In Evidenza
Tutte le sezioni
Altro

Per continuare la fruizione del contenuto ruota il dispositivo in posizione verticale

Cagliari 1970: Here Comes The Sun

Serie A

Veronica Baldaccini

La fine di un amore, l’inizio di un altro. Accadde tutto in due giorni. Il 10 aprile 1970 Paul Mccartney  annunciava che avrebbe smesso di essere un Fab Four, facendo così tramontare il sole sugli immensi Beatles. In Italia, quarantotto ore dopo, sotto un sole già caldo, il piccolo Cagliari diventava ufficialmente una grande squadra: un raggio potente, capace di scaldare il cuore della sua gente e illuminare per sempre una terra fino ad allora dimenticata

Condividi:

Se c’è una favola che più di altre ha il diritto di iniziare con la solita formula del C’era una volta….E’ quella della prima squadra capace di far scivolare lo scudetto al sud, sempre che sia davvero sud d’Italia quell’incrocio di rotte nel Mediterraneo che porta il nome di Sardegna.

 

Il suo capitano si chiamava Cera, e in quella squadra divenne libero, parola che oggi più che mai mette nostalgia, non solo pensando a un calcio che non c’è più.

Cera, una volta, guidò altri quattordici ragazzi più uno in un’impresa che per circostanze non ha eguali: vincere lo scudetto a Cagliari quando in quella zattera di terra non ci voleva salire nessuno.

 

Quattordici più uno che non ha bisogno di nome, e che ha sempre preferito la parola squadra alla parola Riva. E se c’è un giorno in cui gli piace ancor meno è il 12 aprile, qualunque anno sia, come è facile intuire nel racconto che fa di lui Federico Buffa.

 

Se è vero che i titoli non si contano ma si pesano, quello del ‘70 è una roccia di granito che sta lì, lambito dal mare e levigato dal vento, a ricordarci che ogni tanto le stelle si allineano in un ordine imprevisto.

 

Alla storia del calcio italiano Cera è passato come il primo libero moderno, un centrocampista arretrato tra i difensori per iniziare a creare gioco là dove gli altri lo spezzavano e basta. Intuizione balenata, dopo l’infortunio di Tomasini, nella testa di quel genio di Scopigno, allenatore mai celebrato abbastanza: quello dei ritiri aboliti e delle sigarette fumate, per provocazione, insieme ai suoi giocatori, ma soprattutto quello che metteva in campo il Cagliari di ieri come una squadra di domani. Lo si vede nell’inedito History Remix realizzato per mostrare finalmente tutte le qualità di quella squadra, ma soprattutto dei gol meravigliosi.

 

Vizi e virtù del filosofo, che davanti alle etichette restava sempre perplesso, sono invece tratteggiati con arguzia nello Sciagurato Egidio di Giorgio Porrà, rieditato per questa occasione, voci e immagini che esaltano le abilità dell’allenatore ma soprattutto il sarcasmo dell’uomo, dote che fu utile alla causa quanto il mancino di Rombo di Tuono, tanto per restare all’epica di Brera.

 

Qualità sicuramente necessaria per gestire una rosa ricca d’azzurro, con Albertosi, Domenghini, Gori, Niccolai, che allora però venne considerata troppo limitata per vincere. Ma ormai abbiamo imparato anche questo: i giocatori non si contano, come i titoli. Si prendono gambe, testa e cuore, si gettano sulla bilancia e si pesano. L’unico modo per dare giusto valore a Martiradonna, Greatti, Zignoli, Brugnera, Nené.

 

Quella squadra ne avrebbe potuti vincere almeno tre di scudetti, e perché no, anche una coppa dei campioni, ma forse chi ama le leggende preferisce così: uno che diventa inevitabilmente unico e restituisce la reale dimensione di un’impresa sociale, prima ancora che sportiva.

 

 “Lo scudetto portò la Sardegna in Italia”, disse Gianni Brera. Con rispetto per il maestro, a distanza di anni ci permettiamo di correggerlo. Lo scudetto fece il contrario: portò l’Italia in Sardegna, perché da allora in poi arrivare sull’isola smise di essere la più severa delle punizioni, anzi. Non c’è legge per la continuità territoriale che abbia fatto per l’isola quel che fece quel trionfo. Merito del 12 aprile 1970, la data della rivoluzione rossoblù.

 

C’erano tutti quel giorno, proprio tutti. C’era anche il sole. Campioni e banditi, come confessarono alcuni giocatori anni dopo, ricordando quando a fine partita, alla porta degli spogliatoi, bussarono dei poliziotti con due latitanti in catene. Li avevano appena arrestati, perché quelli non avevano avuto la forza di stare lontani dall’Amsicora. E dopo essere stati presi, avevano espresso un ultimo desiderio: conoscere i loro idoli prima di finire i giorni in prigione. Più che la voglia di libertà li animava un senso di liberazione che quello scudetto sprigionò nel cuore di tutti i sardi.

 

Sardi che il 12 aprile, ogni anno, venerano quella squadra come si fa con i santi in paradiso. Qualcuno non c’è più e quel paradiso se l’è meritato davvero. Qualcuno vive altrove, altri invece l’isola e i suoi tesori non l’hanno più abbandonata. Avrebbero voluto e dovuto ritrovarsi tutti insieme per un anniversario speciale: le nozze d’oro con lo scudetto vinto proprio nell’anno in cui il divorzio, in Italia, divenne legge. Ma cinquant’anni dopo le stelle non si sono allineate dalla loro parte.

Oggi che riunirsi e festeggiare si definisce “assembramento”, resta almeno il ricordo di quell’ultima volta tutti insieme. Naturalmente unica, come questa storia.

 

Cera, una volta, riabbracciò tutti i suoi compagni, e quella volta è raccontata in “Ti ricordi lo scudetto del 1970?”. Dopo averli visti sarà impossibile dimenticarli. Ricordarli e lasciarsi ispirare, come ha confessato di aver fatto Gianfranco Zola, protagonista della promozione in serie A del 2004 raccontata in Controluce Cagliari, e di una straordinaria carriera legata alla Sardegna dall’inizio alla fine, descritta nel suo coinvolgente incontro con Massimo Marianella ne I Signori del Calcio.

 

Ispirazione che non può non arrivare al Cagliari di oggi, raccontato attraverso gli speciali sulla promozione del 2016, L'isola che c'è e Una stagione di gol.

 

Ma siccome da Cera in poi questa è una storia anche di capitani, con la fascia e senza, ecco che la celebrazione dello Scudetto diventa l’occasione per fermarsi a guardare gli ultimi 50 anni di un cammino centenario che presto verrà festeggiato con la stessa intensità, e guardare con emozione ad altri due capitani che hanno lasciato il segno: Conti, capitani di famiglia e Davide, storia di un capitano.

 

Tutti insieme, come in un unico lungo film, che senza quel primo spettacolare ciak all’Amsicora forse non sarebbe mai stati girato. Una storia che davvero assomiglia a una fiaba: Cera, molti anni dopo, vide un “Principe” giocare con la sua maglia e portare il Cagliari in Coppa Uefa. Quella squadra, l’anno dopo, arrivò a eliminare la Juventus: le gromme sabaude, come le definiva il solito Brera, erano state definitivamente lavate. Quei 90 minuti rivivranno domenica, per tutti quelli che con un po’ di rosso nei calici vorranno festeggiare, distanti ma uniti, cinquant’anni di storia del Cagliari. Anche domenica ci sarà il sole.