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Atletica: Europei indoor, Gianmarco Tamberi oro nel salto in alto: "Dedicato all'Italia"

Atletica

Lia Capizzi

Gianmarco Tamberi trionfa nella finale dell'alto degli Europei Indoor di Glasgow superando i 2.32 metri al secondo tentativo: "La dedica è scritta nella maglia che indosso, per la mia Italia". Completano il podio il greco Baniotis e l'ucraino Protsenko

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L'oro di un affamato, un ritorno tanto inseguito. Manca una dedica personale, ce n'è una enorme, collettiva. "La dedica è già scritta nella maglia che indosso. Quando si porta il tricolore c’è l'emozione di rappresentare un intero Paese, io questo l'ho sempre sentito molto. Potrei dire che la dedico a me stesso, per gli ultimi 2 anni tormentati? No. Questo mio oro è per la mia Italia che è il Paese più bello del mondo”.  Gianmarco Tamberi ha una fame enorme, vuole riprendersi tutto quello che gli è sfuggito negli ultimi due anni e mezzo. Quale migliore occasione della pedana di Glasgow, gli è sempre piaciuta, per mettere tutti in riga e dimostrare la pasta da vero campione. "E’ una pedana che mi è sempre piaciuta. Oggi mi sentivo benissimo, nell’allenamento durante il riscaldamento facevo dei salti pazzeschi", rivela con il cuore pieno di gioia l’azzurro. La solita mezza barba, come tratto distintivo e scaramantico, l’halfshave che gli ha pure regalato critiche, in passato, di chi non ha mai compreso l’indole del 26enne finanziere di Ancona. E’ un istrione nella vita e questa sua peculiarità la porta pure in pedana, con naturalezza e senza boria. 'Gimbo' sa come giocare con il pubblico, si presenta con un kilt che ha comprato due giorni prima al suo arrivo in Scozia senza però la valigia smarrita nello scalo aereo di Monaco.

Entra in gara a 2.18 metri, il suo è un percorso netto: 2.22, 2.26, 2.29 in successione, senza alcun errore e con la certezza di essere sul podio. "A dire il vero a metà gara ho iniziato ad avere qualche dubbio – confessa Tamberi rivivendo l’intero andamento della finale di salto in alto. "Non c’era niente che andasse male, era solo una mia sensazione. Però mi capita spesso di avere un attimo di confusione che invece non esiste”. Rimangono in tre, lui, Konstadinos Baniotis e Andrii Protsenko. Il greco e l’ucraino falliscono il primo tentativo a 2.29 e passano. "Quando ho visto i loro errori a 2.29 ho capito che il gradino più alto del podio non me lo sarei fatto portare via da nessuno, lo volevo troppo”. Decisiva l’asticella a quota 2.32, la stessa misura che pochi giorni fa Tamberi ha superato a casa sua, agli Assoluti di Ancona, miglior salto europeo stagionale. Gimbo chiede l’aiuto del pubblico, in mezzo al frastuono dell’Emirates Arena inizia la sua rincorsa completa fatta di 11 passi e supera abbondantemente l’asticella. E’ la certezza della medaglia d’oro perché Baniotis e Protsenko sbagliano, chiudono entrambi con la medaglia d’argento ex-aequo. Tamberi potrebbe subito festeggiare e invece no. È un maestro nel mettere pressione a se stesso, sa di avere sulle gambe misure superiori, vuole continuare a provarci. Sbaglia il primo salto a 2.34 e allora, tentando il tutto per tutto, chiede di far salire l’asticella a 2.36. I rimanenti due tentativi non gli riescono come avrebbe desiderato ma per il momento va bene così, anzi va strabene. "Ho voluto provare ad andare più in alto perché oggi sentivo di valere tantissimo. Ma sono soddisfatto così. Dopo la certezza dell’oro mi sono tornati in mente come in un film tutti gli ultimi mesi, non sono stati facili. Non ne ho voluto parlare spesso, ho preferito starmene zitto perché io adoro le persone positive e volevo tornare ad essere positivo, in privato e in pubblico. Ma avete visto come ho saltato? Ecco, al di là dell’oro quello che mi riempie di gioia è vedere i salti che sono in grado di fare di nuovo. E poi ho rotto un tabù, un titolo europeo indoor non l’avevo mai vinto".

Non saliva sul podio internazionale da due anni e mezzo, da quel magico e pure dannato 2016. L’anno dell’oro mondiale al coperto a Portland (Usa), dell’oro europeo all’aperto di Amsterdam (Ola) e soprattutto l’anno di quel maledetto infortunio alla caviglia sulla pedana di Montecarlo con le successive lacrime nel dover dire addio alle Olimpiadi di Rio. Non è stato facile risalire, tornare il 'Gimbo' di prima. La ricostruzione del legamento deltoideo è stata problematica ma è stato soprattutto l’aspetto mentale il grande ostacolo. Mesi di frustrazioni, il campione marchigiano ha vissuto in bilico tra la volontà di recuperare e la paura di non riuscire più a saltare, il duro lavoro alternato al timore di caricare troppo la caviglia del piede di stacco, la meticolosità degli allenamenti e pure i fantasmi di non riuscire a superare il muro dei 2 metri e 30. Bye Bye. Tutto passato. 'Gimbo' è tornato dove merita di stare. Lassù, in alto.