Condò: "I gesti bianchi del vero Re"

A quasi 36 anni, Roger Federer vive la sua seconda esistenza tennistica con la rapidità necessaria a chi corre contro il tempo. Il Centrale di Wimbledon è il suo club, e l’altro finalista è un invitato: ringrazi per il privilegio, non pagherà nemmeno il campo. È un altro il conto che dovrà saldare...

Nel lungo corridoio che conduce al campo centrale di Wimbledon, Marin Cilic evita accuratamente di incrociare lo sguardo di Roger Federer. Teme di restarne pietrificato, come accadeva a chi guardava negli occhi la Medusa; nella mitologia Perseo riuscì a decapitarla mirandola attraverso uno specchio, e non c’è dubbio sul fatto che Cilic abbia passato la notte di vigilia a macerarsi nella ricerca di un espediente altrettanto geniale per abbattere il fenomeno svizzero. Federer non ha serpenti al posto dei capelli, ma artigli pronti a ghermire la preda appena questa - condizionata dalla paura, o anche solo dal rispetto - impercettibilmente rallenta la sua corsa. È per questo che Cilic non lo guarda. Se entra nel solito ingranaggio dei sorrisi e della stretta di mano, quello che certifica come Roger non patisca alcuna emozione, non ha scampo. Lontano, lontano. Tenersi lontano, o è finita prima ancora di essere iniziata.

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