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Gand-Wevelgen, Peter Sagan brucia Elia Viviani in volata. L'azzurro piange di rabbia

Ciclismo

Francesco Pierantozzi

La Gand-Wevelgen va allo slovacco, alla sua terza affermazione nella classica del nord. Il campione del mondo ha bruciato sotto il traguardo l'azzurro Elia Viviani che subito dopo la beffa ha prima avuto un gesto di stizza e poi è scoppiato in un pianto rabbioso

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Il pugno della mano che pesta rabbiosamente sul manubrio, le lacrime, la rabbia per il posto peggiore nello sport: il secondo. Ecco come finisce la Gand-Wevelgem di Elia Viviani, oro olimpico in pista a Rio nel 2016 nell'Omnium. Secondo in volata dietro a Sagan, un amico, compagno di scuderia, anzi di manager... o procuratore, come preferite, quel Giovanni Lombardi che, a sua volta, ha vinto un oro in pista nel 1992 alle Olimpiadi ed è arrivato secondo (1996 dietro a Steels) in questa classica che apre il periodo delle grandi corse del Nord.

Sagan è un fuoriclasse, sveglio, difficilmente battibile sopra i 250 km quando è in forma, bravo anche a rischiare, a fare una volata lunga, a evitare il traffico nel quale si perde un po' Elia che trova qualche ostacolo nel suo sprint dopo aver curato il campione di Francia Demare. Sagan, da 3 anni campione del mondo, è al terzo successo nella Gand, e raggiunge tra gli altri Merckx, Van Looy, i più contemporanei Cipollini e Boonen a quella quota di successi.

In 80 edizioni solo 4 italiani hanno vinto: Cipollini, come detto per 3 volte, Francesco Moser, Guido Bontempi e Luca Paolini. I pugni al manubrio sono lo sfogo di chi sa di aver perso non solo una corsa ma un'occasione di entrare più che in un albo d'oro nella testa della gente come corridore che sa vincere anche una grande classica. Elia ha dimostrato ancora una volta di esserci, di lottare, di saper preparare i grandi appuntamenti. Poi c'è anche Sagan e per chi lo conosce o ne ha solo sentito parlare non serve aggiungere altro.