23 settembre 2015

Addio Yogi Berra, a 90 anni esce di scena una leggenda del baseball

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Fu l'inventore di pillole di saggezza come "non è finita finché non è finita". Era figlio di immigrati italiani, partiti da Cuggiono nel Milanese per arrivare a St.Louis. Ha conquistato 10 World Series su 14 finali, nemmeno Babe Ruth o Joe di Maggio hanno vinto tanto. Simbolo degli Yankees newyorkesi, finì naturalmente nella Hall of Fame

Non è finita finché non è finita. L'inventore di questa pillola di saggezza è stato Yogi Berra, leggendario campione del baseball, morto a 90 anni ma immortale ormai da tempo. Era figlio di immigrati italiani, partiti dal mandamento di Cuggiono nel Milanese per arrivare a St.Louis dove ha imparato per strada quel gioco sconosciuto con altri ragazzi italiani, molti finiti nella Hall of Fame come lui.


Dopo la seconda guerra mondiale, dove aveva partecipato anche allo sbarco in Normandia, è iniziata la sua carriera nel baseball professionistico. Giocava ricevitore, giocava con gli Yankees. Una carriera ispirata, iniziata con un fuoricampo alla prima battuta e continuata dal ‘46 al ‘65 con una serie di successi impressionanti: 10 World Series su 14 finali, nemmeno Babe Ruth o Joe di Maggio hanno vinto tanto.

In campo era la personificazione del suo motto: giocava sempre al massimo, con il suo carattere da italiano che veniva dalla povertà e non mollava mai, perché, appunto, puoi smettere di lottare solo quando la partita è finita. Un duro terribilmente simpatico, con quel fisico sgraziato e quelle sue frasi buffe da filosofo involontariamente comico: il baseball è al 90 per cento fisico, l'altra metà è mentale, se guardi si vedono tante cose, se arrivi a un bivio prendilo, non ho mai detto le cose che ho detto. Aforismi che in America chiamano yogismi.

Un personaggio da cartone animato, e se state pensando che hanno preso ispirazione da lui per creare l'orso Yogi, probabilmente avete ragione. Ma, sia chiaro, Yogi Berra è stato amato e rispettato, è stato sempre vicino agli amatissimi Yankees, è stato ricordato anche dal comune di Cuggiono che per il suo 90esimo compleanno gli ha consegnato le chiavi della città. Q uesta volta la sua partita è davvero finita. Ha vissuto dedicandosi a due cose importanti e le ha conquistate. Perché, come diceva lui: l'amore è la cosa più bella del mondo, ma anche il baseball non è male.

 

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