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Como, Fabregas: "Nico Paz e Da Cunha in nazionale sono i miei trofei". VIDEO

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L’allenatore spagnolo, ospite del Festival dello Sport di Trento, ha parlato delle offerte arrivate per guidare altre squadre, e della sua scelta di restare a Como, dove ha fatto crescere tanti giocatori: "Da Cunha convocato nella Francia e Nico Paz nell'Argentina per me sono come un trofeo"

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Le vittorie e i trofei ma non solo. Per Cesc Fabregas, ospite del Festival dello Sport di Trento, non contano solo queste. C’è anche la soddisfazione di vedere crescere i suoi giocatori, come Da Cunha, portato dalla Serie B alla convocazione e alla titolarità nella Francia: "A Como abbiamo una visione, una idea chiara. Abbiamo rispetto del lavoro che fa uno e che fa l'altro, c'è grandissima gente di cui mi fido tantissimo e loro si fidano da me e penso che tutta questa unione -in giro vedo calcio e parlo con la gente- non esiste. E io preferisco adesso crescere qua, valorizzare questi giocatori che per me e per il club sono la cosa più importante per far crescere una identità". Un orgoglio che per l’allenatore spagnolo vale come un trofeo e che lo ha portato in passato a rifiutare anche alcune proposte di guidare una big, come l’Inter dopo l’addio di Simone Inzaghi: "Io sono un pensante, nel senso che analizzo molto le cose. Lo so che il miglior allenatore, alla fine della sua carriera, è quello di cui si contano i trofei che ha vinto ed è giusto che sia così. Però, per esempio, parlando di Lucas da Cunha, per me è una vittoria come allenatore più che vincere un singolo trofeo. Sapevo che tanti ragazzi sono venuti a Como per me e non lo voglio dire con arroganza. Hanno creduto in me. Nico Paz lo vediamo tutti ora, gioca nell’Argentina adesso, ma quando è arrivato due anni fa veniva dal Real Castilla e suo papà ha riposto tutta la fiducia in me. Posso dire lo stesso di Valle, Perrone, Da Cunha e tanti altri. Quando vedo loro mi sento in debito, si sono fidati di me e io devo dargli tutta la vita. Do valore a dove sono”.

Fabregas: “Stiamo creando un modello Como"

"Abbiamo vinto la serie B e fatto la promozione con il 95% di giocatori italiani, punto numero uno. Prima stagione in serie A, posso dire, Baselli, Verdi, Cerri, Goldaniga, Sala, Belloti, Cutrone e posso continuare. Abbiamo fatto il decimo posto. Peccato che questa ultima stagione possiamo dire che a parte Edo (Goldaniga, ndr) possiamo dire zero, ok? Va bene, però non si deve giudicare una società, uno staff, un presidente, un club per una stagione". Lo ha detto l'allenatore del Como, Cesc Frabregas, sempre al Festival dello sport di Trento. Fabregas ha spiegato che i giocatori italiani che gli piacciono non mancano: "Fagioli, bravissimo, Tonali, bravissimo, Esposito, bravissimo, però anche loro giocano in squadre fortissime. Se lo possiamo comprare, si compra, però stiamo creando una cultura, un'idea, un modello. Noi abbiamo oggi tre giocatori italiani con l'under 16, tre con l'under 17, tre con l'under 18, tre con l'under 19, uno con l'under 21 e due in prima squadra. Piano piano stiamo arrivando, stiamo lavorando, stiamo costruendo sulla nostra idea sperando che possano arrivare nella prima squadra e formarli noi. Questo non vuole dire che non ci sono italiani forti che possono giocare con noi, ovvio che ci sono, però si deve lavorare, si deve costruire, si deve credere. Abbiamo per esempio Mattia Liberali, un grande esempio. Quando ho parlato con lui sono stato molto chiaro: non ti prendiamo perché sei italiano. Ma perché mi piace un sacco come gioca, mi piace un sacco la sua personalità, il suo carattere, la sua qualità", ha aggiunto Fabregas.

Fabregas: “Prima di una partita mi faccio una domanda…”

"Giocare bene si può giocare in tante, tante maniere. La cosa importante è che lo fai con grandissima convinzione nella tua idea. Però io sempre prima di preparare ogni partita mi chiedo una domanda, che per me è fondamentale, cioè come voglio perdere? È la mia domanda. Io voglio perdere così, perché se gli altri sono più bravi, almeno vado a casa sapendo che ho giocato con la mia idea, con la nostra identità, con il nostro gioco e si perde così. Perché se tu vai e perdi la partita nella maniera in cui tu non volevi giocarla o in cui non credi la sconfitta è doppia". Fabregas ha poi raccontato del processo che porta alla selezione di un giocatore: "È lunghissimo. Non so quante riunioni facciamo durante la stagione, proviamo sempre ad essere sei mesi in avanti. Vedo che profilo mi serve, vedo dove sta andando la squadra, qual è il Como del futuro prossimo, dove migliorare. Sono passi che stiamo facendo molto velocemente". Parlando ancora del mercato, Fabregas ha ricordato che la dirigenza "ha fatto 31 operazioni dentro e fuori. Vuole dire ogni sei mesi ci sono 15 trasferimenti o dentro o fuori. E questo, per una società, specialmente per uno staff, per un allenatore, non è facile da gestire. Ti fa crescere più velocemente sì, però c'è un rischio grandissimo perché magari 4-5 giocatori mancano di esperienza e hanno poco tempo per entrare dentro la dinamica di squadra".

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