft 2011, se ne va con il titolo di Mvp. Delude Jeremy Lin, rivelazione assoluta nell'ultimo mese

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Kyrie Irving, guardia dei Cleveland Cavaliers, domina la scena con 34 punti e firma la vittoria che il 'Team Chuck' ottiene per 146-133 sul 'Team Shaq' nel primo evento dell'All Star Weekend Nba. A Orlando, il fine settimana si apre con la sfida mista tra rookie e sophomore, le matricole e i giocatori al secondo anno. Vince la squadra assemblata da Charles Barkley, che vince la sfida con l'altro manager 'sui generis', Shaquille O'Neal. Irving, prima scelta assoluta del draft 2011, chiude con uno strepitoso 8/8 da 3 punti e un quasi perfetto 12/13 dal campo. Ovviamente, se ne va con il titolo di Most Valuable Player, miglior giocatore della serata. Solo 8'55" di gioco e appena 2 punti per Jeremy Lin: il play di New York, rivelazione assoluta nell'ultimo mese, non lascia il segno nel Team Shaq.

"Linsanity" - "Ho pregato, ho chiesto di non essere tagliato. Ho chiesto di rimanere con la squadra fino alla fine della stagione". Le preghiere di Jeremy Lin sono state ascoltate. Il 23enne play dei New York Knicks un mese fa dormiva su un divano, la sua carriera era un punto interrogativo. All'improvviso, ha sfruttato l'occasione giusta ed è diventato una stella: da carneade a idolo, l"american dream' in versione cestistica è servito, con la ciliegina finale. Convocazione per l'All Star Weekend Nba in corso a Orlando e media in delirio. Lin ha iniziato la stagione come 467.mo giocatore, su 500, nel ranking del network Espn. Nell'ultimo mese, però, è esploso e, per la gioia del commissioner David Stern, si è guadagnato un posto nello spettacolare fine settimana della National Basketball Association. E pazienza se ha giocato meno di 9 minuti nella sfida mista tra rookie e sophomore, le matricole e i giocatori al secondo anno. Il giovane di origine taiwanese ha segnato solo 2 punti: alla fine del match, però, si è trovato ugualmente a dover fronteggiare l'assalto dei cronisti in conferenza stampa. "E' incredibile essere qui, sto cercando di godermi ogni momento", dice l'ex studente di Harvard.
La 'Linsanity', la follia per Lin, ha contagiato tutti. "Sono sorpreso che ancora se ne parli. Io spero che si parli sempre più dei Knicks e non di me", dice quasi a disagio. Lin è l'unico giocatore 'asian-american' sui parquet Nba. "Forse anche per questo devo continuare a dimostrare quando valgo. Devo provarlo a me e a tutti quelli che non credono in me. Molti dicono che non sono abbastanza dotato atleticamente e non sono abbastanza veloce. Non c'è problema".

L'ultima partita, contro i Miami Heat, non è andata bene. I Knicks hanno perso e Lin non ha brillato: "E' successo al college e succederà tra i pro. Io devo solo cercare di migliorare". La fede lo aiuta ad affrontare ogni situazione, anche cestistica. C'è qualcosa di religioso anche nella scelta del numero, il 17. "Lo scorso anno avevo il 7, uno dei numeri attraverso cui Dio si manifesta nella Bibbia. Ho scelto il 17 perché l'1 rappresenta me e il 7 rappresenta Dio. Ovunque io vada, è vicino a me". Qualche settimana fa, Lin ha chiesto un 'aiuto speciale' per evitare il taglio. Il suo contratto, ora garantito fino al termine della stagione, sarebbe scaduto il 10 febbraio. "La data si stava avvicinando. Ero in una cappella con alcuni compagni, mi è stato chiesto di condividere una preghiera: ho detto che avrei voluto rimanere in squadra". Con una serie di prestazioni eccellenti si è guadagnato la conferma. "Altrimenti, avrei pensato di andare a giocare all'estero o nella D-League (la lega di sviluppo della Nba, ndr). O magari mi sarei allontanato per un po' dal basket". Ogni 'piano B' e' stato archiviato. "Adesso penso solo a fare bene in campo", ripete. E' difficile concentrarsi solo sul basket, soprattutto se si gioca a New York. "E' il posto migliore se si pensa ai media: voglio gestire la situazione nel modo migliore, voglio essere sicuro che il mio messaggio arrivi nel modo giusto. Voglio essere un modello positivo", dice.

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