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NBA, prima sconfitta per gli Spurs: vince Portland. Partita complicata per Belinelli

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San Antonio, impegnata in trasferta su un campo complicato e costretta a lungo a inseguire, esce battuta dal Moda Center dove passano con merito dai Blazers, in controllo per tutto il secondo tempo. Gara complessa per il n°18 azzurro: 17 minuti sul parquet e soltanto due punti a referto senza canestri dal campo

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Portland Trail Blazers-San Antonio Spurs 121-108

Sulla card pubblicitaria che gli Spurs hanno lanciato sui social network in vista della palla a due della gara in trasferta di Portland, Marco Belinelli era l’uomo copertina; il volto stampato di fianco alla scritta “Game Time” che lanciava l’appuntamento. Per l’azzurro però il match è stato – almeno a livello realizzativo – più complicato del previsto: 17 minuti sul parquet, due soli punti arrivati a cronometro fermo, mentre dal campo nessuno dei suoi sei tentativi ha trovato il fondo della retina. Belinelli però ha dimostrato ancora una volta di essere funzionale al gioco degli Spurs, unico a chiudere con un plus/minus positivo (+5) tra i giocatori a non essere rimasto in campo durante garbage time. San Antonio infatti è costretta ad alzare bandiera bianca negli ultimi minuti, colpevole di aver concesso oltre il 53% dal campo agli avversari e quasi il 47% dall’arco. Troppo contro una squadra piena zeppa di talento come i Blazers, guidati neanche a dirlo da Damian Lillard e CJ McCollum: entrambi tirano 9/15 dal campo, raccogliendo rispettivamente 29 e 24 punti. Il n°0 dei Blazers aggiunge anche nove assist, un paio dei quali per Jusuf Nurkic; terza opzione offensiva della squadra con i suoi 12 punti conditi da otto rimbalzi. Nik Stauskas torna a vestire dei panni più consoni per il suo ruolo dopo l’esplosione contro i Lakers: tre punti in 21 minuti per Sauce Castillo, uno dei tanti tasselli raccolti dai Blazers in uscita dalla panchina. San Antonio domina a rimbalzo d’attacco (concedendosi ben 15 extra-possessi), perde la metà dei palloni rispetto a Portland, ma non riesce a sfruttare a dovere l’elevato numero di possessi aggiuntivi.

Il prevedibile andamento in altalena degli Spurs

Il migliore realizzatore in casa Spurs è DeMar DeRozan, ultimo ad arrendersi anche in un finale in cui diversi giocatori texani sembravano aver mollato la presa con largo anticipo. L’ex All-Star dei Raptors segna 15 dei suoi 28 punti totali nel primo tempo, distribuendo il suo sforzo assieme ai 17 punti raccolti da Bryn Forbes. Pau Gasol invece si ferma a quota dieci punti, esattamente quelli che gli servivano per superare David Robinson al 38° posto all-time nella classifica dei migliori realizzatori della storia NBA. Magra consolazione in una partita che lo ha visto partire della panchina, con coach Popovich che continua a cavalcare un quintetto con Gay-Poeltl-Forbes da affiancare al duo di All-Star DeRozan-Aldridge. Il lungo austriaco arrivato da Toronto nella trade Leonard fatica non poco a trovare la sua dimensione sul parquet, limitato a soli 13 minuti e incapace di trovare lo spazio per tentare una conclusione (e di conseguenza realizzare almeno un punto). Una squadra che si ritrova costretta ad affrontare una rivoluzione non da poco in questa stagione, che inevitabilmente alternerà risultati più o meno positivi, prestazioni più o meno convincenti. Basta saperlo.