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Serie A, le migliori giocate della 8^ giornata

Serie A

Dario Saltari

Il gol perfetto di Insigne, il tiro da lontanissimo di Cengiz Ünder, il miracolo di Scuffet e altre grandi giocate dall'ultima giornata di campionato

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Si è conclusa un’altra giornata in cui la Juventus corre e le altre, faticosamente, cercano di starle dietro. A salvarci dalla ripetitività di questo pattern non ci sono solo i gol di Piatek, che sta riuscendo a sua volta nell’impresa di trasformare l’eccezionalità del gol in una routine (persino in un Genoa che sta vivendo un momento molto negativo), quanto i grandi gesti tecnici, che per fortuna continuano a popolare in abbondanza il nostro campionato. Le migliori giocate di questa settimana si dividono sostanzialmente in due grandi filoni: da una parte ci sono i grandi tiri dalla distanza - quelli perfettamente riusciti di Insigne contro il Sassuolo e di Berenguer contro il Frosinone, quello più rabbioso ma meno levigato di Cengiz Ünder contro l’Empoli - dall’altra le azioni collettive interrotte sul più bello da parate eccezionali - quelle di Juventus e Cagliari contro Udinese e Bologna, che non hanno portato al gol solo per via degli interventi prodigiosi di Scuffet e Skorupski. Insomma, c’è stato molto da ricordare, sotto l’apparenza di una giornata come tante altre.

Il tiro sfrontato di Ünder

Alla seconda stagione in Italia, dopo appena un anno ad alti livelli in Turchia (al Basaksehir), Cengiz Ünder continua a stupire per la sua volontà di emergere, di mettersi in mostra. Questa, per dire, è una delle sue prime palle toccate contro l’Empoli: un tiro scagliato da una quarantina di metri a seguito di un passaggio sbagliato da Acquah, con la difesa avversaria schierata. Il suo è il meno perfetto e il meno riuscito dei tiri dalla distanza che troverete all’interno delle migliori giocate che abbiamo selezionato per questa giornata - la parata di Terracciano, alla fine, non è neppure così complessa - eppure conserva lo stesso una sua bellezza, soprattutto in quella sua strana traiettoria a scendere e a uscire, che sembra dare al pallone un peso diverso, da Super Santos, mentre la coordinazione al tiro fa assomigliare il giocatore turco più ad un personaggio di Holly e Benji che ad un calciatore in carne ed ossa.

Cengiz Ünder ha un’attrazione magnetica verso la porta, sia con il pallone che senza, e cerca sempre di lasciare il segno: insieme a Dzeko ed El Sharaawy è il giocatore della Roma che tira di più, e insieme al bosniaco quello che tira di più da fuori area. Certo, non sempre i suoi tentativi finiscono come nel gol contro il Frosinone, quando, dopo pochi secondi dal fischio d’inizio, ha messo alle spalle del portiere un tiro dalla distanza, dopo un tunnel a centrocampo. Contro l’Empoli, il giocatore turco ha avuto almeno altre tre occasioni in cui ha avuto la possibilità di segnare e non c’è riuscito, un po’ per sfortuna, un po’ per le scelte che tende a prendere in campo, che spesso lo portano ad essere ambizioso oltre la ragionevolezza. Sicuramente il tempo porterà Ünder ad essere un giocatore più levigato, più maturo, per adesso non possiamo far altro che goderci la sua sfrontatezza.

La vertigine verticale del Cagliari

La vittoria del Cagliari contro il Bologna è stata appena la seconda in queste prime otto di campionato, dopo i tre punti strappati all’Atalanta a Bergamo più di un mese fa. Al netto di un calendario complesso, che ha visto i rossoblù affrontare Milan, Inter, Atalanta, Sampdoria e Sassuolo tra le altre, l’inizio della gestione Maran a Cagliari non è stata facile, insomma. La squadra sarda è andata incontro a brutte sconfitte (contro Empoli e Parma fuori casa, ad esempio) ma soprattutto è sembrata spesso spuntata in fase offensiva, con poche armi che non fossero la testa salvifica di Pavoletti (con cui ieri ha segnato il suo terzo gol stagionale). Il Cagliari, nonostante la vittoria di ieri, rimane penultima in Serie A per Expected Goals creati, davanti al solo Frosinone.

La riuscita di questa articolata azione contro il Bologna spiega in negativo le difficoltà del Cagliari di mettere in campo le idee di Maran con il pallone, scambiate spesso per un semplice gioco di ripartenze. La manovra offensiva dei rossoblù parte dal riciclo di una seconda palla nata da una spizzata di Barella, che porta la squadra di Maran ad ordinarsi con il possesso nella metà campo avversaria. La palla circola orizzontalmente da destra a sinistra con l’aiuto dei due terzini e all’inizio vediamo Castro molto largo ad affiancare i due attaccanti, Joao Pedro e Pavoletti. Quando la palla torna a Bradaric centralmente, però, il centrocampista argentino taglia nuovamente verso il centro, dove lo aspetta Barella, che è salito sulla trequarti. Sulla stessa linea di passaggio del regista croato ci sono quindi ben tre giocatori molto vicini (cioè Castro, Barella e Joao Pedro), che possono associarsi per andare velocemente in verticale scardinando la resistenza bassa del Bologna. Barella tocca una prima volta il pallone, servendo il movimento in verticale di Castro, su cui è costretto ad uscire Danilo. L’ex centrocampista del Chievo anticipa l’uscita del centrale del Bologna e serve Joao Pedro, che con un paio di passi è già in area dove può tirare fronte alla porta. Joao Pedro apre il piatto, che sembra usare come una racchetta da ping pong, e prova a mettere il pallone sul palo più lontano, costringendo Skorupski ad usare tutta la sua velocità nell’andare a terra in estensione per deviare la palla in calcio d’angolo.

Il gioco di Maran richiede ai suoi giocatori non solo grande applicazione tattica, ma anche esecuzioni tecniche pulite e giocate individuali complesse, perché prova ad andare in verticale verso la porta avversaria passando per i corridoi centrali non solo in transizione, ma anche a partire da situazioni statiche come questa. Non è un caso che la riuscita di questa azione sia passata dai piedi di Bradaric, Barella, Castro e Joao Pedro, probabilmente gli uomini di maggiore valore tecnico del Cagliari, che sarà dipendente soprattutto da loro nella buona riuscita del suo campionato.

Il gol perfetto di Insigne

La rinnovata vena realizzativa di Insigne, che ieri è arrivato al suo sesto gol in Serie A, è una delle grandi notizie di questo inizio di campionato. Ma se i primi cinque gol del suo campionato erano frutto soprattutto del meticoloso lavoro di Carlo Ancelotti nel cucirgli addosso un ruolo da finalizzatore puro, che poteva così concludere in area il lavoro della squadra, il gol di ieri contro il Sassuolo è invece un vero e proprio ritorno al passato.

Una parte del merito va a Hysaj, che prima riesce ad affondare sulla sinistra con un tunnel su Magnanelli (leggermente fortunoso, perché il rimbalzo gli permette di continuare la corsa) e poi fa collassare la linea difensiva del Sassuolo verso la linea di porta fintando il cross in mezzo prima di scaricare il pallone dietro. Il lavoro del terzino albanese permette a Insigne di ricevere libero al limite dell’area sul piede forte e, nel momento in cui stoppa il pallone, sappiamo già dove andrà a finire. Nei tiri a giro sul secondo palo del fantasista napoletano c’è lo stesso senso di ineluttabilità e compiutezza che contraddistingue i tiri da tre di Steph Curry, e, in questo senso, il momento in cui si aggiusta il pallone per il tiro e prende la mira corrisponde a quello in cui il cestista di Golden State fa i passettini all’indietro per uscire dall’area e scoccare il tiro da tre. La parabola del tiro di Insigne è talmente perfetta e naturale che fa sembrare il tutto semplicissimo, come se da lì chiunque, anche io che scrivo in questo momento, potesse mettere la palla perfetta all’incrocio in alto alla sinistra di Consigli. Esiste un universo, una realtà parallela alla nostra, in cui Insigne manda alto quel tiro? Ovviamente sì, direbbe qualcuno, ma vi sfido ad esserne ancora sicuri dopo aver rivisto questo video in loop per almeno altre cinque volte.

Scuffet finalmente nel posto giusto al momento giusto

 

Ci sono tante cose da ricordare in questa azione che costringe Scuffet ad un riflesso straordinario: il lancio dalla trequarti di Bonucci, che sembra riportarci a qualche anno fa servendo perfettamente sulla corsa il taglio in area di Cancelo; il movimento senza palla del terzino portoghese, che ispira la creatività del centrale della Juventus, e la sua capacità di servire in maniera pulita Mandzukic dentro l’area, nonostante sia costretto a lanciarsi in scivolata per prendere il pallone di collo e di controbalzo; il primo stop di Mandzukic di sinistro, con cui si aggiusta il pallone prima del potentissimo tiro di destro, proprio al limite dell’area piccola.

Spesso parliamo della peculiarità del ruolo del portiere sottolineando come un suo singolo errore possa far dimenticare un’intera prestazione, o addirittura carriera. Il portiere, d’altra parte, è sempre un catalizzatore d’attenzione e in questo caso non possiamo far altro che concentrarci sull’intervento prodigioso di Scuffet, mettendo in secondo piano il grande sforzo collettivo della Juventus per portare un suo attaccante a concludere da posizione vantaggiosa. È vero: il portiere dell’Udinese non deve praticamente muoversi e il suo intervento, che nei fatti non è altro che un riflesso istintivo generato in una frazione di secondo, non ha molto a che fare con la tecnica individuale. La parata di Scuffet, più che altro, rientra nella sfera della forza di volontà, che ti porta comunque a protendere il corpo verso un pallone sparato a tutta potenza da pochi metri, e soprattutto del posizionamento. Quella di stare al posto giusto al momento giusto è una delle qualità più importanti richieste ad un portiere. Chissà che Scuffet non possa ripartire metaforicamente da questa parata, dopo che è sembrato essere nel posto sbagliato al momento sbagliato per troppo tempo.

Il gol vittoria di Berenguer

Quanti riponevano ancora le proprie speranze nel talento di Alex Berenguer prima di questo gol? Arrivato la scorsa estate a Torino con la nomea dell’ala sinistra estrosa, il giocatore spagnolo ha avuto una stagione interlocutoria prima di essere riconvertito da Mazzarri in un esterno di difesa a cinque, costringendolo quindi ad un lavoro difensivo che ne limita in gran parte la visibilità in campo. Costretto nell’ultimo quarto di campo ad un gioco di cross che sembra non adattarsi molto alle sue qualità (Berenguer è il quarto giocatore in Serie A che sbaglia più cross, tra quelli con almeno 300 minuti di gioco), ci eravamo dimenticati che l’ala del Torino potesse tirare in porta dalla distanza con questa qualità.

In effetti, il suo tiro unisce al punto potenza e precisione che toglie a Sportiello persino l’ambizione di buttarsi per provare a prenderla. Il gol di Berenguer non è stato solo bello ma anche utile: al Torino ha regalato tre punti fondamentali nella difficile partita contro il Frosinone; a noi la speranza di vedere finalmente il suo talento sbocciare, prima o poi.