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L'Italia deve guardare al futuro: da chi ripartiamo?

Mondiali

Federico Aquè (in collaborazione con "l'Ultimo Uomo")

La Nazionale di Ventura è stata la più anziana in Europa nelle ultime qualificazioni ai Mondiali, eppure il talento da cui ripartire c’è, in ogni reparto e per tutti i gusti

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Con la mancata qualificazione ai Mondiali del prossimo anno si è definitivamente chiuso un ciclo. Buffon, De Rossi e Barzagli hanno dato l’addio alla Nazionale al termine della rimonta fallita contro la Svezia e potrebbero essere seguiti da Chiellini, che non ha ancora deciso, ma sta pensando seriamente anche lui di chiudere la sua carriera azzurra. Dovesse confermare questa scelta, in un colpo solo l’Italia perderebbe quattro tra i giocatori con più presenze nella sua storia. Buffon è il recordman assoluto, De Rossi è quarto, Chiellini ottavo.

L’aver anticipato di qualche mese un ricambio generazionale per certi versi brutale, ma ormai impossibile da rimandare (sia Buffon che Barzagli sembrava potessero lasciare già dopo gli Europei), è uno degli effetti collaterali di un fallimento le cui ripercussioni, a ogni livello (tecnico, economico, ma anche sociale), sono persino difficili da quantificare. Nessuna squadra sopravvive senza una programmazione chiara di medio-lungo periodo, e vale soprattutto per le Nazionali, i cui orizzonti temporali sono scanditi dalle grandi competizioni.

Il vuoto lasciato dal nucleo storico andrà riempito da una generazione che dovrà accompagnare la Nazionale fino ai Mondiali in Qatar nel 2022. Tra i compiti di Gian Piero Ventura c’era in realtà proprio quello di preparare un nuovo ciclo inserendo in squadra i giocatori che avrebbero dovuto prendere il posto dei più esperti. Ma il CT ha utilizzato soprattutto gli stage e un test non ufficiale con San Marino di fine maggio, finito 8-0 con una formazione ampiamente sperimentale, per allargare il gruppo dei possibili candidati alla maglia azzurra e testare il loro livello. Quando la posta in palio si è alzata ha invece preferito rifugiarsi nell’affidabilità garantita dai giocatori più esperti: l’età media degli undici giocatori più utilizzati nell’ultimo anno è mezzo sfiora i trent’anni, se ci concentriamo sull’undici iniziale contro Israele è stata di 30,7, la più anziana in assoluto in Europa durante le qualificazioni. E più si è alzato il peso della partita e più ci si è rifugiati nell’anzianità: contro la Svezia la formazione azzurra superava i 31 anni di età media.

Rinnovare la tradizione difensiva

Nonostante l’impressione di totale immobilità, qualcosa si è mosso: Ventura ha fatto esordire diversi ragazzi che, ciascuno di noi si augura, rappresenteranno il blocco della Nazionale negli anni a venire. È da loro, ovviamente, che si dovrà ripartire. Innanzitutto da Gianluigi Donnarumma, abbracciato a lungo da Buffon alla fine della partita contro la Svezia, l’immagine plastica del passaggio di consegne tra i due portieri. Donnarumma ha già collezionato quattro presenze con la maglia azzurra, tutte in amichevole: non dovrebbero esserci dubbi sul fatto che sarà lui a raccogliere l’eredità di Buffon. Quello del portiere del Milan è stato il primo nome citato da Buffon nell’intervista post-partita, ancora in lacrime.

Nonostante il probabile ritiro di tre delle quattro colonne portanti storiche della nostra difesa, il futuro del reparto difensivo sembra ancora luminoso e poter rinnovare la nostra tradizione. Barzagli e Chiellini dovrebbero essere sostituiti da Rugani e Romagnoli. Al di là alle quattro presenze concesse da Ventura, Rugani ha nel suo bagaglio l’esperienza maturata alla Juve come compagno dei due difensori che è chiamato a sostituire sia con la maglia azzurra che con quella bianconera. Il minutaggio accumulato in questi anni è stato inferiore alle aspettative, ma nella prima parte del campionato in corso Rugani è stato il difensore centrale più utilizzato da Allegri dopo Chiellini. La mancata qualificazione ai Mondiali dovrebbe accelerare il suo inserimento anche in Nazionale. Romagnoli è invece un punto fermo del Milan da un paio di stagioni e per caratteristiche (è mancino, può giocare nella difesa a 3 e a 4 e all’occorrenza anche da terzino) è il difensore che occuperebbe con maggiore naturalezza il posto lasciato da Chiellini.

Non si può poi dimenticare Mattia Caldara, anche lui erede designato di Barzagli e Chiellini alla Juve, che non ha ancora esordito in Nazionale, limitandosi a una presenza nel test non ufficiale contro San Marino, in cui peraltro ha segnato un gol. Caldara è abituato a giocare come centrale di una difesa a 3, ovvero il ruolo di Bonucci, l’unico punto fermo al momento, e per questo il suo inserimento sembra poter essere più diluito nel tempo.

Sulle fasce la necessità di un ricambio generazionale è meno incombente, ma è la zona di campo dove l’Italia può fare il salto di qualità più grande rispetto a questa generazione. Ventura ha fatto esordire Andrea Conti e Davide Zappacosta, che dovrebbero garantire continuità in quel ruolo, tenendo presente anche la disponibilità di Alessandro Florenzi, sia in caso di difesa a 4 che di centrocampo a 5.

Le due partite contro la Svezia hanno sottolineato soprattutto un vuoto tecnico nel ruolo di terzino sinistro. È mancato un mancino in grado di crossare con precisione senza essere costretto a rientrare sul destro come Darmian - una lacuna evidenziata soprattutto durante il ritorno. A coprire questo vuoto potrebbero pensarci Barreca, convocato per uno stage da Ventura, ma soprattutto Emerson Palmieri e Leonardo Spinazzola. La possibile scalata in Nazionale del terzino della Roma è stata interrotta da un grave infortunio al ginocchio, ma ha ancora 23 anni e, col presupposto che si riprenda completamente, le stagioni migliori della carriera davanti a sé. Tecnicamente il suo innesto fornirebbe finalmente all’Italia un esterno basso moderno, in grado di giocare entrambe le fasi con la stessa qualità. Emerson Palmieri funzionerebbe bene sia nella difesa a 4 che come esterno di un centrocampo a 5, una posizione in cui troverebbe il proprio posto anche Leonardo Spinazzola, che Ventura ha già fatto esordire, anche se nel contesto, inedito per lui, di esterno basso a sinistra di una linea a 4.

Il centrocampo, il reparto da rivoluzionare

A centrocampo l’addio di De Rossi potrebbe lanciare definitivamente Jorginho, protagonista di un’ottima prestazione contro la Svezia nella sua prima partita da titolare con la maglia azzurra. Il regista del Napoli ha 26 anni e può essere un punto fermo nell’immediato, anche se molto dipenderà dal tipo di approccio tattico che sceglierà il nuovo CT. Nonostante la buona prestazione di ieri, Jorginho si esprime al meglio in un contesto associativo, connettendosi con giocatori che amano scambiare la palla a terra e velocemente.

Dal tipo di modello tattico che l’Italia vorrà impostare passeranno ovviamente le fortune di Marco Verratti, forse il talento di questa gestione con più sproporzione tra aspettative e rendimento. Va detto che, per caratteristiche, il centrocampista del PSG è stato il più penalizzato dall’idea di calcio di Ventura, che ha fatto spesso e volentieri a meno del palleggio a centrocampo. Una situazione emersa drammaticamente nella scadente prestazione dell’andata contro la Svezia. Verratti ha ancora 25 anni e può essere inserito ancora al centro della nuova Nazionale, sia come play basso che come mezzala: avere Jorginho accanto potrebbe aiutarlo come nel club lo aiuta la presenza di Thiago Motta.

Allungando lo sguardo ai prossimi anni bisognerà però sicuramente trovare alternative e nuove risorse. Ventura ha lanciato Pellegrini, Cristante e soprattutto Gagliardini, l’unico a cui ha concesso più di una presenza (De Rossi aveva parlato di lui, fin dalla prima convocazione, di un futuro "pilastro" di questa squadra). Parliamo di giocatori su cui fino a poco più di un anno fa non riponevamo nessuna speranza e che, per quanto fatto vedere con i rispettivi club, sembrano già pronti a entrare in pianta stabile nel gruppo. 

Insieme a queste certezze potrebbero vedersi Benassi, convocato da tre diversi CT (Prandelli, Conte e Ventura) senza mai esordire, e Barella, probabilmente l’U-20 dal rendimento più elevato in questa prima parte di stagione, chiamato di recente da Ventura per le ultime partite del girone di qualificazione. Oppure, si possono fare i nomi di Mandragora (che ha fatto un ottimo Mondiale Under-20) e Murgia, talenti di cui si parla da tanto che stanno iniziando a emergere e di cui sarà interessante seguire l'evoluzione.

Tutte le promesse dell’attacco

Durante questo ciclo di qualificazioni l’Italia è stata in grande difficoltà a produrre gioco offensivo. Eppure  negli ultimi anni quello offensivo è il reparto in cui l’Italia sta producendo più talento, in controtendenza con gli ultimissimi anni, almeno sulla carta.

L’esordiente a cui Ventura ha dato maggiore spazio è stato Andrea Belotti, il più giovane tra gli undici più utilizzati nell’ultimo anno e mezzo. Belotti è ovviamente un riferimento nell’immediato e per il futuro, anche se il prossimo CT dovrà probabilmente chiarire la questione della sua compatibilità tecnica e tattica con Immobile, che farà senz’altro parte del prossimo ciclo. L’altro centravanti che ha esordito in Nazionale con Ventura è Andrea Petagna, ingranaggio fondamentale nel sistema di Gasperini all’Atalanta il cui talento - che ha dei limiti - dovrebbe però adattarsi a un contesto presumibilmente lontano rispetto a quello a cui è abituato.

Se pensiamo a giocatori creativi abituati al ritmo alto del calcio di primo livello possiamo consolarci con l'idea che con la maglia azzurra dell'Italia dobbiamo ancora vedere il meglio di Insigne e che, se si immaginano sistemi che utilizzano esterni offensivi in questo momento abbiamo molti giocatori rapidi e tecnici. Le grandi prestazioni col Bologna hanno aperto le porte della Nazionale a Simone Verdi, titolare nella partita contro la Macedonia a Torino. È sicuramente tra gli esterni offensivi da tenere in maggiore considerazione, insieme a una coppia di talento formata da due ragazzi in un momento molto diverso delle rispettive carriere: Berardi e Chiesa, entrambi titolari nel test contro San Marino. La stella del Sassuolo sarebbe idealmente uno dei punti fermi del nuovo gruppo azzurro, ma i problemi fisici e lo scadimento delle prestazioni nell’ultimo anno e mezzo sembrano averne rallentato la crescita. Tenendo in considerazione l’Europeo U-21 giocato a giugno, sembra più pronto invece Federico Bernardeschi, che a 23 anni e alla sua prima stagione alla Juventus è comunque in un momento delicatissimo della sua carriera. Chiesa è invece in rampa di lancio, per il ruolo sempre più importante che gli è stato cucito sia dalla Fiorentina che dall’U-21: nonostante abbia appena 20 anni non stupirebbe vederlo da subito tra le prime convocazione del nuovo ciclo.

Poi ci sarebbero delle scommesse vere e proprie, giocatori comunque giovanissimi che però stanno cominciando a mostrare una qualità superiore alla media, come Orsolini, reduce da un grande Mondiale Under-20. Insomma, anche in avanti c'è di che sperare. La base resta, quello sempre, il lavoro e la sua programmazione.

L’aver inserito, seppur gradualmente, alcuni dei giocatori sui quali è presumibile verrà costruita l’Italia del futuro è l’eredità più consistente lasciata da Ventura. L’averlo fatto troppo poco è forse uno dei suoi più grandi limtii. È difficile dire in quanti di questi giovani siano già pronti per riempire il vuoto lasciato da chi ha dato l’addio o lo darà nei prossimi mesi, e forse la base di talento disponibile non è così ampia per guardare con serenità al futuro dopo un fallimento di queste proporzioni.

Le due grandi competizioni giovanili giocate quest’anno, il Mondiale U-20 e l’Europeo U-21, pur ricchi di segnali incoraggianti, hanno confermato quanto sia ampia la distanza che separa l’Italia dai migliori movimenti calcistici. Sia l’U-20 che l’U-21 sono arrivate fino alle semifinali, ma sono state battute in modo netto dall’Inghilterra e dalla Spagna rispettivamente, mostrando uno scarto in esperienza e qualità che dovremo trovare il modo di colmare nei prossimi anni.

Come dichiarato da Buffon a caldo nel post-partita, la mancata qualificazione ai Mondiali in Russia è la sconfitta di un intero movimento che, si spera, metterà di fronte alle proprie responsabilità chi l’ha gestito in questi anni. Dovremo sicuramente ripartire dai ragazzi di maggiore talento che si sono affacciati in Nazionale nell’ultimo anno e mezzo, ma serviranno soprattutto un ricambio consistente e una nuova mentalità ai vertici del sistema, che favorisca una programmazione chiara nel medio-lungo periodo, oltre che un CT in grado di organizzare il talento a disposizione meglio di quanto fatto da Ventura.