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Ducati Monster 821, l'icona di Borgo Panigale si rinnova

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Nuovi dettagli per la moto italiana che, per festeggiare i sui primi 25 anni, torna alle radici. Scopriamola insieme

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Sono passati ben 25 anni da quando Ducati ha introdotto il Monster, reinventando letteralmente il concetto di moto nuda e dandole una connotazione sportiva che fino ad allora proposte del genere non avevano mai avuto. Da allora tanti modelli si sono succeduti, ma Monster ha saputo cambiare ed evolversi senza mai perdere la caratterizzazione originale – un’operazione riuscita a poche icone del mondo a due e quattro ruote. Il pensiero vola sempre alla Porsche 911, e scusate se è poco.

Per festeggiare questo anniversario, a Bologna sono tornati alle radici del Monster. Non tanto da un punto di vista tecnico, perché la base dell’821 resta in gran parte immutata, quanto invece da quello estetico.
Ferme restando infatti le componenti tecniche – che vedremo a breve – le sovrastrutture dell’821 sono cambiate radicalmente, seguendo l’evoluzione già compiuta con il 1200 e recuperando quindi diverse soluzioni stilistiche, come l’andamento del serbatoio e quello del codino, molto vicine a quelle dei primi Monster. E la somiglianza aumenta ancora quando si guardano le colorazioni: nero opaco, giallo e rosso. Guarda caso, proprio quelle che hanno fatto la storia del Monster negli anni 90.

Le novità non finiscono qui, perché in Ducati hanno anche alzato il livello delle finiture adottando il raffinato cruscotto TFT in uso sulle proposte più prestigiose e il nuovo faro anteriore (anche lui più vicino nelle linee a quello dei Monster d’antan) misto LED/alogeno. Ma arriva anche qualcosa a livello tecnico, visto che il Pirelli Diablo Rosso III adottato al posteriore ora è in misura 180/55 invece che 180/60, per migliorare l’agilità con un profilo più svelto reso possibile dalle maggiori doti di grip del pneumatico rispetto al precedente.

Tutto il resto, dicevamo, resta invariato. Il propulsore è il solito bicilindrico Testastretta 11° da 821cc, raffreddato a liquido e con distribuzione plurivalvole capace di 109cv a 9.250 giri e 86Nm a 7.750 giri. Rimane naturalmente l’alimentazione ride-by-wire che si porta dietro i tre riding mode (Urban, Touring e Sport) caratterizzate da livelli di potenza e di rapidità di erogazione progressivamente più aggressivi, sempre tenuti sotto controllo dal sistema DCT (Ducati Traction Control) parametrizzabile su otto livelli, e dall’ABS Bosch a tre livelli di intervento. Novità invece per la trasmissione, che ora può contare sul quickshifter optional DQS, attivo in innesto e scalata.

Niente variazioni di rilievo nemmeno sulla ciclistica (a parte il già citato cambio di pneumatico posteriore) con telaio a traliccio che sfrutta il motore come elemento stressato, forcellone bibraccio in alluminio e comparto sospensioni con forcella rovesciata Kayaba da 43mm (non regolabile) e mono ammortizzatore Sachs invece regolabile in precarico ed estensione. I freni contano due dischi da 320mm lavorati da pinze freno Brembo M4-32 e pompa assiale all’avantreno; al retrotreno troviamo invece un’unità singola da 245mm.

Salendo in sella si ritrova la solita posizione di guida a cui Monster ci ha abituato, naturale e versatile. Bello il ponte di comando sia alla vista che al tatto. La confidenza iniziale non è elevatissima – complice l’asfalto freddo e sporco di salsedine – perché motore e ciclistica sono degni di una supersportiva dei primi anni 90, ma d’altra parte l’821 non è un entry level, per quello c’è il 797. E comunque, bastano pochi chilometri per iniziare a capire come si guida il nuovo Monster di fascia media.

Il motore è regolare, soprattutto con la mappa Urban, mentre Touring e Sport strappano un po’ sotto i 3.000 giri, e le prestazioni sono di ottimo livello: sfruttabili ma non tali da mettere in crisi i meno esperti, anche grazie alla “rete di sicurezza” offerta da traction control ed ABS. Il nuovo 821 è agile e divertente da guidare sul misto, senza mai risultare però critico di avantreno, a meno di non impostarsi su ritmi davvero elevati. Lode per le sospensioni che, pur nella loro relativa semplicità, non prestano il fianco a critiche in tema di taratura dell’assetto, capace di assecondare tanto la guida cittadina che quella più allegra in extraurbano.

Ottimi anche i freni, soprattutto all’anteriore dove potenza e modulabilità sono di alto livello. Al posteriore troviamo invece il solito comando Ducati, il cui contributo è davvero trascurabile. D’altronde, con un freno motore come quello del bicilindrico bolognese, lo si usa davvero poco.

Per chi è allora questo Monster 821? Perdonateci la banalità, ma a cavallo fra la 797 e la 1200, costituisce una via di mezzo fra i due estremi. E’ una moto perfetta per chi non è troppo esperto ma non a digiuno, e che rimpiangerebbe presto qualcosa in più di prestazioni in sella alla 797. Piacerà anche a chi cerca una proposta agile e meno impegnativa psicologicamente rispetto alle maxi cilindrate pur volendo mantenere la possibilità di soddisfare i pruriti sportivi sul misto di montagna. E’ vero, non costa poco, ma… quante altre moto possono vantarsi di aver fatto 25 anni di storia del motociclismo?

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