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GP Monaco, l’analisi tecnica delle qualifiche

Formula 1

Cristiano Sponton

Kimi Raikkonen ha conquistato la pole position a Monaco

Capolavoro Ferrari con Raikkonen in pole e Vettel secondo. Mercedes in difficoltà, salvata all’ultimo giro da un miracoloso Bottas, terzo dietro le due rosse. Giornataccia per Hamilton, poco a suo agio con la sua W08 che non è riuscito a qualificarsi per il Q3

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Prima fila tutta colorata di Rosso. E’ questo il responso delle qualifiche del GP di Monaco con Kimi Raikkonen che ha centrato la pole position dopo otto anni di distanza, precedendo di pochi millesimi il compagno di squadra. In terza posizione la Mercedes di Bottas che, grazie ad un giro perfetto, è riuscito ad avvicinare le prestazioni della SF70H, lasciando dietro le due Red Bull di Verstappen e Ricciardo. Giornata storta per Hamilton, apparso fin da subito, poco a suo agio con la sua W08 e non è riuscito a qualificarsi per la Q3. Nel suo giro buono non ha potuto migliorare a causa delle bandiere gialle esposte per l’incidente accorso a Vandoorne all’uscita dalla piscine. Non solo “sfortuna” per il tre volte campione del mondo, infatti nel primo run del Q2 con gomme US non era riuscito a realizzare tempi particolarmente significativi.

Capolavoro Ferrari

Grande lavoro fatto da ingegneri e meccanici che hanno migliorato, ulteriormente, il già ottimo setup di giovedì. Interventi che si sono concentrati, principalmente, al setup meccanico ed aerodinamico per cercare di scaldare in modo più rapido le gomme anteriori, visto che, durante le libere di giovedì i piloti avevano sofferto il fastidioso problema del chattering all’anteriore. Su questo tracciato gli pneumatici faticano a portarsi alla giusta finestra di funzionamento perché i carichi laterali a cui sono sottoposti, sono molto bassi visto la mancanza di curve veloci. Le posteriori, invece, raggiungono molto prima la finestra ideale e questo provoca, soprattutto nei primi giri, dei fastidiosi problemi di bilanciamento della monoposto.

La Ferrari non ha portato dei grossi sviluppi tecnici, ma ha affinato alcune sue componenti per adattare nel migliore dei modi la SF70H alle caratteristiche del tracciato. Per questo è stato utilizzato, al posteriore, un monkey seat da alto carico per cercare la massima deportanza sul retrotreno della vettura. Come potete osservare dalla foto in basso è stata confermata la versione a doppio monkey seat: quello ancorato ai piloni di sostegno è formato da due elementi, mentre quello posizionato sulla struttura deformabile posteriore è stato modificato rispetto ai precedenti appuntamenti.

La Rossa ha dimostrato fin da giovedì, come avevamo scritto nell’analisi delle FP2, di essere la miglior monoposto in pista. Una SF70H molto bilanciata che riusciva ad essere portata al limite piuttosto agevolmente da entrambi i piloti. Ma la vera differenza è stata fatta grazie all’ottimo sfruttamento degli pneumatici Pirelli UltraSoft. Ferrari è stata l’unica a portare in temperatura piuttosto velocemente entrambi gli assali della vettura.

Pneumatici che hanno mandato in crisi la Mercedes, salvata all’ultimo da una giro miracoloso di Bottas. Problemi della W08 che non derivano dal tanto discusso passo lungo ma da una distribuzione dei pesi che fatica a scaldare entrambi gli assali della monoposto. Ricordiamo che, la W08, pur modificata in Spagna, accusa ancora qualche chilogrammo di sovrappeso che impedisce agli ingegneri di spostare la zavorra per migliorare il bilanciamento. Infatti, durante tutto il fine settimana, sia Bottas che Hamilton, hanno faticato molto a scaldare le gomme anteriori, mentre le posteriori avevano il problema contrario e cioè tendevano ad andare in overheating con conseguente perdita di grip meccanico.

Se ci concentriamo sull’analisi degli intertempi possiamo notare che, Raikkonen, poteva ottenere una pole position molto più facile, in quanto, il suo ideal lap poteva essere migliore di oltre 1 decimo. Piuttosto al limite tutti gli altri piloti che si sono qualificati nella top cinque. Competitiva anche la Red Bull che su un tracciato in cui la potenza della Power Unit è meno importante, la RB13, sembra essere più vicina a Ferrari e Mercedes.