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NBA, i risultati della notte: Curry show con 42

NBA

Steph Curry domina contro Washington: 42 punti e 9/14 da tre con 8 assist. Kawhi Leonard segna 25 punti e stoppa Gobert sul possesso decisivo. Cade in casa Milwaukee contro Dallas, vincono Lakers e Celtics: è la vittoria n° 50 di Boston.

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Golden State Warriors-Washington Wizards 139-115 — Sulla carta gli Wizards potevano rappresentare un’insidia per gli Warriors, visto che erano l’unica squadra che Golden State non era ancora riuscita a battere quest’anno. Sul campo, però, la realtà ha mostrato quanta distanza ci sia tra la squadra col miglior record nella NBA e una squadra da alta borghesia della Eastern Conference. Ancora una volta il protagonista assoluto è stato Steph Curry, che ha spinto i suoi all’undicesima vittoria consecutiva segnando 42 punti con 8 assist e 9 triple mandate a segno su 14 tentativi, superando per il secondo anno in fila quota 300 tiri da tre segnati in stagione (l’anno scorso furono 402 alla fine, Curry occupa il primo, il secondo e il terzo posto di questa classifica). “È un giocatore di pallacanestro arrogante, che è esattamente quello che serve per essere una superstar” lo ha definito il suo allenatore Steve Kerr, il quale ha aggiunto: “Ogni volta che scende in campo cerca di accendere la partita”. Ad azionarlo è stata la 19^ tripla doppia in carriera di Draymond Green (11 punti, 12 rimbalzi, 13 assist, la 5^ di questa stagione), confermando la regola secondo al quale se il numero 23 va in tripla doppia, Golden State non perde mai (19-0 il record). Anche Klay Thompson (23 punti con 9/20 dal campo) e il miglior Shaun Livingston della stagione (17 punti e 7 rimbalzi) hanno dato una mano a Curry, che ha segnato 10 punti in un minuto alla fine del primo tempo per dare 10 punti di vantaggio ai suoi all’intervallo. Un vantaggio poi salito oltre i 20 punti, nonostante un rientro sotto la doppia cifra da parte degli Wizards a metà ultimo quarto che è stato rapidamente controllato dai padroni di casa fino al +24 finale, provocato da una spinta di Brandon Jennings (sanzionata con un fallo flagrant) quando JaVale McGee ha tentato una tripla dall’angolo invece di lasciar scadere il cronometro. Un episodio per cui Kerr si è scusato con gli avversari, ai quali non sono bastati i 20 punti a testa di Bradley Beal e Bojan Bogdanovic oltre che i 15+11 di John Wall (superata quota 803 assist in stagione per il nuovo record di franchigia).

San Antonio Spurs-Utah Jazz 109-103 – Utah si avvicina pericolosamente agli Spurs nel finale con un parziale di 10-0 che li riporta sul -4 a due minuti dalla sirena, ma la giocata della partita è quella che vede il miglior stoppatore della NBA, Rudy Gobert, a sua volta stoppato da Kawhi Leonard, come al solito protagonista sui due estremi del campo. Per il n°2 dei texani una gara da 25 punti (di cui 19 nel terzo quarto, suo massimo in carriera) e 6 assist, ma San Antonio ha anche 21 punti da un redivivo Tony Parker e una panchina che produce 17 punti con Jonathon Simmons e 13 con 12 rimbalzi con Pau Gasol. Boris Diaw si regala (non a caso) la miglior prestazione da quando veste la maglia dei Jazz contro i suoi ex compagni di San Antonio, chiudendo con 19 punti e un perfetto 9/9 dal campo. Stesso totale per Rudy Gobert, che ci aggiunge anche 14 rimbalzi e 6 stoppate, ma Utah non evita la sconfitta che ora rende i Clippers (solo mezza partita di ritardo) un pericolo reale per il quarto posto a Ovest. 

New York Knicks-Boston Celtics 94-110 – Senza Carmelo Anthony e Derrick Rose (il playmaker ex Bulls fuori fino a fine stagione, dovrà operarsi in artroscopia al menisco) i Knicks vanno subito sotto contro i Celtics, che chiudono a +11 già il primo quarto. Il vantaggio di Boston – sempre davanti per tutta la partita – non scende mai sotto i 9 punti, è di 13 all’intervallo (60-47) e sale fino al +26 (100-74) di metà quarto quarto, con Isaiah Thomas già a riposare dall’inizio dell’ultima frazione in panchina (per lui 19 punti con 4/9 da tre punti e 6 assist) e spazio in campo per tutti. Per coach Steven ci sono 6 giocatori con almeno 12 punti a referto (oltre a Thomas, ci sono anche i 16 di Jaylen Brown, i 14 di Marcus Smart e Al Horford e i 12 di Kelly Olynyk e Terry Rozier), grazie anche a percentuali al tiro sempre eccellenti (il 55.6% dal campo). Per New York il migliore è Courtney Lee con 16 punti, seguito a ruota dai 14 di Kristaps Porzingis: settima sconfitta nelle ultime nove per i blu-arancio, mentre i Celtics – che hanno perso solo contro Milwaukee nelle ultime sette gare – mantengono la prima posizione a Est davanti ai Cleveland Cavaliers e centrano la vittoria n°50 in stagione per la 32^ volta nella loro storia, eguagliando un record NBA fino a ieri esclusiva dei loro rivali di sempre, i Los Angeles Lakers.

Milwaukee Bucks-Dallas Mavericks 105-109 – È una sfida all’ultimo canestro tra Harrison Barnes e Giannis Antetokounmpo, entrambi autori di 31 punti: il primo ne segna 15, tutti importanti, nel quarto quarto, mentre il secondo si ferma a un assist dalla tripla doppia aggiungendo al suo tabellino anche 15 rimbalzi, 9 assist (e 4 recuperi). I Bucks pagano le 15 palle perse, capitalizzate da Dallas in 19 punti, e soffrono per tutta la sera due reduci del titolo 2011, Dirk Nowitzki e J.J. Barea, ancora protagonisti con 17 punti a testa. Tutto il quintetto di Milwaukee chiude in doppia cifra ma in compenso nessuno va oltre i 6 punti dalla panchina: i Bucks concedono il 52.1% dal campo e il 38.9% da tre punti, uscendo sconfitti sul campo di casa per la prima volta dal 1 marzo scorso. 

Los Angeles Lakers-Memphis Grizzlies 108-103 – Un top scorer in serata di grazia (D’Angelo Russell, 28 punti con 9/17 dal campo) e ben tre giocatori in doppia doppia: sono Julius Randle (18 punti e 11 rimbalzi), Larry Nance Jr. (12+14) e Thomas Robinson (12+10), la prima volta di un trio di Lakers in doppia doppia dal dicembre 2014. Nasce così una vittoria senza troppo senso (in ottica Lottery) dei Lakers, che resistono alla rimonta Grizzlies guidata da Mike Conley, che ai suoi 12 assist aggiunge 20 punti ma sbaglia la tripla del potenziale pareggio a sei secondi dalla fine. Per Memphis dalla panchina ci sono 20 punti di Troy Daniels e 13 di Zach Randolph, ma non bastano a sbancare lo Staples Center e soprattutto non servono per approfittare dello scivolone di OKC, che resta una gara e mezza davanti per il sesto posto a Ovest. 

Brooklyn Nets-Atlanta Hawks 91-82 - Gli Atlanta Hawks così altalenanti di questa regular season trovano un altro modo per farsi del male da soli e condannarsi ancora a lungo al purgatorio dell’inseguimento ai playoff che caratterizzerà i prossimi 10 giorni. Trascinati da un Brook Lopez da 29 punti, 5 rimbalzi, 5 assist e 5 stoppate, i Brooklyn Nets conquistano così una vittoria nella seconda partita di un back-to-back dopo oltre 15 mesi e confermano l’ottimo (e tardivo) momento di forma (5 vittorie nelle ultime 9). In casa Hawks non basta il ritorno di Paul Millsap, ancora convalescente, entrato dalla panchina e autore di 14 punti n 26 minuti di utilizzo. Atlanta incassa così la9^ sconfitta nelle ultime 11 giocate, ormai con sole due partite di margine dagli Indiana Pacers noni. E il calendario non promette niente di buono… 

New Orleans Pelicans-Chicago Bulls 110-117 — Dopo aver vinto quasi da solo contro Atlanta, Jimmy Butler concede il bis dopo nemmeno 24 ore dominando sul campo dei Pelicans. Sono i suoi 39 punti (di cui 25 nel solo primo tempo con 9/11 al tiro) a decidere la quinta vittoria nelle ultime sei partite per i Bulls, che espugnano un campo su cui Anthony Davis (3o con 11 rimbalzi) e DeMarcus Cousins (26+18) avevano vinto le ultime sei in fila. “Voglio solo vincere, e la mia voglia di riuscirci supera tutta la fatica” ha commentato uno stoico Butler. “In questo momento dell’anno tutti sono stanchi e acciaccati, ma quando hai forza mentale, puoi superare tutto quanto”. Il suo tiro in step-back a 20 secondi dalla fine (e una super stoppata di Paul Zipster su Jrue Holiday poco prima) ha stroncato una rimonta dei Pelicans che da -19 nell’ultimo quarto era arrivata anche a -6, ma non abbastanza per superare dei Bulls in grande forma specialmente dall’arco (13/26 di squadra da tre) con un eccellente Bobby Portis (21 e 11 in uscita dalla panchina con 3 triple), Joffrey Lauvergne (15 in 21 minuti) e un Rajon Rondo vicino alla tripla doppia (10 punti, 9 rimbalzi e 9 assist pur con 5/14 al tiro).

Toronto Raptors-Philadelphia 76ers 113-105 — Nona vittoria consecutiva in casa per Toronto, che prende possesso della gara a metà secondo quarto e non molla più la testa della partita fino alla fine. A spingerla sono i 24 punti con 6 stoppate di Serge Ibaka e i 17 di DeMar DeRozan, impegnato più che altro a mettere in ritmo i compagni con 9 assist (massimo in stagione pareggiato). Un altruismo estremamente apprezzato da chi gli stava intorno: “A un certo punto gliela ho passata dicendogli di andare a tirare, ma lui me l’ha restituita subito perché ero in ritmo. Quando il tuo miglior giocatore ti dice una cosa del genere, ti dà enorme fiducia”. Un po’ meno apprezzato dal diretto interessato, che non vede l’ora che torni Kyle Lowry: “Gli ho detto di sbrigarsi, giocare da point guard è estenuante” ha scherzato l’All-Star di Toronto. I Sixers hanno subito la terza sconfitta consecutiva, consolandosi solo parzialmente con il secondo massimo in carriera in fila per il rookie Timothe Luwawu-Cabarrot con 23 punti, sostenuto dai 16 del probabile rookie dell’anno Dario Saric (limitato a soli 24 minuti da un problema al tallone).

Phoenix Suns-Houston Rockets 116-123 – Senza James Harden tenuto a riposo, i Rockets conquistano con un po’ più di fatica del previsto il successo contro i Phoenix Suns, guidati dai 26 punti, 8 rimbalzi e 9 assist di un dominante Patrick Beverley. Eric Gordon parte in quintetto e ne mette 22, uno in meno di Lou Williams nei 30 minuti sul parquet in uscita dalla panchina. Tyler Ulis dall’altra parte chiude a quota 34 punti, sfiorando la tripla doppia con 9 rimbalzi e 9 assist. Una gran bella gioventù quella che sta venendo su in Arizona, il tempo per raccoglierne i frutti però sembra ancora molto lontano.