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NBA, storie tese tra Knicks e Cavs: il faccia a faccia tra James e Kanter

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Dopo lo scontro verbale della vigilia, LeBron James e Enes Kanter sono venuti a contatto anche sul parquet: "Ti fai chiamare re, regina o principessa. Non mi importa chi sei: noi combatteremo sempre"

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Dopo le velenose parole della vigilia pronunciate da LeBron James (“i Knicks avrebbero dovuto scegliere Dennis Smith Jr.”), arrivate al termine della sfida contro Dallas con il chiaro intento di lanciare una stoccata a Phil Jackson, sul parquet è arrivata la resa dei conti. Il faccia a faccia con Enes Kanter, che aveva risposto al numero 23 prendendo le difese di Frank Ntilikina, il giocatore scelto dai newyorchesi all’ultimo Draft. Basta poco, meno di un quarto di gioco, e la situazione si fa subito incandescente. James sfrutta un blocco in transizione di Frye e carica a testa bassa verso il centro dell’area. Un paio di sportellate sotto il ferro con Kanter, ma il tentativo del numero 23 non trova il fondo della retina. È Wade il più lesto a catturare il rimbalzo, così come ad attirare parte della difesa di New York su di lui: il ferro resta scoperto e per LBJ è un gioco da ragazzi chiudere l’alley-oop con una schiacciata. Nel ritornare verso il centro del campo, James “va a sbattere” ripetutamente su Ntilikina; un po’ colpa dell’uno, un po’ la voglia di non tirarsi indietro: il numero 23 dei Cavs ha qualcosa da ridire con il giocatore francese dei Knicks e in suo soccorso arriva come un razzo Kanter. A quel punto gli animi si scaldano per davvero e i due iniziano a urlarsi di tutto nel faccia a faccia, evitando però qualsiasi gesto che non vada oltre un paio di lievi spinte mentre i compagni cercano di separarli. Nessuno dei due è disposto a fare un passo indietro, a cedere spazio. Alla fine ci pensano gli arbitri, rifilando un fallo tecnico a entrambi, e coach Tyronn Lue, che mette per un po’ in panchina James a sbollire la sua rabbia. Per un ragazzo dalla vita complicata come quella del lungo turco, un faccia a faccia del genere è una passeggiata di salute, come raccontato nel post partita, in cui ha sottolineato che nessuno può permettersi un atteggiamento del genere a casa sua: “È un rookie. Ti fai chiamare re, regina, principessa o qualsiasi altra cosa e non puoi di certo prendertela con un rookie. Se hai voglia di scontrarti con qualcuno, fallo con quelli con una certa esperienza. Morirei per i miei compagni”. A stretto giro è poi arrivata la risposta di James: "Io sono il re, mia moglie è la regina e le mia figlia è la principessa, così abbiamo tutti e tre i ruoli coperti". Una battuta per stemperare la tensione, ma la storia non sembra certo finita qui.