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Formula 1, GP USA: Nord, Sud, Ovest, (far) West

Formula 1

Simone De Luca

Circuit of Americas, GP USA 2017 (foto: twitter.com/COTA/media)

Il Gran Premio degli Stati Uniti negli anni ha avuto diverse denominazioni: da quella classica di GP USA, al GP Usa Ovest, fino all’improbabile Ceasar’s Palace Grand Prix di Las Vegas corso nel parcheggio (sic) di uno degli hotel più famosi del mondo. E gli Stati Uniti si sono viste grandi corse, assegnazioni di titoli, grandi lutti e anche grandi figuracce. Gara live domenica 22 ottobre alle 21.00 su Sky Sport F1 HD (canale 207) e su skysport.it con il Live-blog

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Nord, Sud, Ovest, Est, cantavano gli 883 e anche se non si faceva riferimento al Gran Premio degli Stati Uniti di fatto il testo ci starebbe alla perfezione. Perché negli USA, paese in cui bizzarramente si dice che la F1 sia ancora poco conosciuta, si è corso un po’ ovunque e addirittura nello stesso anno, 1982, si sono tenuti ben 3 gran premi: Long Beach, Detroit e Las Vegas. Senza dimenticare che fino al 1958 ufficialmente la 500 miglia di Indianapolis faceva parte del calendario del mondiale di Formula 1.
Una storia, quella del GP USA nelle sue varie denominazioni, singolare almeno quanto la terra in cui si è corso.

1959 - (EST): La prima edizione del Gran Premio degli Stati Uniti si tiene a Sebring in Florida. È l’ultima gara della stagione e il titolo è in ballo tra Brabham, Moss e Brooks. A Black Jack basta arrivare davanti ai suoi avversari che invece, per conquistare il titolo, hanno bisogno di combinazioni più favorevoli. Moss segna la pole e va al comando dopo la partenza costruendosi un vantaggio di oltre 10 secondi salvo poi ritirarsi dopo 5 giri col cambio rotto. Brooks viene speronato da Von Trips alla prima curva e così la sua è una gara di rimonta che comunque lo vedrà sul podio con la sua Ferrari. Per Brabham sembra ormai una formalità: al comando con la sua Cooper Climax ha alle sue spalle il compagno di squadra Bruce McLaren. Ma improvvisamente, nell’ultimo giro, la sua monoposto rallenta clamorosamente. McLaren rimane alle spalle del suo capitano che però gli fa cenno di passare perchè sta arrivando Trintignant. McLaren quindi va a vincere, Trintignant conquista il secondo posto mentre Jack Brabham scende dalla macchina e comincia a spingere. Viene passato anche da Tony Brooks ma chiude comunque quarto vincendo il suo primo titolo mondiale. Storica anche la vittoria nel costruttori della Cooper Climax, prima monoposto a motore posteriore a vincere il mondiale. Per Bruce McLaren si tratta della prima vittoria in F1 e per lungo tempo, fino al primo successo di Fernando Alonso, sarà il più giovane pilota, stabilmente presente in una stagione mondiale, ad aver vinto un Gran Premio.

1962-1967 - (NORD): Dal 1961 la sede del GP si è spostata sul tortuoso e stretto circuito di Watkins Glen nella regione dei Finger Lakes nella parte settentrionale dello stato di New York. I saliscendi del Glen sono pericolosi e selettivi: i piloti li amano e li odiano allo stesso tempo. Per sei anni però ad imporsi tre volte a testa sono i due amici/avversari Jim Clark e Graham Hill. Clark trionfa nel ’62, Hill fa tripletta dal ’63 al ’65 e poi è ancora doppietta di Clark.

1972-1973 - (NORD): Altra doppietta per un altro fuoriclasse ormai a fine carriera: nel 1972 Jackie Stewart, con Fittipaldi già campione del mondo, vince le ultime due gare riuscendo a superare Denny Hulme in classifica e a conquistare la seconda posizione mondiale. Nel 1973 lo scozzese arriva al Glen già da campione del mondo per la terza volta. Ha deciso di ritirarsi a fine stagione, ha già visto morire troppi colleghi accanto a sè, ha già fatto battaglie importanti per la sicurezza in Formula 1, vinto tre mondiali e trovato un degno successore. È il suo allievo e compagno di squadra alla Tyrrell, un francese dalle basette importanti, un volto che fa impazzire le donne e due occhi azzurri come il cielo: François Cevert. Dopo aver vinto, proprio negli USA a Watkins Glen due anni prima, ormai sembra pronto anche grazie ai consigli del suo mentore a trovare la propria strada. Ma durante le qualifiche del sabato qualcosa va storto mentre passa ad oltre 250 orari sulle curve chiamate “Esses”. La sua Tyrrell sembra impazzita e dopo aver toccato le barriere una prima volta si gira e punta dal lato opposto dove si schianta con una violenza immane. Cevert muore sul colpo. Stewart, uno degli ultimi ad accorrere sul luogo dell’incidente, è sotto choc. La Tyrrell ritira entrambe le macchine e il tre volte campione del mondo non correrà mai la sua centesima e ultima gara.

1979 - (OVEST e NORD): In USA, ma non solo, è l’anno di Gilles Villeneuve: a Long Beach, nel GP USA Ovest, il canadese coglie la prima pole position in carriera e poi va a vincere la gara segnando anche il giro più veloce. La vittoria gli vale anche la testa della classifica mondiale davanti a Jacques Laffite e Jody Scheckter. Nell’ultima gara della stagione si corre a Watkins Glen. Scheckter e la Ferrari hanno già vinto il mondiale e Villeneuve, fedele scudiero del sudafricano, è libero di correre. In una gara in cui si alternano pioggia e asciutto, il canadese trionfa con 48 secondi di vantaggio sul secondo: René Arnoux su Renault.

1982 - (OVEST - OVEST - NORD): È l’anno dei tre GP sul suolo americano: a Long Beach in pole position c’è Andrea De Cesaris su Alfa Romeo ma a vincere sarà Niki Lauda con la McLaren. Per l’austriaco è la prima vittoria dal ritorno in Formula 1. A Detroit a trionfare è il suo compagno di squadra John Watson mentre a Las Vegas, nell’ultima gara della stagione il primo posto lo conquista Michele Alboreto con Rosberg che vince il titolo mondiale.

1983 - (OVEST): Il Gp USA Ovest di Long Beach è la seconda gara della stagione. Negli USA le McLaren di Lauda e Watson faticano in qualifica e chiudono in fondo allo schieramento con l’inglese 22esimo davanti al compagno di squadra. La pole, la prima della carriera, la segna Patrick Tambay con la Ferrari. Ma alla domenica le due monoposto di Woking sembrano essere state riprogettate nel corso della notte: Watson va a vincere davanti a Niki Lauda con un dominio schiacciante.

1984 - (SUD): Dallas ospita un’unica corsa denominata, appunto, Gran Premio di Dallas. I motivi per cui non si tornerà più a correre nella maggiore città del Texas sono abbastanza chiari non appena il circus arriva in città da Detroit sede del GP precedente: i 38 gradi e l’umidità del luglio texano sembrano condizioni impossibili, l’asfalto tocca i 66 gradi e comincia a sgretolarsi al passaggio delle monoposto di Formula1 e delle auto degli eventi di contorno. L’organizzazione ripara le buche come può ma molti piloti, con Prost e Lauda in testa, chiedono la cancellazione della gara. Si decide di partire alle 11 del mattino invece che alle 14 come da programma per evitare il gran caldo. Sono condizioni improponibili per una corsa ma mai come negli USA “the show must go on” lo spettacolo deve sempre andare avanti e così è. In pole, la prima della carriera, parte Nigel Mansell con la Lotus. Dopo pochi giri l’asfalto, come ampiamente previsto, comincia a sgretolarsi e i piloti si trovano a guidare su una ghiaia insidiosissima che pare ghiaccio. Tra ritiri per problemi meccanici e incidenti solo 7 macchine, delle 26 partenti, vedono il traguardo. A vincere è Keke Rosberg davanti ad Arnoux e De Angelis. Il poleman Mansell, in sesta posizione doppiato, si trova con il cambio KO poco prima del traguardo e decide di spingere la sua Lotus nera, vestendo la sua tuta da gara nera, sotto il sole rovente di Dallas. La sua spinta dura pochi metri, Mansell sviene per lo sfinimento e non taglia il traguardo. Sarà comunque sesto perchè Corrado Fabi, alle sue spalle, ha due giri di ritardo dal primo.

1988 -1991 (NORD - SUD): Dal 1988 al 1991 il GP USA è affare solo della McLaren: 4 vittorie in terra americana (1 a Detroit e le altre a Phoenix) con gli altri che sono solo comprimari. 3 successi per Ayrton Senna (che si aggiungono ai due in Lotus a Detroit ’86 e ’87) e uno per Prost. Ma nel dominio dei piloti che hanno segnato la fine degli anni ’80 si intromette, pur senza vincere, un giovane Jean Alesi: nel 1990 sul cittadino di Phoenix il pilota della Tyrrell battaglia lungamente con Ayrton Senna, non si fa intimidire dalla statura del suo avversario né dal fatto che la McLaren sia la macchina dominante e risponde con sorpassi spettacolari ai tentativi del brasiliano. Ma alla fine deve arrendersi. Il suo secondo posto vale però quasi come una vittoria.

2000 - 20006 - (MID-WEST): Dal 1991 non si sono più disputati GP in America e nel 2000 si va a correre nella tana del lupo. Tony George, proprietario con la sua famiglia dell’ovale di Indianapolis e deus ex machina della Formula Indy, porta la Formula 1 a casa sua. Su un circuito costruito all’interno del catino dell’Indiana e che utilizza una porzione (due curve e un rettilineo) dell’ovale più famoso del mondo che però viene percorsa in senso inverso a quello della 500 miglia. E dal 2000 al 2006 è dominio quasi monotono per Schumacher e per la Ferrari con tre sole eccezioni: la prima nel 2001. Si corre il 30 settembre a nemmeno 20 giorni dall’attacco alle torri gemelle. L’America, il mondo, sono ancora sotto choc. Le scuderie corrono con la bandiera a stelle e strisce sulle fiancate. A vincere, è Mika Hakkinen che coglie il 20esimo e ultimo successo in carriera.

Seconda eccezione l’anno seguente: la gara la domina Michael Schumacher che è anche già campione del mondo da Magny Cours prima dell’estate. Poco prima del traguardo però il ferrarista rallenta e lascia passare il suo compagno di squadra Rubens Barrichello che va a vincere. Schumi dichiarerà di averlo fatto per ringraziarlo per la vittoria ceduta in Austria qualche mese prima.
Terza eccezione 2005. Nelle prove libere Ralf Schumacher con la Toyota va a sbattere violentemente, ma senza grandi conseguenze fisiche, all’uscita dell’ultima curva. La Michelin che fornisce ormai tutte le scuderie tranne 3, si rende subito conto che i suoi pneumatici non sono sicuri nell’affrontare il banking elevatissimo di Indy. La pole la fa segnare Jarno Trulli con l’altra Toyota ma per la gara l’affidabilità è un’incognita. Si cerca una soluzione con gli organizzatori ma alla fine del giro di ricognizione prima del via tutti i team gommati dalla casa francese si ritireranno; tra loro anche il leader del mondiale Fernando Alonso. Partono così solo in sei: le Ferrari, le due Jordan e le Minardi. Schumacher e la Ferrari vincono così la loro unica gara stagionale. La classifica vede Barrichello secondo, Monteiro con la Jordan sul podio davanti al compagno di squadra Karthikeyan e poi le due Minardi di Albers e Friesacher.

2012 - 2016 (SUD): - Si torna a correre in Texas ma non a Dallas o Phoenix. Stavolta niente cittadini nè asfalto che si sgretola ma una solida pista, progettata da Herman Tilke, nella capitale dello stato: Austin. E al Circuit Of The Americas il nome più in voga è quello di Lewis Hamilton vincitore di tutte le edizioni tranne una: quella del 2013 conquistata da Vettel. Nel 2015 in ballo c’è il titolo mondiale. In pole, nelle qualifiche disputate la domenica mattina dopo la pioggia torrenziale del sabato, c’è Nico Rosberg. Hamilton parte meglio, lo affianca e con malizia lo accompagna verso l’esterno della pista. È il sorpasso che vale la vittoria e il terzo titolo mondiale per l’Inglese.