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NBA, la lega mette fine alle Twitter War (peccato)

NBA

Un memo fatto circolare dagli uffici della lega mette fine a sfottò, prese in giro e provocazioni provenienti dagli account social ufficiali delle 30 squadre NBA, ora considerati punibili

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Scherzano, si sa, son ragazzi. Non devono averla pensata così agli uffici newyorchesi della National Basketball Association, da dove in queste ore è partito un memo prontamente recapitato a tutte le trenta franchigie volto a rendere noto che d’ora in poi gli sfottò, le prese in giro e le provocazioni assortite che trovavano solitamente spazio sugli account social delle varie squadre non saranno più tollerati. La lega richiama quindi ogni squadra a un uso “appropriato” dei social media, per evitare possibili escalation che contribuiscano al nascere di tensioni e rivalità potenzialmente pericolose. In particolare diventa quindi vietato ridicolizzare e/o prendere in giro avversari (coaching staff e proprietari compresi), arbitri e perfino le città (basta scherzi su Cleveland, insomma...). 

Duello Blazers-Grizzlies — La goccia che ha fatto traboccare il vaso sulla Fifth Avenue è arrivata, si dice, dopo la gara del 27 gennaio scorso disputatasi a Portland tra Blazers e Grizzlies. Dall’account Twitter dei padroni di casa, infatti, dopo un air ball da tre punti scagliato da Chandler Parsons (reo di aver  rifiutato il contratto offertogli da Portland in estate, per accettare invece quello di Memphis) è partito un primo tweet di dileggio, anche simpatico a volerla dire tutta: “A dir la verità, la linea da tre punti è davvero molto lontana dal canestro”. 

Deve averla pensata diversamente Parsons stesso, che nel dopo-partita della gara persa di 3 dai suoi Grizzlies, dal suo @ChandlerParsons ha replicato: “Buona fortuna per lo show della Lottery, quest’anno”, facendo chiaro riferimento al record perdente dei Blazers, alle prese con una stagione difficile e destinati ad avere una scelta di Lottery al prossimo Draft. 

Piccato, è intervenuto direttamente sulla questione la guardia All-Star dei Blazers C.J. McCollum, colpevole forse di aver trascinato le gustose frecciatine via Twitter su un un piano un po’ più personale, e quindi scivoloso: “La nostra lotteria l’abbiamo già vinta non avendoti messo sotto contratto”, il velenoso commento del n°3 di Portland. 

Velenoso a tal punto che — nei giorni successivi — la franchigia dell’Oregon, per voce del suo presidente Chris McGowan, è intervenuta direttamente sulla questione, presentando in sostanza delle scuse a Parsons e ai Grizzlies: “Il tweet voleva essere leggero e divertente ma forse si è avvicinato un po’ troppo a quella sottile linea di confine che cerchiamo di non oltrepassare. Cerchiamo di divertirci senza mai dire nulla di negativo ma in questo caso lo abbiamo fatto e ci impegneremo perché ciò non accada più in futuro”. Scuse peraltro accettate col sorriso sulla bocca dallo stesso Parsons, pronto ad archiviare il tutto come una querelle “soltanto divertente, senza nulla di personale”.

Di parere però contrario, evidentemente, la lega, che ha approfittato dell’accaduto per prendere una posizione decisa e regolamentare maggiormente un terreno potenzialmente pericoloso, pur consapevole dello straordinario potere di marketing e di comunicazione direttamente riconducibile alla visibilità sui social dei suoi atleti e delle sue squadre. Il memo spedito alle trenta franchigie continua poi nello specificare come off-limits commenti "sulla vita personale, sulla famiglia oltre che su razza, colore, etnia, origine e orientamente sessuale" di ogni giocatore, pur riconoscendo come legittimo un uso dei social per un non meglio specificato "umorismo a cuor leggero". Un intervento magari dovuto - a conferma di quanto capillare e attenta sia l'attività della lega su ogni aspetto inerente al gioco - ma forse un po' eccessivo, che priverà i tifosi di un simpatico modo per vivere la loro passione. In fondo, farsi una risata ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno.