05 gennaio 2013

Pistol Pete, 25 anni dopo: leggenda e dramma di un mito Nba

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Pete Maravich ai tempi dei Jazz (Getty)

Il 5 gennaio 1988, a soli 40 anni, Pete Maravich moriva durante una partitella fra amici in una palestra di Pasadena. Se ne andava così uno dei più spettacolari e rivoluzionari talenti del basket americano

di Lorenzo Longhi

Quando l'autopsia ne rivelò le cause della morte, un medico definì la sua carriera un "miracolo clinico": Pete Maravich era nato infatti senza l'arteria coronaria sinistra. Eppure il cuore di Pete, dopo oltre un decennio di grande basket, si era fermato poco oltre il ritiro: il 5 gennaio 1988, durante una partitella fra amici a Pasadena, il mondo della Nba perse ad appena 40 anni quello che era stato uno dei giocatori più spettacolari della sua storia.

Estetica del gioco, medie realizzative da urlo, gusto puro: calzini alle caviglie e fisico filiforme, "Pistol" valicò la soglia della Nba nel draft 1970, scelto degli Atlanta Hawks. Nella Ncaa, del resto, aveva strabiliato: 44 punti di media nella Lsu - attenzione: senza il tiro da tre - e la sensazione, continua, di dominare le partite e vincerle da solo. No look, cambi di direzione da standing ovation, finte, azioni da giocoliere che, alla fine degli anni '60, solo i più dotati, e sfrontati, si potevano permettere. E sfrontato, "Pistol", lo era di certo, prova ne sia la scelta del numero indossato per la prima volta ad Atlanta: 44, tanto per ricordare a tutti la sua media al College. Non a caso, ancora oggi, è considerato il miglior giocatore universitario di sempre.

23 punti di media da esordiente nella Nba (a fine carriera sarà di 24,2), ma nel suo caso oltre ai numeri c'era molto di più, e qui si parla della capacità di esaltare il pubblico con il suo gioco inedito, tutto velocità e astuzia, opposto a quello più ragionato e lento dei vari Hudson e Bellamy, suoi compagni ad Atlanta. Ma non vinse mai nulla, Maravich, con gli Hawks e nemmeno a New Orleans, dove si trasferì nel 1974 per vestire la maglia degli Utah Jazz. Eppure, anche lì diventò un eroe cult, con una stagione talmente sopra le righe (quella 1976-77) in cui fu il miglior realizzatore con 31 punti di media, si guadagnò un posto nel primo All Star Game e il 25 febbraio 1977, ai New York Knicks (curiosamente, la stessa franchigia che ne subì 100 da Chamberlain), ne segnò ben 68, pur essendo marcato da Walt Frazier, niente meno.

Nella leggenda di Pete c'è tutto, tranne il lieto fine. Gli infortuni alle ginocchia che gli resero tutt'altro che memorabile la conclusione della carriera, nel 1980 con la maglia dei Celtics, la fama di talento perdente, la morte ad appena 40 anni. Sul campo, dopo l'ultimo no look. Amarcord di uno che ha lasciato il segno; tanti anni fa, quando era tanti anni oltre.

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