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È morto Gino Strada, fratello del mondo: era un grande tifoso dell’Inter

LUTTO

Alberto Pontara

Milano e l’Italia perdono uno dei propri migliori esempi. Per l’impegno instancabile, le vite salvate in ogni parte del mondo, la cultura di pace affermata contro ogni guerra. Quelle (tante) iniziative del fondatore di Emergency con l’Inter di Massimo Moratti, la sua squadra del cuore

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Via Durini e via Bagutta distano poche centinaia di metri. Sono i due confini opposti di San Babila, centro del centro di Milano, quello delle sedi delle società finanziarie, dei mega studi, a pochi passi dal Duomo. E piazza dei paninari negli anni ’80. In via Durini c’era l’Inter di Massimo Moratti, in via Bagutta c’era la sede di Emergency. Anno 1994, Gino Strada, sua moglie Teresa (indimenticabile protagonista e animatrice dell’associazione, scomparsa nel 2009) e un gruppo di amici decidono di dare vita a un progetto straordinario: andare nelle zone di guerra più inaccessibili e difficili, dove neanche l’Onu riusciva spesso ad arrivare, e portare aiuto sanitario senza guardare alle divise, alle fazioni, alle parti in causa. Sono passati quasi trent’anni e dal Kurdistan all’Afghanistan, dall’Iraq fino ai quartieri più poveri delle città italiane, Emergency ha salvato vite, curato bambini, persone, rimesso al centro l’importanza della vite degli esseri umani. Sale operatorie e centri di riabilitazione resi possibili dall’instancabile impegno di Gino e delle centinaia, oggi migliaia di volontari dell’associazione. E non solo l’attività sul campo, ma anche l’impegno per diffondere una cultura di pace contro ogni guerra, la lotta contro la produzione di mine antiuomo, contro quegli odiosi “pappagalli verdi” che purtroppo hanno spezzato e spazzato migliaia di vite dei più piccoli (fu il titolo di un suo libro del 1999 “pappagalli verdi”): mine che somigliano a giocattoli, le cosiddette “mine farfalla”. E grazie anche all’impegno di Emergency, nel 1997 in Italia è stata approvata una legge contro la produzione e il commercio di mine antiuomo.

Le iniziative con l'Inter di Moratti

Da quei piccoli e un po’ caotici, ma sempre vivi e attivi, uffici di via Bagutta, con un via vai di volontari, Teresa al telefono, Cecilia che già seguiva i passi di genitori così straordinari, a via Durini: poche centinaia di metri, dicevamo. La sede di una squadra che si chiama Internazionale e un presidente, Massimo Moratti, che sposa da subito la causa di Gino Strada: non si contano le iniziative promosse dal club nerazzurro a favore di Emergency, dalle multe ai giocatori devolute ai progetti dell’associazione, a raccolte fondi in collaborazione con gli Inter club, alle iniziative con gli Inter Campus. Gino e Teresa, entrambi da Sesto San Giovanni ma diventati simboli di Milano. Gino, tifosissimo dell’Inter, e Massimo, Teresa e Milly: due famiglie che hanno rappresentato al meglio quella Milano concreta e molto pratica quando si tratta di fare qualcosa per gli altri, quello spirito ambrosiano che scorre dentro la città, il suo vero fiume. Come quando, dopo il triplete, Gino e Massimo si misero d’accordo: i tifosi con 5 euro potevano fare la foto con la Champions, e quei 5 euro finivano per sostenere un progetto di Emergency in Congo. O come quando i nerazzurri scesero in campo con la patch “20” per festeggiare i venti anni dell’associazione. Gino Strada è morto e il senso di vuoto è enorme. Mancherà a tutti quelli che credono che la pace abbia bisogno di gesti concreti. Mancherà a Milano, che perde uno dei suoi migliori esempi. Mancherà a una generazione che dal 1994 ha sostenuto in tanti modi quel progetto che sembrava una follia, comprando e regalando ad amici e parenti quella maglietta bianca con la E rossa, mettendo la firma sul 5x1000 dalla prima dichiarazione dei redditi fatta, qualcuno è diventato medico o infermiere e ha messo a disposizione la sua professionalità. Il motto fondativo dell’Inter recita: "Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo". Se c’è stato un vero fratello del mondo, quello è stato Gino Strada.