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Tour De France 2017: Mollema, fuga vincente. Froome resta in giallo

Ciclismo

L'olandese Bauke Mollema vince la 15^ tappa al termine di una fuga di oltre 180 km. Secondo Diego Ulissi, vincitore della volata dei primi inseguitori. Il gruppo maglia gialla arriva con oltre sei minuti di ritardo; Froome ancora leader, Aru secondo a 18'

LA CLASSIFICA  17^ TAPPA, CARATTERISTICHE E ALTIMETRIA

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La 15^ tappa del Tour de France, vallonata e con diverse salite, era terreno fertile per le fughe. E il successo di Bauke Mollema conferma questo tipo di aspettative, con l'olandese bravo a trovare l’abbrivio giusto a meno di 20 km dall’arrivo, staccando tutti dopo l’ultima salita di giornata e conservando i venti secondi di margine conquistati con le unghie e con i denti. Per lui, spesso uomo di classifica negli anni passati al Tour, è il primo successo in una tappa della Grande Boucle. Alle sue spalle Diego Ulissi, primo degli inseguitori e incapace di andare a riprendere Mollema negli ultimi chilometri di corsa. Il gruppo, attardato di oltre sei minuti, non subisce grossi scossoni sulla linea del traguardo, ma vive una giornata tribolata dopo il tentativo di Romain Bardet e della sua squadra di staccare un attardato Chris Froome ai piedi dell’ultima importante salita di giornata. Alla fine però, tutto resta invariato: il britannico conserva la maglia gialla con 18 secondi di vantaggio su Fabio Aru e 23 sul rivale francese. Il vero sconfitto del giorno e Nairo Quintana, staccato dal gruppo dei migliori e ormai troppo lontano in classifica generale per sperare in un podio. Per lo scalatore sardo invece, ci saranno sicuramente altre opportunità per provare a mettere in difficoltà un affaticato Chris Froome. Basterà crederci e riuscire a cogliere il momento giusto.

Fuga a 28: ad avere la meglio è Mollema

Il solito schema nella tappa da quasi 190 km da Laissac-Sévérac l'Église a Le Puy-en-Velay per una volta viene meno. Lo si capisce sin dal via, quando i dieci uomini andati in fuga, presto raggiunti da altri 18, non faticano a conquistare vantaggio. La situazione in fondo fa comodo a tutti: davanti nessuno ha ambizioni di classifica e il Team Sky lascia fare, anche perché togliere di torno quei fastidiosi abbuoni assegnati all’arrivo è sempre un vantaggio. I secondi di margine quindi iniziano a ticchettare ben più rapidi del conto dei chilometri percorsi, concedendo ai vari Matthews, Caruso, Mollema, Ulissi, Roche e tanti altri prima sette, poi otto e infine nove minuti di vantaggio. La questione successo di tappa diventa quindi una questione “a 28”, che a 60 km dal traguardo sembra sempre più roba per Tony Martin: il tedesco infatti, ben consapevole del fatto che in una volata sarebbe battuto, tenta la sparata da lontano in un momento di calma apparente. Il colpo di pedale e il solito rapportone da cronometro gli permettono di guadagnare 90 secondi in un amen, ma per ripetere l’impresa già riuscita nel 2014 bisogna superare un ostacolo non da poco: il Col de Peyra Taillade. Martin va a picco già dalle prime rampe, ondeggia e si fa riprendere via via da buona parte dei fuggitivi; in particolare da quel Warren Barguil che quatto quatto vede incrementare il proprio vantaggio nella classifica scalatori dopo essere transitato per primo sull’ultima asperità di giornata. Superata quella, il francese tira i remi in barca e nel tratto vallonato a fine corsa a trovare il guizzo giusto è Bauke Mollema, lanciato in solitaria in mezzo a due ali di folla lungo i ripetuti strappi nel finale. Diego Ulissi è uno dei più propositivi, ma non riesce a ricoprire lo strappo con l'olandese, che si concede l'arrivo a braccia alzate per celebrare il suo primo successo al Tour.

La bagarre in gruppo e le difficoltà di Froome

A fare notizia però sono soprattutto le scaramucce in gruppo, che ai piedi della salita fatale per Tony Martin, si frattura in più tronconi dopo l’azione decisa della AG2R La Mondiale; la squadra di Romain Bardet, terzo in classifica a 23 secondi da Froome. Il britannico viene preso in contropiede dall’improvvisa accelerazione, si stacca e prova in prima persona a ricucire il buco. Ma visto che piove sempre sul bagnato, nonostante il sole nel cielo francese la maglia gialla è costretta a fermarsi poche centinaia di metri più tardi a causa di una foratura, portandolo ad allontanarsi ancora di più dai migliori. Il cambio ruota con un compagno infatti porta a quasi un minuto il vantaggio del gruppetto Aru-Bardet e le sgasate del Team Sky non riescono più di tanto (almeno in un primo momento) a incidere. A quel punto è Froome in prima persona a mettersi al lavoro per tornare sugli avversari diretti, in mezzo a due ali di folla che fischiano e sperano che la mossa del francese vada a buon fine. Ma grazie anche al lavoro di Mikel Landa che da quinto in classifica generale decide di fare il gregario e portare su il suo capitano, alla fine Froome riesce a riportarsi al fianco di Bardet che, appena vede nuovamente la sagoma del britannico, prova a rilanciare l'azione. Stavolta però Froome risponde sempre puntale negli ultimi complessi 20 km di gara, in cui i continui scatti non sfilacciano come ieri il gruppo. Sul traguardo è proprio la maglia gialla a transitare per prima, dando un colpo di pedale aggiuntivo per dimostrare una solidità in parte venuta meno durante la corsa. Uno scatto che non muove la classifica e non cambia le ambizioni e le speranze dei suoi rivali.