09 agosto 2014

Vai al college e pratichi sport? Meriti uno stipendio

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La mascotte della squadra di basket della North Carolina (Foto Getty)

Il divieto in vigore da anni di pagare gli atleti è contrario alla normativa antitrust. La sentenza di un giudice distrettuale dà uno schiaffo alla Ncaa e si prepara a ridisegnare il mondo dello sport nelle università, vera industria multimiliardaria

Il divieto in vigore da anni di pagare gli atleti dei college è contrario alla normativa antitrust. La sentenza del giudice distrettuale, Claudia Wilken, dà uno schiaffo alla National Collegiate Athletes Association (Ncaa) e si prepara a ridisegnare il mondo dello sport nei college americani, un'industria multimiliardaria dalla quale finora gli studenti-giocatori sono stati tagliati fuori. Gli studenti-atleti - è la posizione i Wilken - non possono essere considerati amatori, come invece la Ncaa ritiene

La decisione, contenuta in 99 pagine, smonta l'attuale sistema, che vieta agli atleti di guadagnare dall'uso del proprio nome e della propria immagine nei video game e nelle trasmissioni televisive. I fondi raccolti dagli studenti atleti saranno in trust fund, ai quali i ragazzi potranno accedere una volta finito il college. Finora, invece, i miliardari ricavi del basket e del football dei college sono stati spartiti fra la Ncaa, le scuole e gli allenatori, senza consentire ai protagonisti delle sfide di incassare un centesimo. "Gli elevati stipendi degli allenatori e il rapido aumento delle spese delle scuole in strutture sportive suggeriscono che le scuole siano in grado di offrire agli studenti-atleti una quota dei ricavi generati con l'uso dei loro nomi e della loro immagine" afferma Wilken, pronunciandosi sul caso di Ed O'Bannon, l'ex star del basket di Ucla, che ha presentato un'azione legale contro la Ncaa dopo essersi visto in un video anni dopo la laurea.

"E' un importante passo in avanti per gli atleti dei college" afferma William Isaacson, legale di O'Bannon. La Ncaa invece e' critica e prepara l'appello: la sentenza - afferma la Ncaa - "fissa dei limiti ai compensi, la stiamo rivedendo e offriremo i nostri commenti piu' avanti". La Ncaa durante il processo ha cercato di difendere la regola dei giocatori amatori, insistendo sul fatto che se gli studenti che giocano a football o basket vengono pagati questo va a discapito di altri sport che non generano ricavi. Il giudice ha bocciato l'argomentazione. La Ncaa "non ha offerto prove credibili sul fatto che la domanda per i prodotti della Ncaa calerebbe se agli studenti-atleti venisse consentito di ricevere una quota limitata dei ricavi generati dall'uso dei loro nomi e delle loro immagini

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