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NBA, scontro arbitri-giocatori: la lega propone delle nuove direttive da seguire

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I rapporti tra arbitri e giocatori stanno diventando sempre più tesi in questa regular season e la NBA ha deciso di intervenire provando a stemperare la tensione. Maggiore dialogo, informazioni e confronto tra le parti, in attesa dell’incontro ufficiale durante l’All-Star Game

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Il caso di Kevin Durant dei giorni scorsi, delle sue parole (“Ce l’hanno con me”) e le conseguenti scuse (più o meno sentite), rappresentano soltanto l’ultimo episodio di una regular in cui il rapporto tra giocatori e arbitri a raggiunto livelli di tensione insopportabili. KD è stato espulso per la quarta volta in questa stagione, dopo che nelle precedenti dieci aveva subito un solo provvedimento disciplinare del genere in totale. Lui, LeBron James, Chris Paul e molti altri hanno fatto sentire la loro voce ed espresso la loro frustrazione. È chiaro a tutti che così non si può più andare avanti: “L’idea è quella di fare tutti un passo indietro – commenta Byron Spruell, uno dei massimi dirigenti NBA -. “Adesso la situazione sta degenerando perché di partita in partita si accumulano episodi, rancori e discussioni. La sensazione è che frustrazione e tensione abbiano raggiunto livelli inaccettabili”. Per questo la lega ha deciso di redigere un piano che arriva poche settimane prima dall’incontro previsto tra giocatori e arbitri che si terrà a Los Angeles durante l’All-Star Game. Una lunga serie di incontri durante i quali si spera di raggiungere un accordo comune. L’obiettivo non è quello di avere delle nuove regole, ma almeno di rendere molto più civili i rapporti tra le parti. Il tutto nel minor tempo possibile. “L’essenza del discorso sta proprio nei tempi, questa è una delle questioni più importanti”, sottolinea Monty McCutchen, ex arbitro e adesso vice presidente dell’associazione che si occupa dello sviluppo della nuova classe arbitrale. Lui sarà una delle figure coinvolto nell’applicazione dei cinque punti con i quali la NBA spera quanto meno di placare un po’ gli animi e spegnere le polemiche. Queste le indicazioni:

  • Discutere l’interpretazione delle regole, la condotta in campo e le richieste degli arbitri con tutte e 30 le franchigie;
  • Porre nuovamente l’attenzione sulle regole che riguardano il codice denominato “Rispetto del Gioco”, non soltanto da parte dei giocatori, ma anche per gli allenatori e gli stessi arbitri, con la speranza di rendere più consistenti le punizioni per eventuali violazioni;
  • Aumentare l’utilizzo del dipartimento arbitrale NBA per quel che riguarda l’educazione alle regole fatta ad allenatori, giocatori e personale di squadra per provvedere a una maggiore chiarezza nella comprensione e interpretazione delle regole;
  • Accrescere il training fatto agli arbitri nella gestione degli scontri in campo. Johnson e McCuthen (due noti ex arbitri) terranno dei corsi e spiegheranno meglio cosa fare operativamente in campo e quale sia la policy da seguire in quelle situazioni;
  • Organizzare in maniera costante dei nuovi incontri con il consiglio arbitrale che permettano di tenere aggiornate le parti e che ragionino su come risolvere la questione.

 

Lavorare sul dialogo arbitri-giocatori

Sì, provvedimenti che sembrano per lo più belle parole scritte sulla carta, ma dalla difficile applicazione. A detta di molti quello che potrebbe davvero cambiare le cose è rendere più civile la discussione e permettere a giocatori e allenatori un maggiore confronto. “La natura della discussione pubblica in questi giorni è diventata molto gretta – sottolinea Johnson -. La domanda è: quali strumenti possiamo aggiungere per provvedere a cambiare lo scenario? Durante la stagione, con le storie che diventano via via sempre più tese, abbiamo capito che non c’è altro tempo da perdere per dialogare con le squadre. Non è più una questione che si può rimandare”. La comunicazione sembra essere il problema da risolvere il prima possibile anche per chi sta dall’altra parte: “Non sono mai stato il tipo che pretende che tutte le chiamate arbitrali siano corrette, sarebbe impossibile per qualsiasi umano – commenta Doc Rivers, da decenni in NBA prima da giocatore e poi come allenatore -. Sono uno di quelli però che ha sempre chiesto che ci fosse chiarezza nelle comunicazioni con chi dirige le gare”. Il nodo della questione con questa nuova classe arbitrale sembra essere chiaro. “Ci sono sempre stati tantissimi arbitri in passato – che adesso non sono più in campo -, che probabilmente non erano dei grandi arbitri nel prendere sempre la decisione corretta. Ma riuscivano con la loro personalità a essere fenomenali nella gestione della gara e delle emozioni e questo non generava alcun tipo di scontro. Quello è il punto a cui bisogna tornare: riuscire a essere in grado di confrontarsi con allenatori e giocatori, tenendo conto di tutte le personalità differenti”.