Keita & Inzaghi: i destini incrociati degli uomini derby
Serie A
Il senegalese non rinnoverĂ il contratto ma decide il derby con 2 gol, talento ed esultanza polemica; mentre l'allenatore biancoceleste neanche doveva essere in panchina, Lotito aveva scelto Bielsa e "Simoncino" stava per fimare con la Salernitana. Due storie, due cammini che si intrecciano...
Odi et amo. CosĂŹ: perchĂŠ se dovessimo riassumere la storia tra Keita e la Lazio prenderemmo spunto dal "carme" di Catullo. Breve ed efficace. Emblematico. Sgridato, poi perdonato. Incompreso, poi capito. Fuori rosa, poi reintegrato. Fino al derby di domenica deciso con una doppietta delle sue, talento e polemica (ps: visto l'esultanza? Sotto la tribuna di Tare e Lotito...). Col mercato sempre alla porta, pronto a bussare forte per chiamare quel '95 lĂŹ, che venne cacciato dal Barcellona per aver messo del giacchio nel letto di un compagno. Ora maturato e pronto al grande salto: Juve, Milan, lâestero (il Monaco ci aveva fatto un pensierino). Contratto in scadenza nel 2018, si scatenerĂ un'asta: tutti pazzi per Keita.
Protagonista in partenza
Diciamolo dai: il senegalese ti fa arrabbiare ma è impossibile farne a meno, vero Inzaghi? Tom&Jerry del pallone tra âscreziâ e sorrisi. Protagonisti inattesi di una Lazio che corre veloce e non si ferma, che sale sempre piĂš su. Vincendo il derby e puntando lâEuropa, il quarto posto: âPensiamo partita dopo partitaâ. PerchĂŠ Inzaghi accompagna la corsa di Lulic ed esplode al gol di Keita, doppietta personale e13esimo gol in Serie A. Stagione da top player. E Inzaghi? Sorride, starring di stagione (anche) grazie a lui. Insomma, Keita Balde è cosĂŹ: è quell'alunno geniale che ne combina di tutti i colori e tu lo sgridi, lo rimproveri. Urli. Perdi unâora del tuo tempo a spiegargli che cosĂŹ non si deve fare, che forse applicandosi di piĂš potrebbe fare meglio; ma che alla fine, si sa, prendi sottobraccio a fine lezione, come ha fatto Inzaghi. Sorridendo. Una contraddizione chiamata Keita, che adesso dovrĂ decidere se restare o andare via. Dubbio amletico nel romanzo della Lazio. Sempre piĂš coinvolgente.
Inzaghi e la Lazio, destini incrociati
Guardarli insieme ha dell'incredibile. Dell'inaspettato. PerchĂŠ ad agosto, dopo la âfugaâ di Keita prima dellâamichevole col Cardiff e le stilettate via comunicato, nessuno lâavrebbe immaginato. Senza dimenticare lâAtalanta, il âfintoâ infortunio e il volto di Inzaghi in sala stampa: âSono basito dal suo comportamentoâ. Ora qualcosa è cambiato. Che non è il film con Jack Nicholson o una sceneggiatura nuova, soltanto la realtĂ . Prendiamo Inzaghi ad esempio, uno che al derby neanche ci doveva essere. Lotito aveva scelto Bielsa, âSimoncinoâ era in ciabatte a Milano Marittima in attesa di firmare con la Salernitana; risultato? El Loco non arriva neanche a Fiumicino e Inzaghi firma per un anno. Scetticismo, critiche, una conferenza stampa di (ri)presentazione in cui è felice soltanto lui. Ad Auronzo, poi, câè chi disdice le prenotazioni delle camere: âTanto dura 5 gare, poi va viaâŚâ. Profeti fallimentari.
CosÏ Inzaghi si è preso la Lazio
Inzaghino ha conquistato la piazza col lavoro, lâumiltĂ e il sorriso. Quei modi gentili che lâhanno sempre contraddistinto fin da calciatore, quand'era soprannominato âCiabattoneâ e conosceva a memoria le formazioni degli avversari. GiĂ informatissimo. Come Pippo, fratellone di una vita fresco di promozione col Venezia. Rapporto splendido tra i due: âQuando finisce le partite riceve sempre sempre due chiamate, una del padre e lâaltra di Filippoâ. Questi i racconti di chi lo conosce bene. Pragmatico, ma sanguigno. Scaramantico fino al midollo: ai tempi della Primavera biancoceleste, tra successi e giovani lanciati, beveva sempre una bottiglia di vino col suo staff prima di ogni gara. "Una tradizione!". E oggi quelle persone sono accanto a lui in prima squadra: Fabio Ripert (preparatore atletico), Ferruccio Cerasaro (match analyst) e Massimiliano Farris (vice-allenatore). Non si sente un filosofo, ha la testa sulle spalle, non ha paura di lanciare i "suoi ragazzi" avuti nelle giovanili (Lombardi, Crecco, Murgia, Strakosha). E se gli dicessero che è un "predestinato" probabilmente non sarebbe d'accordo: "Senza il mio gruppo non sarei qui", risponderebbe. Umile. Era in ciabatte a Milano Marittima, Inzaghi. Ora vince il suo secondo derby stagionale ed è finale di Coppa Italia. SĂŹ, qualcosa è cambiato.Â
