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NBA, Westbrook raggiunge la tripla doppia di media

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Gli otto assist messi a referto contro Phoenix regalano a Russell Westbrook la certezza aritmetica di chiudere la stagione in tripla doppia di media, ennesimo traguardo storico raggiunto dal numero 0 in questa regular season

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Russell Westbook entra definitivamente nella storia del Gioco, mettendo a referto nella partita persa 120-99 contro Phoenix 23 punti, 12 rimbalzi e soprattutto 8 assist, diventando così il secondo giocatore a chiudere una stagione in tripla doppia di media dopo quella ormai arcinota datata 1961-1962 realizzata da Oscar Robertson. Bastavano sei passaggi vincenti e quando a inizio terzo quarto il lungo lancio per Victor Oladipo viene prontamente trasformato dal numero 5 in un gioco potenziale da tre punti, quel traguardo che sembrava impossibile da raggiungere viene nuovamente tagliato a 55 anni di distanza. Un obiettivo ancora più complesso da immaginare con il passare degli anni, soprattutto se si tiene conto del fatto che Westbrook ha giocato 10 minuti a partita in media di meno rispetto a Oscar Robertson, in gare in cui le squadre mediamente hanno avuto a disposizione 25 possessi in meno a testa. Il prodotto di UCLA è riuscito però a condensare nei 35 minuti scarsi trascorsi sul parquet, tutto quello che serviva per mettere a referto 31.8 punti, 10.7 rimbalzi e 10.4 assist, tutti massimi in carriera per il numero 0.

La partita

Della sfida in sé a pochi importa e poco pesa in realtà sulle logiche di una stagione che sia in casa Suns che in quella Thunder ha già detto tutto quello che c’era da dire. Anzi, Phoenix in realtà seguendo dinamiche legate alla lottery del mese prossimo avrebbe convenienza nel perdere il match e aumentare le proprie chances di risalire l’ordine di chiamata al prossimo draft, ma i ragazzi di coach Watson hanno chiaramente altre intenzioni sin dalla palla a due. OKC infatti trova il vantaggio sul 2-1 grazie a un canestro di Taj Gibson dopo poco più di un minuto di gioco, ma da lì in poi i Thunder non riescono più a riportarsi in vantaggio, costretti a inseguire anche a causa dello 0/11 dal campo con cui Westbrook dà il benvenuto alla partita. Il numero 0 poi inizia a trovare con continuità il bersaglio, ma il risultato non cambia, anche perché dall’altra parte il solito talentuosissimo Devin Booker ne mette 37, di cui 21 nel solo quarto periodo chiuso dalla squadra con 25 punti totali. Il futuro dei Suns passa soprattutto dalle sue mani e da quelle dei tanti giovani che così tanto spazio stanno trovando in queste ultime settimane, talmente vogliosi alle volte da vincere "più del dovuto".

Traguardo storico

“È un onore per me essere accostato a Oscar Robertson. Lui è stato un rivoluzionario, il primo a fare un sacco di cose nuove senza le quali difficilmente sarei stato il giocatore che sono”. Non è facile trovare parole migliori per descrivere l’orgoglio che un traguardo del genere può infondere nella point guard di OKC, la cui stagione in tripla doppia di media è iniziata ufficialmente dopo la vittoria contro i Knicks dello scorso 29 novembre, mantenendosi poi per tutto l’arco della regular season al di sopra dei dieci rimbalzi e dieci assist (alla voce punti nessuno aveva avuto molti dubbi). Di record da battere però ce n’è ancora uno (come dimostra il fatto che sia andato ad allenarsi nella palestra dei Suns al termine della gara, mai sazio di quanto ottenuto): quello delle 42 triple doppie messe a referto in una singola stagione, mai raggiunte da nessuno nella storia dell'NBA. Un dato inimmaginabile, come dimostra il fatto che ai nastri di partenza i bookmaker fissavano il limite dell’under/over di triple doppie messe a referto del numero 0 a 20.5. Che vuol dire? Significa che superare quota 20 sarebbe stato un risultato su cui qualcuno avrebbe potuto avere il coraggio di scommettere. Venti però, non 41. Per descrivere nel modo migliore con quanta tranquillità sia riuscito a raggiungere vette così alte, bisogna ricorrere nuovamente alle parole del diretto interessato, pubblicate in un bel pezzo su ESPN: “Non so cosa sia possibile e cosa no, che cosa le persone sono in grado di fare e cosa no. Di certo non sono io a pormi dei limiti. Dico soltanto a me stesso ‘perché no?’ e continuo a giocare”.