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L'allenatore va in tribuna, il derby dell’autogestione va al Milan. Ma hanno vinto tutti

Calcio

Paolo Ghisoni

Quando si legge di un torneo, soprattutto Under 14, si ha la tendenza istintiva a vedere solo chi ha vinto, contro chi, quanto e con che marcatori. Conta insomma l'albo d'oro. Vedere chi alza la Coppa, chi festeggia e chi dovrà rifarsi alla prossima occasione. Ecco, al Trofeo Caroli Hotels di Gallipoli, proviamo anche a fare una cronaca diversa

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La Giovane Italia IN CAMPO, come sperimentazione, impone riflessioni che vanno al di là della vittoria rossonera in finale sui cugini interisti.

Hanno vinto tutti in questa manifestazione. A cominciare dalle 8 big che hanno aderito alla formula "allenatore in tribuna". Passando per le dilettanti che hanno accettato di confrontarsi con le pari età professionistiche, rifiutando il balzello dell'anno in più. Ma soprattutto hanno vinto gli allenatori e i responsabili dei settori giovanili che hanno capito come sia il momento di proporre un modello di calcio giovanile più a misura di ragazzo. Cercando di smorzare polemiche e isterismi collettivi da spalti.

Vedere quattro ragazzi in veste "Mister" per un giorno, bagnati come pulcini, sgolarsi, studiando da soli mosse tattiche per sorprendere i rivali, è un esempio forte. Per giunta quando c'è di mezzo una gara sentita e in una finale di un torneo Internazionale.

Ma anche e soprattutto chi in finale non c'è arrivato, come detto, merita più di un plauso. A cominciare dalla terza classificata, quel Sassuolo di mister Francesco Cattani, che senza perdere una gara, cede ai rigori in semifinale e dopo le lacrime di quasi tutto lo spogliatoio, il giorno seguente si rialza e batte la Lazio. Con una proposta choc che i ragazzi lanciano all'allenatore. "Ehi mister, ci siamo divertiti. Quando ci proviamo in campionato?"

Ma anche Roma e Juventus, al secondo anno di "laboratorio". Che hanno perfettamente colto l'essenza del "lasciamoli giocare" e di cosa si capti come messaggio dalle tribune. Piero Panzanaro, allenatore dei bianconeri, vede nell'idea un entusiasmo contagioso e ancora inzuppato dall'acqua rilancia all'anno prossimo la sfida del suo gruppo. Ma anche Davide Brunello del Genoa e Marco Mandelli dell'Inter notano come il divertimento e la responsabilità di fare cose che i ragazzi di solito danno per scontate (trovarsi il riscaldamento impostato, la gara con movimenti già calendarizzati da adulti, pensare ed eseguire eventuali cambi) sia un perfetto mix di crescita. Nicola Saviolo del Veronainvece deve gestire il suo "primo allenatore" che ha troppa personalità e a tratti sceglie la via autoritaria. Mentre Andrea Camanzi della Spal, si trova catapultato nella scelta obbligata del suo gruppo su un unico elemento. Lui si diverte, i compagni lo riconoscono come "il più bravo " e allora veramente un adulto che deve fare se non lasciare il calcio in mano ai protagonisti sul campo?

Chiudiamo con una nota di colore che la dice lunga sui passi da gigante che dobbiamo compiere a livello culturale e sportivo. Presenti per la prima volta, i giapponesi (scuola calcio, non professionisti) del Fourwinds Japan. Tra poche parole di italiano e tanta educazione, giocano la loro di qualificazione contro la Juventus e si accorgono della "anomalia" in panchina. “Perchè la Juventus contro di noi in panchina viene gestita dai due ragazzi?” Rapido consulto tra traduttore e mister. Spiegata l'idea, ecco che mister Keitaro, durante la gara, saluta i propri ragazzi con due parole due, prende la strada della tribuna e si conforma al format del torneo. Senza chiedere spiegazioni, senza che gli si debba spiegare nulla. Senza, soprattutto, che lo si debba convincere. Una forma di rispetto silente che la dice lunga su come a calcio si possa essere un top club senza vincere un torneo.