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Il derby della vendetta e dei rimpianti

Premier League

Daniele Morrone

Dopo il primo tempo il City sembrava pronto a festeggiare il titolo, ma Mourinho e Pogba hanno inaspettatamente ribaltato tutto

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Anche se il Manchester City di Guardiola era ancora ferito da quanto successo a Liverpool in settimana, il derby con lo United sembrava l'occasione giusta per fare festa. Per poi andarsi a giocare le sue possibilità di rimonta sul Liverpool, con la consapevolezza di aver già scritto una delle più belle pagine della storia del club (e della Premier League).

Il City ha persino chiuso il primo tempo in vantaggio per 2-0, restituendo una sensazione di dominio assoluta. A quel punto, però, la squadra di Mourinho si è ribellata all’idea di assistere alla festa dei cugini, con un plot twist degno del campionato più spettacolare al mondo, ha ribaltato completamento il risultato dell’incontro. Fino a pochi giorni fa sarebbe stato assurdo parlare di un'ipotetica fragilità per il City di Guardiola, oggi invece non è così azzardato pensare che il Liverpool possa aver aperto una ferita insanabile, di cui l’avvoltoio Mourinho ha subito approfittato.

Non sapremo mai con esattezza cosa sia successo nei due spogliatoi all’intervallo, se in quello del City stava già festeggiando il titolo mentre Mourinho chiedeva ai suoi di non continuare a fare i "clown" alla festa scudetto dei cugini, ma se lo United del primo tempo era una squadra svuotata - che ha creato esattamente zero xG, tirando in porta zero volte, contro le nove di un City pimpante e ansioso di prendersi la Premier League -  nel secondo la squadra di Mourinho aveva tutta un’altra vitalità.

Va detto che anche a fronte di una pericolosità aumentata, il Manchester United nel secondo tempo è stato soprattutto bravo a massimizzare i profitti delle occasioni create. Se questa rimonta ha una faccia è senz’altro quella di Paul Pogba, che ha dominato in tutte le fasi di gioco, aumentando i rimpianti per questa stagione storta, passata in gran parte lontano dai riflettori e dal campo da gioco.

Gli Expected Goals restituiscono il valore delle occasioni create. La cosa più importante, però, resta saperle sfruttare. Il City ha creato un numero di occasioni che statisticamente avrebbero potuto generare 3 gol. Lo United poco più di 1. 

Il City con il falso nove

La partita può essere interpretata anche attraverso le prestazioni dei due giocatori che l’hanno determinata più in profondità: il primo tempo è stato quello di Sterling; il secondo di Pogba. 

Il City è partito ancora scosso da quanto successo in settimana, senza quella fluidità nel possesso che lo ha reso celebre. La prima mezz’ora della partita è stata un lento crescendo, finito nel dominio totale del City. A premiare la squadra di Guardiola è stata l’idea di schierare Sterling da falso nove: una situazione già vista nel derby d’andata, quando però la presenza di Gabriel Jesus dava una lettura più facile alla difesa dello United.

La presenza di due esterni diversi tra loro come Sané e Bernardo Silva non ha generato dei movimenti meccanici, rendendo quindi difficile per la difesa anticipare la posizione di ricezione di Sterling, che si è mosso tantissimo per offrirsi in appoggio sulla trequarti centrale e formare un lato forte sull’esterno. Sono state poi le mezzali, David Silva e Gündogan, ad avanzare nello spazio lasciato da Sterling, offrendo al City un giocatore sempre libero in verticale, raggiungibile con un passaggio in diagonale sul lato opposto a quello in cui si era spostato Sterling.

La difesa dello United non è stata capace di anticipare le ricezioni di Sterling, e quindi il movimento delle mezzali, preferendo reagire e serrando i ranghi, difendendo a uomo e uscendo in modo aggressivo solo sul portatore di palla. Una soluzione che ha comunque rallentato l'attacco del City.

Il grafico dei passaggi (con la grandezza dei tondi e lo spessore delle linee che aumenta all'aumentare dei passaggi effettuati) mostra chiaramente come per il City fosse il lato sinistro quello preferito per costruire le proprie azioni.

La scelta dello United ha lasciato il City libero di fare quello che gli riesce meglio, cioè far correre la palla, sfruttare l’ampiezza del campo. Con il tempo è diventato un problema troppo grande per lo United: per quanta attenzione ci potesse essere nei passaggi di consegna delle marcature e nell’uscita dalle linee per andare in anticipo, la palla andava sempre più veloce dell’uomo con la maglia rossa. Il City non è riuscito a disordinare lo schieramento dello United, ma ha generato continuamente superiorità numerica, facendo girare il pallone fino a trovare il momento in cui giocare alle spalle dell’avversario.

Qui sopra si vede una situazione specifica, in cui Sterling è venuto incontro per chiudere il triangolo con Danilo, che sale insieme a Bernardo Silva e a David Silva, dall’altra parte. Smalling ha seguito Sterling ma la sua posizione al centro della linea difensiva viene presa da Matic.

I due gol sono arrivati a cinque minuti di distanza l’uno dall’altro. Il secondo è quello più interessante, perché arriva in seguito a un lancio errato di De Gea (in tutta la partita ha sbagliato 18 lanci su 28). La palla è finita direttamente sui piedi di Sané con il City in superiorità numerica, Sterling si è mosso verso l’esterno e Silva ha taglia verso il centro. Il City ha creato un lato forte dove la difesa dello United è stata costretta a collassare. A finalizzare ci ha pensato il talento di Sterling, e quello di Gündogan, che porta al triangolo da cui viene fuori il gol del tedesco, che con una veronica al momento del primo controllo si libera di Matic e può arrivare al tiro. Una buona sintesi, insomma, di come la tattica e la tecnica debbano sempre andare a braccetto. La tattica serve proprio a mettere il talento nelle condizioni migliori di esprimersi.

I 25 minuti di Pogba e l’effetto Premier

Mourinho da tutta la stagione si danna per rianimare una squadra resa piatta dalle sue stesse scelte. Nel secondo tempo lo United è fiorito grazie a delle scelte in controtendenza: Mourinho ha consegnato le chiavi del gioco al duo di mezzali formato da Pogba e da Ander Herrera, due giocatori compatibili tra loro e in grado di dare finalmente iniziativa ad una squadra altrimenti esageratamente reattiva. Dei due, ovviamente, quello a finire in copertina è Paul Pogba.

Forse perché non avevano nulla da perdere, o forse semplicemente perché il City aveva mollato dal punto di vista agonistico una gara che sembrava segnata, lo United è rientrato in campo con un’energia mai vista prima, alzando il baricentro. Il nuovo atteggiamento ha avuto un impatto immediato e dopo 3 minuti di partita è arrivato il primo tiro in porta, con Pogba da fuori area, ma sono appunto i 3 minuti di United nella metà campo del City a ridare coraggio alla squadra di Mou. Il City ha risposto con una traversa di Gündogan, ma il fatto stesso che la partita si fosse riaperta premia il cambio di mentalità dello United: adesso gi uomini di Mourinho cercano attivamente di indurre all'errore i giocatori del City, non si limitano più a reagire e aspettare.

In questo contesto, passa quasi in secondo piano un aggiustamento tattico di Mourinho. Lo United si mette con Lingard sulla trequarti centrale, Lukaku attaccante destro e Sanchez attaccante sinistro. Un cambiamento rispetto al tridente iniziale - che aveva Lingard esterno destro - che ha permesso al centrocampo dello United di essere fisicamente dominante e in superiorità numerica (4 vs 3) rispetto a quello del City.

Mourinho ha agito sulla testa dei giocatori, ma è stato anche un piccolo aggiustamento tattico a permettere la rimonta dello United.

Lingard è libero di muoversi e può quindi andare in pressione su Fernandinho, alzando il baricentro. Qui il numero 14 era andato in pressione sull’esterno, ma appena il City passa per Fernandinho ci si fionda e propizia l’intercetto di Alexis.

In un contesto del genere viene fuori tutto lo strapotere fisico e tecnico di Pogba, che ora ha finalmente più giocatori con cui associarsi e può giocare il pallone in zone pericolose. Il primo gol nasce da una combinazione fra Pogba ed Herrera: da una rimessa laterale offensiva in Pogba protegge palla ed Herrera la fa circolare verso l’esterno per Alexis, poi dal cross del cileno è proprio Herrera, in area, che di petto la serve a Pogba.

Tre minuti dopo Pogba si butta in area per chiudere un triangolo lungo con Sanchez, sovrasta Otamendi di testa e pareggia la partita.

Il controllo di Pogba è perfetto: manda fuori tempo Bernardo Silva, gli permette di servire Alexis e concede a Lindard il tempo di fare il taglio per allungare la difesa del City. Il taglio di Lingard crea spazio a Pogba che può così chiudere il triangolo del cross di Alexis arrivando in corsa e umiliando Otamendi.

Il pareggio crea il contesto ideale per la squadra di Mourinho perché costringe il City ad accettare un campo più aperto e occasioni da entrambe le parti per andare a vincere. Se il pallone schizza da una parte all’altra del campo il controllo del City viene meno e si instaura il fattore Premier tanto temuto da Guardiola, che era riuscito a governarlo fino a oggi. Il ritmo impazzito della partita annulla tutti i vantaggi tattici del gioco di posizione.

La seconda parte del secondo tempo è il trionfo del fattore Premier ed è quindi la vittoria di Mourinho: arriva il gol di Smalling del 3-2 da una punizione calciata da Alexis e arrivano rapidamente tutti i cambi del City con Gabriel Jesus, De Bruyne e Agüero per Bernardo, David Silva e Gündogan. Mossa che a tutti gli effetti accetta il contesto e che punta a finalizzare le occasioni che l’effetto Premier genera in una partita. Il City, però, queste occasioni non riesce a sfruttarle. O meglio: De Gea riesce a neutralizzarle tutte, facendo ancora una volta la sua parte nella vittoria dello United.

È stato il derby della vendetta, ma anche dei rimpianti. Non solo quelli del City, che dovrà rimandare la festa, ma anche quelli di uno United che forse avrebbe potuto credere più a fondo alle proprie qualità, e a quelle della sua stella, Paul Pogba.