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NBA, pazzo per Bruce Lee, non crede al suicidio di Hitler: tutte le strambe teorie di Lonnie Walker IV

NBA

Il rookie dei San Antonio Spurs si è fatto notare subito per la strana capigliatura a forma di ananas ma ha lasciato tutti a bocca aperta quando ha iniziato a raccontarsi: dalla passione per Bruce Lee alla convinzione che l'uomo non sia mai arrivato sulla Luna. E molto altro ancora

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La sera del Draft Lonnie Walker IV si è presentato sul palco con un doppio petto color crema, camicia (e abbinato fazzoletto da taschino) rosa, cravatta blu-navy. Aveva prese in considerazione 15 outfit diversi, alcuni anche più classici, ma poi la sua stylist – Boushra AlChabaoun – lo aveva convinto a osare di più, a rischiare. A rubare la scena, però, è stato a sorpresa un cappellino, quello dei San Antonio Spurs, indossato dopo la chiamata n°18 che lo ha visto approdare all’ombra dell’Alamo. Per via della sua curiosa capigliatura, somigliante a un ananas – che da quando Elfrid Payton in offseason ha scelto di rasarsi e sfoggiare un taglio cortissimo è già candidata a fare di Walker IV un preferito di tifosi e fotografi – il cappellino nero degli Spurs sembrava semplicemente appoggiato sul suo capo, come distaccato dal resto del corpo. I flash hanno iniziato a immortalarlo e sempre più di più tifosi e opinione pubblica hanno voluto sapere qualcosa di più sul prossimo rookie di Gregg Popovich. Finendo per scoprire un personaggio pazzesco. A partire dal suo soprannome, “Buddha”, che ha fin da piccolo, “quando ero uno dei bambini più grassi che si siano mai visti”, ammette. “Mi dicevano che assomigliavo a una di quelle statuette di Buddha, per via della loro gran pancia. Oggi del Buddha io credo di incarnare anche alcuni tratti del carattere: sono un ragazzo felice, generoso, tranquillo e pacifico, pieno di gioia”, dice lui. In più il posto da cui proviene – Reading, la quinta città più popolosa della Pennsylvania, con 90.000 abitanti – è conosciuto per la sua pagoda risalente a inizio Novecento, una costruzione a sette piani in stile giapponese che Walker IV ha scelto di replicare come tatuaggio, che oggi sfoggia con orgoglio. Ma il prodotto di Miami University – che in Florida ha trascorso un solo anno, dichiarandosi per il Draft dopo una stagione da freshman chiusa con 11.5 punti di media e il 34.6% da tre punti, mettendo in mostra ottime doti atletiche – dei suoi anni a Reading ricorda con piacere soprattutto il primo titolo statale di sempre vinto col suo liceo, la Reading High School, campione nel 2017 grazie ai suoi 1.828 punti, nuovo record della scuola che ha infranto quello appartenente a un ex NBA come Donyell Marshall. Ai tempi del liceo il taglio di capelli di Walker IV era già curioso – un mohawk tinto di rosso – ma non ancora iconico come quello attuale, con i capelli rasati sui lati e lunghi dread raccolti verso l’alto: “È nato quasi per caso – racconta lui – avevo un test di chimica avanzata che mi rendeva molto nervoso per cui ho iniziato a giocare coi miei capelli, per scaricare la tensione. Da allora è come se avessero assunto una loro distinta identità”.

Dalle piramidi al (falso) allunaggio: il re dei cospirazionisti

Se nell’ultimo anno Kyrie Irving ha fatto notizia, oltre che per le sue imprese in campo, per le strane teorie sulla Terra (per lui piatta…), la nuova matricola di San Antonio sembra intenzionato a far apparire niente più che una stramba curiosità il pensiero della point guard dei Celtics. Walker IV infatti ha tutta una serie di personalissime teorie che non ha assolutamente timore a discutere: “Mi piace pensare a me stesso come una persona dalla mente aperta, che non ha paura a farsi ogni tipo di domanda. La gente spesso mi attacca sostenendo che dico un sacco di stupidaggini, o che mi comporto in maniera strana, ma quando si tratta di esplorare nuove cose io sono tutt’orecchi: non mi importa chi dice cosa, voglio sentire ogni teoria, ogni opinione, più strana è meglio è”. E così, manifestata la sua ammirazione per il pensiero laterale di Irving (“È un ragazzo intelligente, è andato a Duke, ha una sua personalità e le sue opinioni: le cose che ha detto sono diventate di tendenza anche nei social, sa benissimo quello che sta facendo”) il prossimo rookie di coach Pop non si fa pregare a illustrare le sue teorie. Che spaziano dall’Egitto (“Davvero sono stati gli schiavi a costruire le piramidi?”) allo spazio (“Non sono convinto dello sbarco sulla Luna. Solo perché la puoi vedere in cielo, non significa che sia vero: i dettagli dell’allunaggio erano troppo reali, troppo perfetti”, sostiene. Su quella che però rimane la sua cospirazione preferita però Walker IV non ha dubbi: “Non credo al fatto che lui e sua moglie Eva Braun si siano suicidati. Per nulla. Che un leader di quel tipo, così potente, si richiuda in un bunker e decida di farla finita per me non è assolutamente credibile. Per me è fuggito, ne sono certo…”. Teorie davvero particolari, che la matricola degli Spurs giustifica così: “La cosa più difficile di essere un giocatore di basket per me è essere conosciuto solo come un giocatore di basket. Mi piace pensare di essere diverso”.

Michael Jordan? Molto meglio Bruce Lee

Tanto che invece di indicare il classico Michael Jordan come il suo idolo incontrastato Walker IV sceglie un personaggio ben diverso: “Tutti a casa mia adorano Bruce Lee – mio padre, mia madre, l’intera famiglia – così io ho iniziato a guardare tutti i suoi video e i suoi film. Ogni volta che c’era una sua battuta mio padre stoppava il film e me la spiegava: nelle sue parole c’è un sacco di saggezza, spesso dice cose molto profonde. Bruce Lee è davvero un grande, non lo può fermare nessuno”. Una passione che lo ha portato anche ad assumere il nick Bruce Lee come proprio handle su Twitter, prima di tornare al suo nome di battesimo da quando ha scelto di candidarsi per il Draft: “Anche il mio stile di gioco in campo si ispira a lui”, afferma. Diventato grande fan delle arti marziali, ci si è chiesti se a questa passione ne corrispondesse un fuoco almeno uguale per il basket: Walker IV ammette di non aver mai seguito il Draft in passato e di non guardare tantissime partite in tv, ma ovviamente la passione è lì: “Ho visto ore e ore di filmati su Ray Allen, per studiare il suo stile di tiro, ma mi piace moltissimo anche come giocano Klay Thompson, per la sua indipendenza di piedi e la capacità di segnare, e C.J. McCollum, per la capacità di attaccare e sfruttare gli screen and roll tenendo sempre a distanza il suo difensore”. Alla domanda sul giocatore numero uno di sempre il primo nome con cui risponde è quello di LeBron James, “ma credo che anche Wilt Chamberlain debba meritare considerazione, perché fisicamente e atleticamente era assolutamente dominante”. Per avere un’idea di quelle che sono le caratteristiche del neo-Spur, invece, si può prendere per buona la sua stessa definizione, data durante un colloquio pre-Draft (“Mi hanno chiesto di paragonarmi a un utensile: ho risposto che sono uno spork – un mix tra spoon, cucchiaio, e fork, forchetta – perché sono universale”) oppure ascoltare il suo agente, Happy Walters: “Come persona mi ricorda Amar’e Stoudemire, un altro che ha sempre avuto un range molto eclettico di interessi fuori dalla pallacanestro, dal buon vino all’arte. Come giocatore spero possa diventare simile a Dwyane Wade, un realizzatore capace di sfruttare al meglio le sue grandi doti atletiche”. È grazie agli insegnamenti del padre, Lonnie III, che il rookie nero-argento ha imparato “che c’è molto altro oltre al basket”, “e da lui ho anche ereditato la volontà a impegnarmi per la mia comunità: magari non scenderò mai in politica, ma mi piacerebbe trovare il modo di fare la differenza, che sia migliorando le scuole o gli ospedali”. Da mamma Tamica viene il lato un po’ più pazzo, quello che lo vede cantare a squarciagola tutte le canzoni di Frank Sinatra (“Stranger in the night è la mia preferita”) e impazzire per i suoi due cani, un pit bull di nome Alfredo e un cane corso chiamato Scooby-Doo. Chissà cosa starà pensando Gregg Popovich del suo nuovo giocatore – ma una cosa può lasciarlo tranquillo: Lonnie Walker IV va a letto ogni sera alle 10, un coprifuoco volontario che ha scelto di non trasgredire mai. Un problema in meno.