In Evidenza
Tutte le sezioni
Altro

Per continuare la fruizione del contenuto ruota il dispositivo in posizione verticale

Bergomi al Club: "Napoli, perché hai smesso di credere allo scudetto?"

Serie A

L'opinionista fa il punto sulla corsa scudetto degli azzurri: "Non ho visto cattiveria nei loro occhi, forse non ci credono più". Resa che sembra trapelare anche dalle parole dei protagonisti. "Finche l'aritmetica non ci condanna..." ha detto Insigne, mentre Sarri si è soffermato sul gap con i bianconeri: "Juve fortissima, il campionato è aperto solo grazie a noi"

Condividi:

Il Napoli a San Siro ha mancato l'appuntamento con la vittoria per la seconda volta di fila. In questa stagione era già successo all'inizio di dicembre che gli azzurri incappassero in un doppio passo falso, contro Juventus e Fiorentina. Oggi come allora, il solo punto raccolto nei 180 minuti ha causato la perdita della testa della classifica, ma questa volta effettuare il controsorpasso sui bianconeri appare più difficile, considerando anche che la squadra di Allegri potrà aumentare il vantaggio a 4 punti se batterà l'Atalanta nel match di recupero di mercoledì. A complicare ulteriomente la corsa scudetto del Napoli al momento è però l'atteggiamento dei giocatori, apparsi rassegnati nel posticipo contro l'Inter. Anche nella gara di andata i nerazzurri avevano strappato lo 0-0, ma al San Paolo era stata l'interpretazione tattica adottata dai ragazzi di Spalletti a frenare Mertens e compagni. Ieri invece sembra che sia mancata la giusta motivazione per ottenere bottino pieno. Strano da credere visto che appena 10 giorni fa, prima della disfatta interna contro la Roma, gli azzurri avevano ben chiaro in testa l'obiettivo e salda tra le proprie mani la leadership della classifica. Anche Beppe Bergomi ha sottolineato lo stato emotivo negativo da parte dei napoletani. "Che facce avete visto nei giocatori di Sarri?" - ha dichiarato allo Sky Calcio Club -. Io non ho visto quella cattiveria agonistica feroce per andare a vincere questa partita con grande determinazione. Hanno fatto bene, non si può dire il contrario, ma non con la stessa intensità delle partite precedenti. Penso che iniziano a non crederci più". 

    

Insigne e Sarri gettano la spugna?

I segnali di resa non sono apparsi soltanto sul campo, ma sono trapelati anche dalle parole dei protagonisti al termine dell'incontro. "Finché l'aritmetica non dirà che abbiamo perso, noi lotteremo fino alla fine e cercheremo di dare fastidio alla Juve" ha detto Insigne nell'intervista flash post partita. Il suono di questa frase non dà segni di riscossa immediata, ma, al contrario, potrebbe essere tranquillamente accostato alle dichiarazioni rilasciate da De Zerbi il giorno del suo arrivo a Benevento: "Proveremo a salvarci finché la classifica non ci condanna definitivamente". Traduzione: la situazione è disperata e noi cercheremo di chiudere l'annata a testa alta. Anche Maurizio Sarri, dopo lo 0-0 contro l'Inter, ha preferito mettere le mani avanti, soffermandosi sulla retorica dell'ampio divario che separa la sua squadra dai bianconeri: "La Juve è forte, così come è forte il Bayern in Germania, il Psg in Francia, il Real e il Barcellona in Spagna - ha affermato l'allenatore -. Questi sono tutti campionati finiti da un mese, se il nostro è ancora vivo è merito del Napoli. Noi dobbiamo credere a fare il nostro 101%, se poi gli avversari fanno 105 punti è merito loro. Dobbiamo andare convinti di fare il nostro massimo. La squadra ha avuto una risposta forte a una sconfitta, facendo un'ottima prestazione. Ha concesso poco e dal punto di vista difensivo si è espressa ad alti livelli. Nel corso della partita ha poi cominciato a creare anche in attacco, sbagliando un paio di rigori in movimento, ma questo può succedere. Quello che mi soddisfa è che venivamo da una partita in cui eravamo stati pericolosi, ma non avevamo difeso da squadra. Contro i nerazzurri lo abbiamo fatto". Contro il Genoa, il Napoli sarà chiamato a rispondere agli ultimi risultati negativi e tenere ancora aperta la corsa scudetto, per non precludersi con troppo anticipo un lungo sogno inseguito da 28 anni.