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NBA, OKC si schiera con Westbrook: “Abbiamo fiducia in lui”

NBA
Russell Westbrook, sempre al centro delle discussioni (Foto Getty)

Dopo l’ultimo quarto di gara-2, i Thunder non perdono la fiducia nel loro leader in vista dell’importantissima gara-3 contro gli Houston Rockets di stanotte

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Il secondo episodio della serie tra Houston Rockets e Oklahoma City Thunder ha lasciato strascichi, specialmente per il controverso ultimo quarto di Russell Westbrook. Come al solito, la platea si è divisa in due parti ben distinte: da una parte chi crede che il suo 4/18 al tiro sia stato il motivo principale della rimonta e della vittoria di Houston; dall’altra chi fa notare che senza la sua prestazione — o senza la sua intera stagione, a dirla tutta — OKC nemmeno si sarebbe trovata nella condizione di rimpiangere il finale della seconda partita. In tutto questo, ci ha pensato coach Billy Donovan a mettere fine alle discussioni, almeno per quanto riguarda i Thunder: “Siamo onesti: quando Russell non è stato in campo, si è sentita la differenza” ha detto l’allenatore di OKC, senza citare direttamente il -15 di plus-minus della sua squadra nei 7 minuti senza Westbrook, a fronte del +11 con il numero 0. Un crollo, specialmente quello negli ultimi due minuti dell’ultimo quarto con un 12-3 di parziale, che lo hanno forzato a rientrare in fretta in campo portandolo a prendere decisioni affrettate, e a volte sbagliate, in un finale di partita in cui anche la stanchezza ha avuto la sua parte. Eppure OKC non ha peso minimamente la fiducia nel suo leader: “Dopo le 82 partite di questa stagione e aver visto il modo in cui chiude le partite, ho enorme fiducia in lui quando ha il pallone tra le mani per prendere decisioni”.

Chiudere le partite

“A volte quando la palla va dentro, la gente dice ‘Wow! Che performance incredibile! È il miglior closer della lega?’. Poi, quando non entrano, diventa ‘Si è preso troppi tiri?’” ha continuato l’ex allenatore di University of Florida. “Penso che ci debba essere sempre un equilibrio. Avremmo potuto costruire tiri migliori con un miglior movimento di palla? Assolutamente. E ci sono dei tiri che si è preso, o giocate che ha fatto, che non rifarei? Assolutamente. Ma si è sempre alla ricerca di un equilibrio per funzionare collettivamente al meglio delle nostre possibilità”. In effetti Westbrook durante la regular season ha più di una volta letteralmente trascinato i Thunder, costruendo quasi da solo parziali in doppia cifra (come quelli contro Utah, Dallas e Orlando solo nel finale di stagione) per rimontare e vincere in volata. In generale, i suoi 82 tiri segnati “in the clutch” superano di 18 il secondo in classifica, e la percentuale è stata del 44.6% — più alta della media della lega posta al 42.2%. Il suo +21.7 di differenziale su 100 possessi in quelle situazioni è tra i migliori della lega, e nessuno ha influito così tanto sulle azioni della sua squadra quanto lui, che ha “utilizzato” il 62.3% dei possessi dei suoi quando in campo. Il secondo in questa statistica, paradossalmente, è proprio James Harden col 51%, che per la stagione ha un -3.0 di Net Rating — ma in gara-2 ha orchestrato meglio il finale di gara, supportato anche dal campo aperto da Eric Gordon (11 punti nell’ultimo quarto) e una tripla cruciale di Patrick Beverley.

Gli aggiustamenti di gara-2

Proprio il cambio di difesa su James Harden, difendendo in maniera più aggressiva sui pick and roll, ha cambiato un po’ le carte in tavola nel primo tempo di gara-2 (2/7 al tiro con 3 palle perse, pur con 6 assist e 12/12 ai liberi) spingendo poi OKC fino al +12 nella terza frazione. Piccoli accorgimenti da cui ripartire in vista della gara-3 di stanotte, sfruttando anche il fattore campo a favore per riaprire una serie che, in caso di sconfitta, sarebbe definitivamente segnata (nessuno ha mai rimontato da 0-3 in una serie di playoff NBA). “Dobbiamo solo fare giocate e prendere le giuste decisioni: sarà la gara a dirci che cosa fare” ha commentato in maniera come al solito breve e diretta Westbrook quando gli è stato chiesto del suo ultimo quarto. Ci sarà bisogno anche del supporto degli altri, a partire da quelli con più talento offensivo come Victor Oladipo, Enes Kanter e Steven Adams che in questa serie stanno viaggiando sotto i 20 punti di media tutti assieme: senza un po’ di supporto, neanche un Westbrook al limite della perfezione sarebbe in grado di battere da solo una squadra del livello dei Rockets.